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La tenerezza: Gianni Amelio racconta il suo film nelle note di regia

Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti e Renato Carpentieri sono i protagonisti dell'undicesimo film di finzione del regista, che tornerà presto nei cinema col suo nuovo Hammamet.

La tenerezza: Gianni Amelio racconta il suo film nelle note di regia

Undicesimo lungometraggio di finzione di uno dei più importanti registi del cinema italiano contemporaneo, Gianni Amelio (che tornerà al cinema in gennaio con Hammamet, racconto tra realtà e finzione degli ultimi mesi di vita di Bettino Craxi), La tenerezza è un film molto personale.
Liberamente tratto dal romanzo di Lorenzo Marone "La tentazione di essere felici", ambientato in una Napoli borghese e suggestiva, racconta una storia di sentimenti che s'incrociano, tra il sorriso e la violenza, la speranza e la tragedia: quella di un padre anziano in rotta coi suoi figli, in conflitto fra loro, e di una giovane coppia solo in apparenza serena.
Nei panni di un protagonista in cui chiaramente Amelio si rispecchia, al fianco di Elio Germano, Micaela Ramazzotti e Giovanna Mezzogiorno, c'è un bravissimo Renato Carpentieri, che per questo ruolo ha vinto un David di Donatello come miglior attore protagonista, unica vittoria sulle otto candidature complessive ottenute dal film ai premi assegnati dall'Accademia del Cinema Italiano. Ai Nastri d'argento La tenerezza premi per il miglior film e migliore regia, oltre a quello come miglior attore e miglior fotografia (andato a Luca Bigazzi).
Ecco come Gianni Amelio ha raccontato La tenerezza nelle note di regia del film:

La tenerezza è una storia di sentimenti inquieti: tra padri e figli, tra fratelli e sorelle, tra persone in apparenza serene. I sentimenti sono la cosa più forte e più fragile che abbiamo, sono a rischio e ci mettono a rischio. L’amore non ci aiuta più quando è finito, ci fa sbagliare ancora, si trasforma in un malessere che fa perdere la ragione.
Non ci sono buoni o cattivi in questa storia, solo esseri umani che non ce la fanno a crescere sui propri errori, anche quando la vita sembra metterli al riparo, e invece rende ogni loro gesto azzardato e punitivo. Qui l’amore si accompagna alla paura, non solo alla paura di non essere amati ma alla paura di non sapere amare nel modo giusto, di non essere in grado di farlo. Ci si può perdere per troppo amore come per aridità, ma nessuno trova un punto di equilibrio, se mai esiste nei rapporti umani.
La tenerezza è un racconto che parla di un’ansia comune stando dalla parte di chi la vive, mette in scena un malessere che ci riguarda tutti e lo coglie dal di dentro, senza forzature ma con infinita partecipazione. È un film che cerca le ragioni di ogni personaggio attraverso i suoi comportamenti, spesso crudeli, chiusi nel loro mistero.
È la prima volta che in un mio film c’è un protagonista che ha la mia stessa età. Ma non per questo La tenerezza è un film autobiografico. Osservare da vicino qualcuno che sta all’opposto di noi nel modo di pensare e di sentire, può aiutarci a capirlo meglio. Forse è un atto di fiducia che rivolgo a me stesso ma anche agli altri, quello di vivere i nostri anni difficili sbagliando per debolezza, non per scelta. E ostinarsi a voler bene, nonostante tutto.



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