La Llorona: Film horror e bambini, un connubio perfetto

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La Llorona: Film horror e bambini, un connubio perfetto

La Llorona - le lacrime del male, prende spunto da una antica leggenda del folclore sudamericano: l'esistenza di una donna vestita di bianco che attira le sue piccole vittime col proprio pianto per poi annegarle. In questo caso la presenza nel film di ben quattro ragazzini è presto spiegata. Ma i bambini, nel cinema dell'orrore, sono da sempre il bersaglio preferito delle Forze del Male, anche se spesso sono molto più resistenti degli adulti all'attacco del soprannaturale, quando non ne sono il complice strumento.

Facciamo qualche esempio citando alcuni dei film che li hanno messi al centro di crude vicende, tra cui ci sono alcuni autentici capolavori del genere, partendo da Il giglio nero di Mervyn LeRoy (1956), dove la piccola Rhoda, una adorabile e lucida psicopatica di otto anni, uccide a sangue freddo un coetaneo (e non solo). Ci sono poi i diversi adattamenti di "Giro di vite" di Henry James, il più celebre dei quali è probabilmente Suspense (1961) di Jack Clayton con Deborah Kerr, dove i due piccoli protagonisti hanno avuto strani rapporti con quelli che sono poi diventati fantasmi (e non a caso il titolo originale è The Innocents).

Nel classico della fantascienza horror Il villaggio dei dannati (Wolf Rilla, 1960) dodici ragazzi di origine aliena con enormi poteri di controllo della mente tengono in scacco gli adulti del paese. In un altro crudele e indimenticabile film, Il signore delle mosche (Peter Brook, 1963), tratto dal romanzo del premio Nobel William Golding, gli educati ragazzini di una scuola privata inglese, precipitati su un'isola, regrediscono a uno stato primitivo adottando feroci costumi tribali. C'è poi quel grande oggetto di culto che è Ma come si può uccidere un bambino? (Narciso Ibáñez Serrador, 1976, foto) in cui una coppia di turisti inglesi, sbarcati su un'isola per una vacanza, si accorge ben presto che i ragazzi hanno sterminato tutti gli adulti e tenta disperatamente di salvarsi la vita.

Non dimentichiamo ovviamente i film in cui i bambini sono vittime del diavolo o sono, addirittura l'Anticristo, i migliori dei quali sono il capostipite e capolavoro del genere, L'esorcista di William Friedkin (1973) e Il Presagio (Richard Donner, 1976). Per non parlare della serie iniziata da Poltergeist di Tobe Hooper nel 1982, con la piccola Carol Anne presa di mira dai fantasmi e moltissimi film tratti dai romanzi e racconti di Stephen King, da Grano Rosso Sangue a Cimitero vivente (e relativo remake), da Fenomeni paranormali incontrollabili a It e, ovviamente, Shining.

Dopo un periodo in cui al centro del cinema dell'orrore c'erano prevalentemente adolescenti o adulti, in anni recenti la presenza dei bambini sembra essere di nuovo diventata imprescindibile, anche sulla spinta del cosiddetto J-horror negli Anni novanta e Duemila: chi potrà mai dimenticare lo spettro miagolante del bambino di Ju-On (The Grudge) o la ragazzina di Dark Water? Uno dei film migliori del genere – e più impressionante per la storia e l'uso dei piccoli protagonisti – è lo spagnolo The Orphanage di Juan Antonio Bayona. E potremmo citare tra i meno lontani il primo Insidious, in cui la vittima designata dell'oscurità è il figlio della famiglia Lambert, e Sinister di Scott Derrickson, mentre sono usciti quest'anno The Prodigy e l'incredibile, ricchissimo e geniale Noi di Jordan Peele, dove i bambini hanno un ruolo fondamentale.

Al centro di molti di questi film c'è una famiglia già provata da dolori, separazione, morte, oppure semplicemente “distratta”, nella cui situazione di stress si insinua come un cuneo la presenza distruttiva di entità malvagie, attratte dalla possibilità di perturbare, catturare e distruggere l'innocenza come le mosche dal miele. Molti benpensanti - o semplicemente ingenui - si interrogarono all'epoca sullo stato psico-fisico della piccola Linda Blair dopo quello che secondo loro aveva dovuto passare nella sua interpretazione di Regan McNeil ne L'esorcista.

E ovviamente le conseguenze su di lui furono pari a zero, perché i bambini che interpretano questo tipo di film sanno benissimo distinguere la fantasia dalla realtà, sono equilibrati, protetti e accompagnati dai genitori, e, in fin dei conti, continuano a fare in diverse circostanze quello che fanno di regola: giocare. Questi ad esempio sono i due piccoli interpreti de La Llorona, Janee-Lynne Kinchen e Roman Christou, più o meno al loro debutto cinematografico, che ci dimostrano, con le loro parole, che i bambini sono sempre bambini e sanno benissimo cosa fanno e di cosa parlano.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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