Lars Von Trier e l'odio per i suoi film, la censura, la nudità e l'amore non ricambiato per Coppola

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Lars Von Trier e l'odio per i suoi film, la censura, la nudità e l'amore non ricambiato per Coppola

Torniamo a parlare di quello che per ora, assieme all'anteprima di Solo: A Star Wars Story, è stato l'evento mediatico più discusso del 71mo festival di Cannes, ovvero l'anteprima di The House That Jack Built di Lars Von Trier. Ieri vi avevamo riferito del fuggi fuggi a quella che è poi risultata essere la proiezione ufficiale del film, mentre a quanto pare a quella per la stampa è stato in genere apprezzato (anche dal nostro inviato, qua la sua recensione) e ci hanno assicurato che nessuno è uscito prima scandalizzato o disgustato.

Oggi, tempestivamente, un'intervista al regista è stata pubblicata dall'University Post, che gli ha posto delle domande inerenti al film, alla censura, al suo uso della nudità e di situazioni estreme e alle reazioni viscerali della gente, che è un'ottima preparazione alla visione. Ad esempio quando Von Trier dice che fare film per lui non è facile ma diventa anche un processo terapeutico per le sue angosce.

"Fare film per me è pesante. Quest'ultimo poi è stato particolarmente difficile perché era pieno di angoscia. Ma per quanto male io sia stato, sono sempre riuscito a strisciare fuori dalla depressione di cui stavo sofffrendo dicendo agli attori cosa fare".

Quanto alle dichiarazioni di odio da parte di alcuni spettatori, questa è la risposta: "Qualcuno deve odiare il film. E' importante". .A una domanda sulla nudità, Von Trier risponde spiegando perché non ha problemi nel rappresentarla: "Per quanto riguarda la nudità, dovete ricordarvi che quando ero bambino la mia famiglia frequentava campeggi nudisti. Ci passavamo tutta l'estate. Quando eravamo lì da soli se faceva freddo ci mettevamo un maglione. Ma se qualcuno veniva a trovarci, ce lo toglievamo. Perciò per me la nudità non è un problema. Sono contro la censura di ogni tipo. La mia opinione è che se riesci a pensare una cosa, dovresti poterla far vedere".

Dal momento che molti lo accusano di utilizzare proprio il nudo e la violenza per provocare il pubblico (l'ormai vetusto e abbastanza ridicolo concetto di "épater les bourgeois", come si usava dire un tempo), Von Trier risponde ovviamente negando: "No, Nymphomaniac durava cinque ore, no?  Sarebbe una provocazione terribilmente lunga. Sono sempre stato accusato di voler provocare per il puro gusto di farlo".

Un'altra domanda interessante posta a Von Trier è se si senta più vicino alla cultura europea o a quella americana. Questa la risposta:  “Le mie radici sono nella cultura europea, ma molti dei miei film preferiti sono americani. Ad esempio quelli di Orson Welles. E di Scorsese, in particolare i suoi primi lavori. E Coppola e... non tanto Spielberg, i suoi film non fanno per me. Ma qualcuno ieri mi ha detto, e non so se è vero, che quando ho fatto Le onde del destino era piaciuto moltissimo alla giuria. Tranne che a Coppola, che era il presidente. Lo definì "il film più brutto del mondo". E per questo non voleva che fosse premiato (il film vinse il Gran premio della Giuria, ndr). La cosa buffa è che avresti pensato che in quella situazione sarebbe stato quello più previdente perché lui ha sempre fatto delle cose drastiche. Sono felice che abbia provato abbastanza interesse da definirlo il film più brutto del mondo".

Insomma, odiate pure lui e i suoi film, se vi pare, ma l'arte e la libertà dell'artista stanno anche nella sua capacità di colpire e provocare reazioni viscerali. In fondo i film peggiori sono, da sempre,  quelli che lasciano indifferenti e che si dimenticano subito dopo la visione.



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