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La grazia di Golshifteh Farahani delizia il Locarno Festival 2017

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L'attrice iraniana protagonista in Piazza Grande della storia di una donna indiana violentata.

La grazia di Golshifteh Farahani delizia il Locarno Festival 2017

Locarno crocevia di popoli, culture e cinematografie diverse: anche nello stesso film. È una tradizione, e si conferma ogni anno, anche grazie a personalità come l’attrice Golshifteh Farahani. Nata in Iran, dove ha iniziato a farsi notare con i primi ruoli fin da giovanissima, ha recitato con Abbas Kiarostami e in About Elly di Asghar Farhadi, prima del ruolo che le ha cambiato la vita, in maniera non solo positiva. Nel 2008 recita al fianco di Leonardo Di Caprio nel film di Ridley Scott, Nessuna verità, prima star iraniana a riaffacciarsi a Hollywood dopo la rivoluzione islamica del 1979. Alcune scene intime, ma più in generale la situazione stessa, irritano il regime che le trasmette, nell'agosto 2008, una interdizione temporanea a uscire dal territorio iraniano, confiscandole il passaporto. Riuscirà poi a lasciare il paese, ma da quel momento vive esiliata, con la paura di rientrare in Iran e stabilendosi poi a Parigi

In questa città è stata legata sentimentalmente a Louis Garrel, diventando la musa dell’esordio alla regia di quest’ultimo, Les Deaux Amis, film meritevole purtroppo inedito da noi. Di quella esperienza mantiene un ricordo dolce e amaro; emozionatissima a Cannes nel corso della proiezione ufficiale, ha ricordato che considera ancora Garrel “un genio”, con il quale ha vissuto “un’esperienza arricchente ma difficile da vivere a causa delle sue reazioni durante le riprese. Per la prima volta ho avuto l’impressione di essere una cattiva attrice e, una volta finite le riprese, ero completamente distrutta”. A inizio 2015 ha sposato uno psicologo francese di origine australiana.

Artista poliedrica, anche cantante e musicista, ha girato film in ben sette lingue diverse, dal francese all’inglese, l’ultima volta nel delizioso Paterson di Jim Jarmusch. Nel film della Piazza di stasera a Locarno, dal titolo The Song of Scorpions, l’attrice iraniana interpreta una donna indiana e recita in indi. Siamo nel deserto in una comunità Sindhi del Rajasthan e Nooran è una cantante, ma anche guaritrice, ostetrica e medico. Un mercante di cammelli, interpretato dalla superstar, ormai anche a Hollywood, Irrfan Khan, si innamora di lei che lo rifiuta. La sua vendetta sarà violenta e ricorderà il vergognoso tasso di stupri e strazi tragicamente assortiti che tutt’oggi subiscono le donne indiane, non solo delle zone rurali.

Sulle violenze sessuali che le donne subiscono in quel paese, la Farahani ha sottolineato come sia orribile anche solo metterle in scena come attrice. “Sono nata in Iran, dove la nostra esistenza stessa come donne è fuorilegge: non possiamo scegliere cosa indossare, non possiamo avere la custodia dei nostri figli in caso di divorzio, se qualcuno uccide una donna è tenuto a pagare la metà come compensazione rispetto a un uomo. Il film racconta come questo veleno, lo stupro, possa trasformarci, creando positività e vita.”

The Song of Scorpions è diretto da Anup Singh, indiano da quindici anni a Ginevra, in una produzione fra Svizzera, Francia e Singapore. Il regista ha spiegato così le motivazioni che hanno legato, per lui, Golshifteh Farahani e la Nooran del film. “Quando ho passato alcuni giorni con lei, per caso, mi sono subito reso conto come fosse una persona che vive in esilio, il che fa parte così intimamente di lei che genera un dolore e un timore che si porta dietro in ogni momento, ma basta guardarla per capire come non abbia permesso che questo timore, questo sentirsi un’estranea in qualsiasi parte del mondo si trovi, l’amareggiassero, la rendessero una persona arrabbiata, ma ha usato tutto questo per diventare molto di più dell’identità che ha perso.” Mentre Singh diceva queste splendide parole, l’attrice teneva timidamente il viso in basso, pulendo con grande accuratezza inesistenti accumuli di polvere dal tavolo delle conferenze stampa. Poi, da attrice esperta anche se ancora giovane, ha cercato di simulare la sincera emozione con un pianto ironico ed esagerato.

Foto: Locarno Festival / Sailas Vanetti

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