News Cinema

La Disney sgancia ufficialmente la bomba: si concentrerà sullo streaming a scapito della sala

1698

In un comunicato stampa, la Disney dichiara esplicitamente di voler privilegiare i contenuti streaming sulla produzione cinematografica: era nell'aria, ma ora è nero su bianco.

La Disney sgancia ufficialmente la bomba: si concentrerà sullo streaming a scapito della sala

Mentre infuriano le polemiche per Soul della Pixar spostato in streaming su Disney+ a Natale, eppure film d'apertura della Festa del Cinema di Roma giovedì 15 ottobre, qualcuno ha notato un passaggio esplosivo in un comunicato stampa ufficiale della Disney, riguardante uno spostamento del focus della Disney sullo streaming a scapito del cinema e della tv tradizionale. Prima di ragionare sulla portata e sulle conseguenze di questa decisione, isoliamo e traduciamo la frase, che si spera sia spiegata nella già pianificata riunione per gli azionisti il 10 dicembre. Il testo illustra una riorganizzazione dell'azienda, poi sgancia la bomba.

In questa nuova strutturazione, i tre gruppi della compagnia dedicati alla creazione dei contenuti saranno responsabili di produrre e consegnare contenuti per cinema, canali lineari e streaming, con il focus primario sui servizi di streaming della compagnia.
Leggi anche Soul in streaming, e le major senz'anima: un commento

La Disney e le major puntano sullo streaming: quali sono state le avvisaglie

In realtà stiamo già assistendo alle conseguenze di un processo che sembra sia stato amplificato e accelerato dalla pandemia di Covid-19, ma che aveva le sue basi iniziali nel fenomeno Netflix e poi nella presentazione della piattaforma di streaming Disney+, esplosa immediamente tra il novembre dell'anno scorso e la primavera di quest'anno. Se un pezzo da novanta come il Soul pixariano è stato dirottato su Disney+, già nei primi di settembre Mulan era stato proposto sulla piattaforma con una soluzione nuova, un "Accesso VIP" a pagamento prima dello sblocco per tutti gli abbonati tre mesi dopo. In precedenza negli States Frozen II e Onward erano stati caricati su Disney+ molto prima della chiusura della tradizionale "finestra" tra uscita in sala e disponibilità casalinga. Certo, c'era il lockdown, ma intanto i numeri di Disney+, nonché di servizi concorrenti come Netflix, sono esplosi anche grazie a questi raptus. Una major che non ha piattaforme proprietarie così forti ha giocato comunque la carta streaming portando gli esercenti cinematografici a imbestialirsi: ricordiamo il caso della Universal e Trolls World Tour, con i vertici che ipotizzavano un futuro di uscite in sala e streaming contemporanee. Un'altra realtà come la Warner, pur proponendo Tenet in sala, pare abbia alzato il budget di Justice League Snyder Cut, esclusiva della loro piattaforma americana HBO Max, da 30 a 70 milioni di dollari. Investimenti importanti, segnali da non sottovalutare.

Le conseguenze della scelta della Disney di privilegiare lo streaming

Si parla qui ovviamente di conseguenze a lungo termine, perché quelle a termine medio o immediato possiamo già sperimentarle, come abbiamo spiegato. Anche se le altre major si stanno muovendo nella direzione streaming, magari espandendola, la Disney diventerebbe, se le parole del comunicato fossero confermate nella riunione, il primo grande attore del mercato a dichiarare esplicitamente il sorpasso della fruizione casalinga su quella in sala. Considerando la mole di affari della corporation, il processo di emulazione dei concorrenti potrebbe partire molto in fretta (se non è già partito, con meno sfacciataggine e meno proclami), causando un vero terremoto nella filiera così come la conosciamo. A loro conviene? Come vi spiegammo, se un film come Mulan funziona a pagamento su uno streaming proprietario diffuso a livello capillare, si tagliano i costi dell'intermediario, con buona pace per quello che l'intermediario significa per la fruizione creativa e poetica del lavoro. Se non carichi un costo aggiuntivo, puoi usare il film come volano di marketing per il servizio (e Soul collocato il 25 dicembre suggerisce questa strategia). Verrebbe facilmente da pensare che, con il grosso degli eventi spostati sullo streaming e le produzioni medie americane che già da tempo cercano casa su Netflix e Amazon Prime Video, le sale possano defungere, oppure diventare esperienze elitarie con conseguente aumento dei costi del biglietto (anni fa l'aveva profetizzato George Lucas). Leggi anche Ben Affleck e il cinema dopo il Covid: da produttore, ha una sua idea del futuro che ci aspetta

La fine del cinema o un ritorno alle origini?

C'è uno scenario parzialmente fantastorico che vorremmo condividere con voi, a patto che lo prendiate con le pinze. Nel 1948 una legge negli States proibì alle major cinematografiche di possedere sale o catene, perché così facendo manipolavano e forzavano il mercato e la programmazione. Si restituirono libertà e identità agli esercenti, e in ultima istanza al pubblico stesso. Giusto per la cronaca, all'epoca la Disney non era una major, non si autodistribuiva nemmeno (iniziò nel 1953): le major erano Paramount, Metro-Goldwyn-Mayer, Warner Bros., 20th Century Fox, RKO, Universal, Columbia e United Artists. Ebbene, da quest'anno i cosiddetti "Paramount Decrees" sono decaduti! E' troppo immaginare che le major tornino a raccogliere i cocci delle sale chiuse e abbandonate dai rispettivi proprietari, per tornare alla pratica di controllare l'esperienza cinematografica così come controllano un Disney Store? Potrebbe esserci all'orizzonte un futuro di "sale tematiche" Disney, Warner, Universal, Sony etc etc, con programmazioni quasi simultanee alla presentazione in streaming? Dei "Warner Village reloaded" in contesti del tutto diversi? Con i piccoli che, se sopravvivono, alzano i prezzi tanto da vendere il fascino dell'esperienza prima della fruizione stessa?
E' una prospettiva troppo folle? Eppure, il caso di Netflix è significativo: pensate al fenomeno The Irishman dell'anno scorso (peraltro uno degli appuntamenti più osannati nella scorsa Festa di Roma), evento cinematografico poi poco dopo piazzato sulla piattaforma che l'aveva prodotto, una piattaforma che negli States già acquista sale storiche. Sia chiaro: nel caso di Netflix, Hastings ha dichiarato che l'azienda non è interessata a possedere catene, si muove sui cinema (guardacaso) con spirito simbolico promozionale. Ma che abbia sentito la necessità di specificarlo all'indomani della cessazione dei Paramount Decrees, lascia intendere al buon intenditor: qualcun altro ci sta pensando? Leggi anche L'Unione Esercenti Cinematografici Italiani dice: "Fermatevi" Leggi anche Disney, il CEO Bob Chapek chiarisce la posizione sul rapporto tra streaming e sale

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming