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La Meccanica delle Ombre: il film e i punti di forza di una (vera?) storia di spionaggio all'europea

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La meccanica delle ombre, il film di Thomas Kruithof, con François Cluzet e Alba Rohrwacher, fa parte di un genere in grande forma nel cinema transalpino che seduce insinuandosi nei corridoi del potere.

La Meccanica delle Ombre: il film e i punti di forza di una (vera?) storia di spionaggio all'europea

Giocare con i sensi, escludendo magari proprio il più cinematografico, la vista; un esercizio raffinato che ha spesso caratterizzato un genere seducente come lo spionaggio. Pensiamo a La conversazione o a molti classici del genere paranoico degli anni ’70, scontri silenziosi fra un uomo comune e il sistema, il potere, che fa di tutto per ridurlo al silenzio. Un punto di riferimento, quello di quegli anni, che non smette di ispirare anche il cinema più recente, anche quello europeo, come successo con Le vite degli altri di Florian Henckel von Donnersmack e con il francese La meccanica delle ombre.

La meccanica delle ombre: La trama

Il titolo già suggerisce come la messa in scena di Thomas Kruithof sia giocata sulle sfumature, sui contrasti luce/buio, sulle registrazioni molto delicate che il protagonista si trova ad ascoltare. Il film racconta di un contabile, piccolo impiegato anonimo e grigio proverbiale, ex alcolista con la tendenza a ricadere nel vizio, che dopo essere stato cacciato per questo dal suo posto di lavoro è in cerca di qualcos'altro, senza badare troppo ai dettagli. È disperato, per cui accetta la proposta di un’organizzazione non meglio precisata, con anonima e algida sede nel quartiere degli affari di Parigi. Il suo compito è di ascoltare delle registrazioni telefoniche, ma resterà coinvolto in un intrigo politico molto opaco, con tanto di coinvolgimento dei servizi segreti francesi.

Spionaggio alla francese

In Francia lo spionaggio è un genere che sembra tornato di gran moda, come dimostra il successo della serie televisiva Le Bureau - Sotto copertura, di Eric Rochant e con Mathieu Kassovitz, trasmesso in Italia da Sky Atlantic. Hanno una carta in più da giocare, parlando di trame che si sviluppano oltre i confini nazionali: il loro passato coloniale. Anche ne La meccanica delle ombre avrà un ruolo l’abitudine dei servizi francesi a considerarsi di casa in buona parte dell’Africa francofona e in Medio oriente, ma non solo. Il film si ispira liberamente a diverse crisi o complotti, veri o supposti, che hanno avuto luogo in Francia negli ultimi trent'anni. Tra questi una crisi d’ostaggi in Libano negli anni ’80 e i finanziamenti illeciti alla campagna presidenziale di Sarkozy.

Il regista, e co-sceneggiatore, Thomas Kruithof crede, giustamente, che lo spionaggio sia un genere molto cinematografico, permettendo di parlare dello stato delle cose nel mondo e del dietro le quinte del potere. “Visto il periodo di tensione politica e geopolitica che viviamo, con le domande e le paure che tutti abbiamo, lo spionaggio riceverà una spinta, come durante la Guerra fredda, tornerà alla grande al cinema, in televisione e in letteratura.”

François Cluzet, uno di migliori attori europei 

L’uomo comune capace di essere credibile in circostanze eccezionali è un personaggio che ritorna nella storia del cinema, ma questo non vuol dire che sia facile trovare un attore all’altezza del compito. In questo caso François Cluzet è una garanzia, a nostro parere uno degli interpreti di riferimento del cinema europeo per la sua capacità di spaziare fra ruoli e generi ben diversi. Dalla commedia Quasi amici al dramma malinconico Il medico di campagna. Per il regista, “riesce perfettamente bene a trasmettere il lato in ombra di un personaggio mantenendone l’umanità”.

Alba Rohrwacher e le sue sortite all’estero

Può sorprendere la presenza della nostra Alba Rohrwacher, nel ruolo della protagonista femminile di un film tutto costruito intorno alla solitudine del protagonista. Ma non più inusuale vedere la nostra attrice avventurarsi nel cinema internazionale, specie francese. L’abbiamo vista, infatti, ne I fantasmi di Ismael di Arnaud Desplechin, che ha aperto la 70° edizione del Festival di Cannes nel 2017, oltre che in Taj Mahal di Nicolas Saada, nel dramma storico austriaco Angelo di Markus Schleinzer e nel belga Hellhole di Bas Devos.

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