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La (mancata) collaborazione tra Alain Resnais e Stan Lee

Il regista, grande appassionato di fumetti, aveva in programma due film - non cinecomic - col creatore della Marvel.


Torniamo a parlare di Alain Resnais, il grande regista francese morto il primo marzo all'età di 91 anni. Come molti sanno, l'autore di capolavori come Hiroshima Mon Amour e L'anno scorso a Marienbad era da sempre in appassionato di fumetti.

L'unica incursione in quel mondo era stato, nel 1989, Voglio tornare a casa!, scritto da Jules Feiffer, su un cartoonist americano (come lui)  interpretato da Adolph Green - che si reca riluttante a Parigi per una mostra dei suoi lavori.

Tra i progetti fumettistici mai realizzati dal regista francese, tra l'altro, c'era anche un adattamento di Tintin. Adesso si torna a parlare dell'amore di Resnais per il mondo dei fumetti e delle storie disegnate, a causa di una collaborazione che non si è concretizzata in film ma che avrebbe potuto cambiare due carriere in modo imprevedibile.

Nel 1972 Resnais era infatti in stretto contatto con Stan Lee, il vulcanico creatore dei supereroi Marvel, alla lettura dei cui fumetti il regista attribuiva il suo apprendimento del'inglese. Nessuno dei due film a cui i due avevano pensato sarebbe stato un cinecomic, anche se in seguito Lee, dopo il successo di Superman, sperava di convincere Resnais a dirigere un adattamento di Spider-Man.

The Inmates, ambientato nel Bronx, sarebbe stato il primo film in lingua inglese del regista. In un'intervista, Resnais dichiarava: “Avevo letto tutto quello che Lee aveva scritto negli ultimi 10 anni. Mi aveva totalmente catturato e fui sorpreso di scoprire che lo scrittore era una persona tanto amabile. Mi disse che aveva scritto più di 7000 storie e che gli sarebbe piaciuto provare qualcos'altro”.

Ed ecco come Lee descrive questo progetto: “ha a che fare con l'intera razza umana, sul perché siamo qua e qual è la nostra relazione col resto dell'universo. Esprime una teoria che spero sia molto originale, particolare. Ma lo fa in termini umani, normali, non è una storia di fantascienza vera e propria. E' molto filosofica, credo sia fantastica. Ho scritto il trattamento e ho suggerito ad Alain di trovare un altro sceneggiatore per svilupparlo. In questo modo non dovremmo aspettare, ma lui continua a dire che vuole che sia interamente mia, vuole che sia il mio linguaggio”.

Purtroppo la sceneggiatura non venne mai scritta. Il secondo progetto, The Monster Maker, era incentrato su un produttore di horror low-budget alla Roger Corman che vuole fare un film più importante e serio in cui esprimere il suo impegno sul tema dell'inquinamento. Nemmeno questa collaborazione tra il regista e lo scrittore, sui cui i due lavorarono molto, vide purtroppo mai la luce. 

Ai fan di entrambi non resta che rimuginare sull'eterna e affascinante questione "what if?".

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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