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La macchinazione: si cerca la verità sulla morte di Pasolini, al cinema ma anche in una commissione d'inchiesta parlamentare

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Alla Camera dei deputati è stato presentato il film di David Grieco e anche il progetto d'istituzione di una commissione che vede Paolo Bolognesi e Serena Pellegrino come primi firmatari.

La macchinazione: si cerca la verità sulla morte di Pasolini, al cinema ma anche in una commissione d'inchiesta parlamentare

Nella giornata in cui, al Senato, si va votando una brutta legge sulle unioni civili, stravolta dagli emendamenti, alla Camera dei deputati si tiene  una conferenza stampa dal doppio scopo: quello di presentare l'imminente La macchinazione, il film di David Grieco interpretato da Massimo Ranieri e incentrato sui misteri che riguardano la morte di Pier Paolo Pasolini; e quello di annunciare e spingere una commissione di inchiesta parlamentare che proprio sull'omicidio del grande intellettuale getti, finalmente, un po' di luce.

Oltre a Grieco e a Ranieri, infatti, alla conferenza stampa sono presenti gli onorevoli Paolo Bolognesi e Serena Pellegrini, primi firmatari della proposta di legge per l'istituzione della commissione; e ancora, Stefano Maccioni, dal 2009 avvocato incaricato dalla famiglia di Pasolini di lavorare al caso e a Silvio Parrello, poeta e pittore romano che di PPP fu amico e che dalla sua morte lotta affinché la verità su ciò che è accaduto venga a galla.
“Siamo felici che David Grieco, Massimo Ranieri e la produzione del film abbiano deciso di sostenere la nostra proposta di commissione d'inchiesta,” dice Bolognesi. “È una testimonianza del supporto che abbiamo avuto e possiamo ulteriormente avere dalla società civile, e dal mondo dell'arte e della cultura. L'istituzione di questa commissione inserisce il caso Pasolini in un discorso ben più ampio sulla storia criminale e politica del nostro paese,” prosegue il deputato del Partito Democratico, “si lega alla morte di Enrico Mattei, a quella di Mauro de Mauro, alla nascita della loggia P2. Se tutti questi elementi non vengono considerati assieme, non si arriverà mai alla verità sulla morte di Pasolini: e noi andremo avanti fino a che il Parlamento non ci ascolterà. La nostra sarebbe la prima indagine seria da 40 anni a questa parte su quell'omicidio: io sono anche nella commissione per il delitto Moro, e a 37 anni dalla vicenda ho spesso verificato come la verità sia sempre più difficile da scoprire, ma anche come una commissione parlamentare abbia una libertà d'azione maggiore di quella di un magistrato che volesse indagare sulle stesse cose.”

“Si potrebbe potrebbe parlare per ore della vicenda di Pasolini.” Esordisce così David Grieco, dopo la proiezione di un breve backstage del film da lui diretto. “Nonostante il libro che ho scritto, gli articoli pubblicati, nonostante questo film, quando parlo di questa cosa vengo ancora e sempre sopraffatto dall'indignazione,” prosegue, e specifica: “non come amico di Pier Paolo Pasolini, ma come italiano. La storia che ci hanno raccontato fino a questo momento è assurda: non c'è una sola parola di vero in tutta la ricostruzione ufficiale degli eventi.” Poi, con passione, il regista struttura un parallelo con un caso di cronaca (e non solo) ben più recente: “Sono in qualche perverso modo contento che in questi giorni dobbiamo parlare anche della morte di Giulio Regeni: perché alla fine si tratta della stessa storia, di una morte oscura che si vuole nascondere utilizzando la coperta corta di sordide vicende di omosessuali. Ho molto apprezzato che, riguardo il giovane ricercatore, Matteo Renzi abbia detto: 'vogliamo la verità e non ci interessano gli interessi del business'. A maggior ragione, la verità la vogliamo anche su Pasolini: non dobbiamo trattare con uno stato non democratico, ma con noi stessi, e ci dobbiamo confrontare con questa vergogna.”

Il parallelo tra il caso Pasolini e quello Regeni è portato avanti anche dall'on. Serena Pellegrino, di Sinistra Italiana: “Anche Giulio Regeni ha dovuto sacrificare la sua esistenza sull'altare della verità, ed è oggi necessario che la politica si prenda carico del dovere di farla emergere, nonostante ancora ieri le risposte del Ministro Gentiloni, nel corso del question time sul caso del nostro ricercatore, siano state fumose. Su Pasolini io vorrei sapere il perché, non solo chi e quante persone possano essere state.”

“Il film di David Grieco riaccende i riflettori sul caso Pasolini, e lo riporta al centro dell'interesse del pubblico,” sostiene l'avvocato Maccioni, che nel 2009 aveva ottenuto di riaprire le indagini sull'omicidio, dopo “una sentenza in primo grado, firmata dal fratello di Aldo Moro, che era ineccepibile, e che fu poi stravolta da quella della Corte d'Appello.”  Ma il 25 maggio del 2015 la Procura di Roma ha ritenuto di archiviare nuovamente il fascicolo, nonostante, dice Maccioni “fossero nel frattempo emersi elementi di notevole interesse: ma la mia richiesta di non archiviazione è caduta nel vuoto. A questo punto, e dopo la petizione che ho lanciato su internet e che è stata firmata da oltre 11mila italiani, ritengo modestamente che, attualmente, l'unica soluzione sia quella di una commissione parlamentare d'inchiesta. Anche io come cittadino mi sento di rappresentare tutte quelle persone che vogliono sapere la verità: non la verità di un gracile 17enne che ha compiuto un omicidio dopo aver subito un tentativo di violenza sessuale, ma quella di un delitto politico a tutti gli effetti. Una verità che è il vero elemento inedito portato avanti dal film di Grieco.”

Silvio Parrello, che come ricorda lo stesso Maccioni “ha dedicato la sua vita alla ricerca della verità sulla morte di Pasolini, sentendo la gente che lo conosceva e che frequentava”, ha scritto la sua versione dei fatti nel libro che porta lo stesso titolo del film, “La macchinazione”, scritto da Grieco e pubblicato da Rizzoli. “purtroppo però non posso dimostrarla,” dice. Ma non ha timore a indicare in un personaggio noto come Johnny lo Zingaro uno dei responsabili della morte del suo amico.

Anche io voglio la verità su questa vicenda. La voglio da cittadino, da Giovanni Calone, prima ancora che da Massimo Ranieri,” dice l'attore napoletano, che con La macchinazione è finalmente arrivato al ruolo che lo braccava da 40 anni per via della somiglianza fisica con l'intellettuale. “Con Pasolini ci siamo visti una volta sola, rapidamente. Ci siamo incrociati negli spogliatoi in occasione di una partita di calcio che ci ci vedeva coinvolti. Mi disse solo: 'ma allora è vero che ci somigliamo,' e poi purtroppo non ho più avuto modo di incontrarlo. Grazie a David ho avuto modo di dare vita a un ruolo che sentivo inevitabile, e quello ne La macchinazione è stato uno dei lavori più duri della mia carriera, psico-fisicamente, perché mi richiedeva la massima concentrazione. Come diceva Moravia,” prosegue Ranieri, “con lui abbiamo perso un grande poeta e di poeti non ne nascono spesso: uno come Pasolini non è ancora nato. Speriamo di vivere ancora a lungo per vederne degli altri, ma forse uno con uno spessore del genere non nascerà più. Personaggi come Pier Paolo sono scomodi ma tengono vivo un paese, perché vogliono sapere e si fanno domande. Era un preveggente, era questa la cosa straordinaria di lui.

“Quando, lo stesso giorno del 2015 in cui il fascicolo sulle indagini è stato archiviato e noi abbiamo iniziato a lavorare per la commissione d'inchiesta, si è aperto il pentolone di Mafia Capitale, abbiamo visto che i riverberi di tutto quello che diceva Pasolini arrivano fino a oggi,” conferma l'onorevole Pellegrino. “Basti pensare alla parola petrolio, simbolicamente l'ultima pronunciata da Pasolini: quel petrolio che, nonostante sia in flessione in questi giorni, pesa ancora tantissimo. Basti pensare alle pressioni subite nel corso dell'approvazione della legge sulle eco-mafie, o all'imminente referendum sulle trivellazioni. Non so se saremo capaci di arrivare a una risoluzione, con la nostra commissione d'inchiesta,” dice ancora, “ma sicuramente abbiamo l'onere e il dovere di provarci.
“Faremo il possibile per essere in grado, e faremo il possibile con l'aiuto degli artisti affinché l'opinione pubblica possa intervenire e partecipare, sia di controllo e appoggio,” gli fa eco il collega Bolognesi.
E, quindi, anche con l'aiuto de La macchinazione, che nelle sale italiane arriverà a partire dal prossimo 24 marzo.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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