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La princesse de Montpensier, il film di Bertrand Tavernier in concorso

Era il 1995, e Bertrand Tavernier firmava Eloise - La figlia di D'Artagnan. Oggi, a 15 anni di distanza torna a realizzare un film in costume che vede protagonista un'eroina femminile. Allora c’era una già affermata Sophie Marceau, oggi la stella emergente Melanie Thierry.

La princesse de Montpensier, il film di Bertrand Tavernier in concorso

La princesse de Montpensier, il film di Bertrand Tavernier in concorso


Era il 1995, e Bertrand Tavernier firmava Eloise - La figlia di D'Artagnan. Oggi, a 15 anni di distanza torna a realizzare un film in costume che vede protagonista un'eroina femminile, La princesse de Montpensier . Allora c’era una già affermata Sophie Marceau, oggi la stella emergente Melanie Thierry.
È lei infatti a vestire i panni della bellissima giovane innamorata del Duca Henri de Guise, fatta invece sposare al Principe di Montpensier, che anche dopo il matrimonio continuerà a suscitare passione e desiderio praticamente in ogni uomo che incontra, rimanendo combattuta tra la "ragione" del matrimonio e il "sentimento" della passione per Henri.

Partendo dal romanzo La principessa di Clèves di Madame de La Fayette, considerato uno dei primi romanzi "psicologici" francesi e già alla base de La lettera di Manoel de Oliveira, Tavernier non si da più di tanto la briga di rendere più moderna o contemporanea la propria protagonista, rimanendo nel complesso fedele allo spirito del materiale di partenza e abbracciando coscientemente un anacronismo formale e narrativo che fa del suo film il più classico dei "polpettoni" in costume.

Un po' goffo nelle scene d'azione, tra duelli a colpi di spada e qualche sequenza di guerra, Tavernier appare maggiormente a suo agio nella descrizione delle fitte trame incrociate che coinvolgono un'eroina polo d'attrazione del desiderio maschile con scarsa autonomia di movimento e decisione, ma che a suo modo evolve; ricostruendo con corretta convenzionalità le dinamiche di potere, sociali e le complessità gerarchiche dovute a genere e titoli nella Francia di fine Cinquecento.

Sorprese: nessuna. Contrariamente a quanto fatto con In the Electric Mist, dove al tradizionalismo il regista francese affiancava dei tocchi e dei toni magari opinabili ma coraggiosi, ne La Princesse de Montpensier tutto scorre su binari codificati e senza scarto alcuno.
E così, nelle dilatate due ore e venti di durata, si alternano interesse e distacco senza che mai qualcosa faccia sobbalzare. Quelle le intenzioni, questo il risultato.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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