La La Land e gli altri musical protagonisti agli Oscar

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La La Land e gli altri musical protagonisti agli Oscar

"City of stars, are you shining just for me" - canta Ryan Gosling in La La Land, rivolgendosi a Los Angeles, "la città delle stelle" dove forse la realizzazione dei sogni più folli è davvero a portata di mano. Los Angeles, e in particolare Hollywood, è però anche la città dei musical, genere che l'industria cinematografica ama da tempo immemore e che l'Academy da sempre tiene in palmo di mano, viste le innumerevoli occasioni in cui gli ha reso omaggio. Perché diciamocelo: cantando e ballando si esprimono meglio le emozioni e i sentimenti, e recitare tutto sommato non è così difficile, ma farlo danzando il tip tap o accordando la propria voce al suono di uno strumento richiede un talento che in pochi possiedono. E poi al servizio di questo filone, in decenni e decenni di settima arte, si sono messi artisti impareggiabili: l'elegante Fred Astaire, l'acrobatico Gene Kelly, lo spiritoso Danny Kaye, oltre a un esercito di attrici più o meno fatali, o graziose, o semplicemente vivaci: da Cyd Charisse a Judy Garland, da Barbra Streisand a Nicole Kidman, da Debbie Reynolds a Julie Andrews. Eppure va precisato che non tutti i capolavori di questa tipologia che chi scrive venera come una reliquia sono stati premiati, a cominciare da Cantando sotto la pioggia, candidato solamente per la miglior colonna sonora e la migliore attrice non protagonista e non come miglior film. E che dire di 7 spose per 7 fratelli, che nel lontano 1955 ottenne 5 candidature vincendo solo nella categoria della miglior colonna sonora?

In tanti anni di Oscar, se restringiamo la nostra piccola indagine alla categoria miglior film, sono molti i grandi - anzi, i grandissimi - che non ce l'hanno fatta, per esempio Il Mago di Oz, oppure Moulin Rouge!, che non era solo un musical ma anche un fantasmagoria strabiliante, romantica, un po' pop e un po' bollywoodiana. E quindi, se La La Land dovesse vincere, in qualche modo ridarebbe lustro all'intera categoria, nei suoi titoli più acclamati e - visto che parla di persone che faticano ad affermarsi nel mondo dello showbitz - perfino in quelli ignorati, a cui non appartiene, come gli Oscar-maniaci sanno, La canzone di Broadway, prima pellicola completamente sonora e primo musical della MGM che vinse la statuetta come miglior film durante la seconda edizione degli Academy Awards. Correva l'anno 1929, la regia era di Harry Beaumont e si raccontava la storia di due ballerine di vaudeville arrivate a New Yok a cercar fortuna.

Negli anni 30, il numero di musical nominati nella categoria miglior film aumenta notevolmente. A sbaragliare la concorrenza - probabilmente perchè celebra l'inventore delle Ziegfeld Follies Florenz Ziegfeld - è Il paradiso delle fanciulle, che fa trionfare anche Luise Ranier, affiancata sul set da William Powell e Myrna Loy. Fra i numerosi esclusi, quel Cappello a cilindro che a tutt'oggi possiamo considerare uno dei più fruttuosi sodalizi fra Ginger Rogers e il sopracitato Fred Astaire: per un numero di ballo nel gazebo di un centro ippico e per l'indimenticabile "Cheek to Cheek" di Irving Berlin. Avete presente? "Heaven, I'm in heaven, and my heart beats so that I can hardly speak...".

Gli anni Quaranta e Cinquanta sono il periodo d'oro del musical hollywoodiano. La produzione è numerosissima, il regista testa di serie è Vincente Minnelli e ad aggiudicarsi l'Academy Award come miglior film sono, innnazitutto, il poco conosciuto La mia via di Leo McCarey - con protagonista Bing Crosby nei panni di un vivace uomo di chiesa - e Un americano a Parigi, con Gene Kelly e Leslie Caron. Candidato a otto statuette, quest'ultimo film ne vince sei, e il merito è anche un po' della musica di Gershwin. La fotografia, poi, è fe-no-me-na-le! Incontra meno i nostri gusti, nonostante la regia sempre di Minnelli e i nove Oscar vinti, Gigi, trionfatore nel 1959: ancora Leslie Caron e ancora Parigi, stavolta però l'ispirazione arriva dall'omonimo romanzo di Colette. Fra gli ingiustamente ignorati, ci piace rammentare Il Re ed io (con nove nomination) e lo straziante Scarpette rosse (con cinque).

Gli anni '60 sanciscono la nascita del musical moderno, di cui West Side Story è l'esempio più lampante e più mirabile. L'Academy se ne accorge immediatamente, tanto che nel '62 lo premia con dieci statuette dorate. Ambientato nell'Upper West Side di New York e impreziosito dalle musiche di Leonard Berstein, il film racconta l'amore fra Tony e Maria, che appartengono a gang di strada rivali. Nel decennio, vincono l’Oscar per il miglior film altri due pezzi da novanta, che però sembrano appartenere al periodo precedente, perchè più classici. Parliamo di My Fair Lady - in cui Audrey Hepburn canta con la voce di Julie Andrews, duettando con Rex Harrison - e Tutti insieme appassionatamente, nel quale la Andrews appare anche in carne ed ossa. Il primo si porta a casa dieci riconoscimenti, il secondo otto. Last but not least, ecco arrivare, nel 1969, Oliver!, versione aggiornata e cantata del celebre romanzo di Charles Dickens "Oliver Twist".

Nel decennio in cui il genere raggiunge un livello altissimo con Jesus Christ Superstar (1973), Hair (1979) e Tommy (1975), sfiora l'Oscar un capolavoro che avrebbe dovuto vincerlo, anche se è stato battuto dall'ottimo Il Padrino. Diretto da Bob Fosse, Cabaret si consola con otto statuette vinte su dieci. Nel ’79 Fosse firma All That Jazz, che nell’80 viene superato da Kramer contro Kramer. "Money Money" e "Bye Bye, Love", comunque, entrano di prepotenza nella storia.

Negli ultimi 37 anni, l'Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha tenuto in minor considerazione il musical, coprendo di nomination solo Victor Victoria e Moulin Rouge! Poi è arrivato (con 13 nomination) Chicago, che nel 2003 ha vinto come miglior film (e non solo). E allora il genere è tornato in auge: per esempio con Les Misérables, il cui riconoscimento più importante è stata la statuetta per la migliore attrice non protagonista andata ad Anne Hathaway.

Tornando a La La Land, si presenta agli Oscar 2017 con la bellezza di 14 candidature. Niente male, eh?



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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