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La Gabbianella e il Gatto: il film d’animazione ispirato al poetico romanzo di Luis Sepulveda

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Una favola tenera e metaforica sulla forza dell’amicizia, del coraggio e sulla capacità di non cedere mai e di rialzarsi.

La Gabbianella e il Gatto: il film d’animazione ispirato al poetico romanzo di Luis Sepulveda

Il compianto Luis Sepulveda, stroncato troppo presto dal maledetto coronavirus, ha costruito in particolare su una storia, la sua parabola d’amore con i lettori e gli spettatori italiani. Un breve romanzo con la poesia di una favola per ragazzi, ma tanti riferimenti metaforici buoni per tutte le età. Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare uscì per Salani nel 1996, appena dopo l’edizione originale spagnola, scritto in realtà dall’autore in esilio ad Amburgo. Proprio l’esilio è stato un evento cruciale che ha inciso sulla biografia personale e sulla poetica di Sepulveda. Un esilio a cui fu costretto, amico di Allende e anarchico da più generazioni, dal regime liberticida di Pinochet, che l’aveva anche incarcerato e torturato.

La gabbanella e il gatto, il risveglio dell'animazione italiana

La poetica storia venne poi adattata in un film d’animazione di grande successo. La Gabbianella e il Gatto fu un vero momento di risveglio per i cartoni ideati per il cinema nel nostro paese. Prodotto da Cecchi Gori nel 1998, diretto da Enzo D'Alò, che aveva già diretto un altro successo animato due anni prima, La freccia azzurra, con le musiche di Paolo Conte.

Il film fu disegnato con la tecnica tradizionale, tanto che si parlò dell’enorme quantità di matite consumate nei due anni necessari per la lavorazione, con un budget di oltre 5 milioni di euro. Vinse un Nastro d’argento e il premio del pubblico al Festival di Montreal, incassando oltre 20 miliardi di lire, una cifra record per l’animazione italiana.

Apologo ecologista e sul rispetto delle diversità e per la tolleranza, La gabbianella e il gatto racconta di Kengah, gabbiano del mare del nord deturpata dal petrolio, che prima di morire affidò il proprio uovo al gatto Zorba (voce di Carlo Verdone), riuscendo a strappargli tre promesse: di non mangiare l’uovo, di averne cura finché non si sarebbe schiuso e di insegnare a volare al nascituro. L’orfana gabbianella, dal nome Fortunata, verrà poi adottata dalla comunità dei gatti, insieme ai quali si troverà a doversi scontrare con i ratti, vogliosi di uscire dalle fogne e prendere il potere in nome del Grande Topo (voce di Antonio Albanese). Nel film si sente anche lo stesso Sepulveda, che dà voce all’autore, al narratore.

Luis Sepulveda, uno scrittore sempre in cerca di una causa per cui combattere

Nonno anarchico spagnolo costretto a emigrare in Cile, figlio di un esponente del Partito comunista locale, Luis Sepulveda ce l’aveva scritto nei geni il suo impegno politico, nei confronti del quale non arretrò mai. Collaboratore di Allende, nel suo unico esperimento di governo socialista democratico in Cile, fu imprigionato e torturato più volte e costretto all'esilio dal regime di Pinochet. Prima rimase in Sud America, cercando altre cause per cui impegnarsi e combattere, come quella bolivarista in Guatemala, alla fine degli anni ’70, poi finì in Germania, ad Amburgo, negli anni 80, per la sua passione per la letteratura di quel paese. Lavorò in quegli anni come giornalista impegnato e testimone, viaggiando spesso ancora nel suo Sud America.

Dalla metà degli anni Ottanta si impegnò attivamente nella causa ambientalista con Greenpeace. Visse poi in Francia per molti anni, prendendo anche la cittadinanza francese, prima di tornare nel suo Cile nel 1989, tornando poi in Europa, a Gijon, nelle Asturie spagnole, sette anni dopo, vicino al suo grande amico scrittore Paco Ignacio Taibo II, guarda caso un altro esiliato: spagnolo costretto dal franchismo a emigrare per molto tempo in Messico. Proprio lì la morte, nell'aprile 2020, dopo aver contratto il coronavirus di ritorno da un convegno in Portogallo.

Come romanziere si è fatto conoscere e apprezzare con il suo primo lavoro, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, pubblicato in Italia nel 1993 da Guanda. Seguito da titoli come Il mondo alla fine del mondo, Diario di un killer sentimentale.

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