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La rivolta horror della Natura: il teaser trailer di Gaia

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Sarà presentato in questi giorni al SXSW, uno dei più importanti festival degli Stati Uniti, un film horror sudafricano di cui si dice già un gran bene. E queste immagini paiono confermare le voci che circolano.

La rivolta horror della Natura: il teaser trailer di Gaia

L'edizione 2021 del SXSW (South by Southwest), uno dei più importanti festival cinematografici degli Stati Uniti, si terrà in versione online dal 16 al 20 marzo. Tra i film che compongono la line up della sua sezione di mezzanotte, dedicata ai film di genere, c'è anche un horror sudafricano intitolato Gaia, di cui già si dice un gran bene, e le prime immagini diffuse online in questo teaser sembrano confermare le voci.
Gaia è diretto da un regista di nome Jaco Bouwer (qui al suo esordio nel lungo dopo diversi corti presentati ai festival, e un sacco di gavetta televisiva), e promette di lanciare o rilanciare l'etichetta eco-horror.
Come il titolo lascia chiaramente intuire, infatti, Gaia racconta una storia legata ai temi della natura e delle forze primordiali del pianeta. Secondo la sinossi ufficiale, "nei meandri di un'antica foresta, qualcosa sta crescendo. Qualcosa di più antico dell'umanità, e forse perfino più grande". La protagonista è una guardia forestale che sta effettuando una missione di quella foresta, e che s'imbatte in due survivalisti, un uomo e suo figlio, che lì vivono allo stato selvaggio, e che sembrano seguire una loro personale religione e avere un legame misterioso con la natura. Il suo sgomento aumenta quando, una notte, il suo rifugio viene attaccato da strane creature, scoprendo così che in quella natura selvaggia si nasconde una minaccia capace di trasformare l'intero pianeta.

Gaia: il teaser trailer dell'eco-horror

Questa è una dichiarazione del regista Jaco Bouwer su Gaia:

"È difficile a volte continuare a ragionare e a discutere le questioni che dobbiamo affroontare riguardo la continuazione della vita su questo pianeta, mentre inquiniamo gli oceani, causiamo una massiccia deforestazione e rilasciamo dose sempre maggiori di anidride carbonica nell'atmosfera, causando aumenti delle temperature, fenomeni atmosferici turbolenti e spingendo il pianeta verso una crisi. Dopo una settimana di riprese, la produzione del film si è dovuta interrompere per via della pandemia. Abbiamo fermato le riprese che sono potute riprendere solo dopo tre mesi. Improvvisamente quello che era una finzione era diventato una strana forma di realtà, e questo film pre-apocalittico ha iniziato a significare qualcosa di più per il cast e la troupe. Proviamo dolore lancinante e orrore quando il collasso si manifesta. Troviamo molto difficile contemplare, pensare l'impensabile, navigare nei sentimenti quasi insopportabili che sorgono in ciascuno di noi. Non credo che le interpretazioni di Gaia avrebbero avuto la stessa elettricità sotterranea se non fosse stato per la pandemia e l'interruzione nel nostro lavoro. La mia visione, quella di costruire un dramma da camera paranoico sulla fiducia, il tradimento e la sopravvivenza, è stata inconsciamente alimentata da questo nuovo, aggiunto senso di paura e incertezza durante quel primo focolaio del Coronavirus all'inizio del 2020. Gaia è diventato un ritratto della paranoia teologica: cosa ne sarà dell'umanità una volta che scoprirà di essere stata espulsa dall'Eden? O ancora di più: che l'Eden stesso l'ha espulsa, gli si è rivoltato contro e si sta vendicando? In un certo senso, è un film horror al contrario: il mondo esterno fa paura, ma il vero nemico è all'interno. A cavallo del confine tra fantasia e realtà, resta da chiederci quanto la visione mostruosa della natura dei personaggi sia reale e quanto sia una visione psicotica. La loro discesa nella follia è un desiderio di salvezza caotica, un desiderio di diventare animali, un Vangelo che si replica come una malattia. In questo sta il cuore del film. Gaia è un horror ecologico, un dramma survivalista che si trasforma in un orrore biblico che risuona con il racconto abramitico. Il quasi sacrificio di Abramo di suo figlio Isacco è una potente metafora dello stato attuale della politica dell'ecologia. L'umanità, dotata del potere di alterare il mondo in modi ritenuti impossibili prima, è guidata da una generazione completamente pronta a sacrificare la propria prole ".
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