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Le cose più belle di Cannes 2014

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Cosa resterà della 67esima edizione del festival francese

Le cose più belle di Cannes 2014

Tutto finisce, anche il Festival di Cannes. E allora, in attesa del volo che mi riporterà a casa e di sapere quali saranno le decisioni prese dalla giuria presieduta da Jane Campion, ecco una lista non esaustiva delle cose che ho apprezzato di più di questa edizione cannense.

- Il sole:
l'anno scorso prendemmo tanta ma tanta acqua, nel corso di due settimane in Croisette. Questa volta il meteo ci è stato amico: e per chi sta fuori da mattina a sera per lavoro, non è un dato da poco.

- Tommy Lee Jones:
Regista e attore di uno dei migliori film visti in Concorso, The Homesman, ha tenuto alta la bandiera del cinema americano e si candida a diventare il nuovo Clint Eastwood.

- Jean Luc Godard:
Ha presentato in Concorso Adieu au langage, sconvolgendo le routinarie etichette del festival nel corso di una proiezione che ha visto mescolati pubblico e accrediti di ogni genere e tipo, un film di straordinaria densità. Che dimostra come in un'ora e un quarto si possa dire molto di più che non in due ore e mezza.

- Winter Sleep:
che invece ha dimostrato che 3 ore e 16 minuti di dialoghi non sono necessariamente snervanti, devastanti e noiose.

- Olivier Assayas:
che ha parlato con una limpidezza di linguaggio, nel suo Sils Maria, tale da rischiarare le nubi di sconforto provocate la sera precedente dal letale Leviathan.

- P'tit Quinquin:
forse la cosa migliore vista al Festival di Cannes, una miniserie esilarante, intelligente e geniale, nella quale Bruno Dumont è stato anche capace di giocare con sé stesso e col suo essere autore. Non tv, non cinema, ma entrambe le cose assieme.

- L'assolo di batteria di Whiplash:
momenti di rara esaltazione musicale, un pezzo da maestro che, assieme alla performance di J.K. Simmons, esalta e amplifica il valore di un film che, nonostante tutto, ha delle banalità narrative non da poco.

- Julianne Moore:
in un festival dove non sono di certo mancate le interpretazioni femminili di spessore, né le eleganze sul red carpet, la rossa più affascinante di Hollywood si impone sulle avversarie sull'uno e sull'altro versante.

- I rari ma apprezzati aperitivi tardo-pomeridiani:
quei minuti (10, 15, 20) strappati alla frenesia festivaliera prima del film delle 19 sono stati un toccasana per l'equilibrio psicofisico del sottoscritto, nonché a volte interessanti momenti di confronto con selezionati interlocutori.

- Le mie compagne e i miei compagni di visione:
che mi hanno tenuto compagnia e sopportato nel mio muoversi irrequieto sulle non sempre comode poltrone del festival. Loro, se leggono, sanno chi sono.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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