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Lars Von Trier rompe il voto del silenzio e parla dei suoi problemi di alcool e droga

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In un'intervista al quotidiano danese Politiken.


Arrivano notizie dirette da parte di colui che è a nostro avviso uno dei registi più visionari ed emozionanti attualmente in circolazione, ma che suscita di continuo controversie, discussioni e accanite antipatie tra gli appassionati di cinema, Lars Von Trier. Com'è noto era dal 2011 che il regista non parlava con la stampa, in seguito al caos suscitato da una sua infelice battuta su Susanne Bier e Adolf Hitler durante la conferenza stampa di Cannes di Melancholia.

Ora Von Trier ha rotto il suo voto del silenzio per rilasciare una significativa intervista al quotidiano danese Politiken, alcuni estratti della quale sono stati riportati dal Guardian. Il regista 58enne ha rivelato di esser stato sottoposto a trattamenti medici e psicoterapeutici per liberarsi dalla dipendenza da alcool e droghe. Adesso si dichiara sobrio e continua a frequentare i meeting degli Alcolisti Anonimi.

A quanto ha raccontato, per entrare nel “mondo parallelo” dove ha necessità di trovarsi per sentirsi creativo, aveva l'abitudine di bere una bottiglia di vodka al giorno e quasi tutti i suoi film sono stati scritti con l'aiuto di qualche sostanza. Nonostante sia felice di star meglio ed essersi disintossicato, al tempo stesso Von Trier rivela il suo timore di scrivere d'ora in poi solo dei (letterale) “film di merda”.  Come ha detto:

"Non so se riuscirò a fare altri film e questo mi preoccupa, non c'è un'espressione artistica di qualche valore che sia mai stata prodotta da ex-alcolisti ed ex tossicodipendenti. A chi interesserebbe qualcosa creato dai Rolling Stones senza alcool o da un Jimi Hendrix senza eroina?”.

Come al solito Von Trier provocatoriamente estremizza, ma nelle sue parole, purtroppo, c'è anche del vero. Non tutti, come David Lynch, per raggiungere il loro lato più creativo sono disposti a intraprendere la meditazione trascendentale. Altri trovano più facile e immediata l'alterazione mentale provocata dalla droga e dall'alcool. Secondo le dichiarazioni del regista, Dogville, uno dei suoi film in apparenza costruiti più razionalmente, è stato scritto in 12 giorni sotto l'influsso di droghe non specificate, mentre per scrivere Nymphomaniac da sobrio, gli ci sono voluti 18 mesi.

Se questo è il problema (tra l'altro Nymphomaniac è un film molto sentito e personale), preferiremmo avere meno film da parte di un uomo più in salute, piuttosto che vederlo prendere la china che ha stroncato la vita di tanti uomini di talento anche nel cinema, come - per citarne solo una, ma esemplare - quella di Rainer Werner Fassbinder.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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