La classe e la sfortuna di Glenn Close, eterna sconfitta agli Oscar

-
1134
La classe e la sfortuna di Glenn Close, eterna sconfitta agli Oscar

Se ci è dispiaciuto davvero per qualcuno, in una cerimonia che sembra ormai svuotata di senso, tanto che in alcuni casi gli Oscar si potrebbero assegnare a sorteggio tra tutti i candidati, è stato per Glenn Close, questa signora dello spettacolo americano, che a quasi 72 anni si è vista soffiare l'ambita statuetta per la settima volta dalla (meritevole, per carità) Olivia Colman. Ci è dispiaciuto soprattutto perché merita da tempo questo riconoscimento e per una donna della sua età i ruoli di impatto, come quello che ha ricoperto magistralmente in The Wife, diminuiscono sempre più. Speriamo che l'Academy non si veda costretta, come ha fatto altre volte nel corso della sua storia, ad assegnarle un tardivo Oscar alla carriera. Del resto a Glenn Close manca solo quello: si fregia infatti di tre premi Tony, un Obie, tre Emmy, due Golden Globe e un premio della Screen Actors Guild.

Nata in una famiglia ricchissima (il padre era il medico personale del dittatore dello Zaire, Mobutu, e la madre una ereditiera), all'età di 7 anni vede la sua vita stravolgersi quando i genitori entrano in una setta, la MRA (il Ri-armo morale) e la portano a vivere in una specie di comune che detta legge su tutto. A salvarla è la recitazione e a scoprirla, in una pièce teatrale, è il regista George Roy Hill, che la vuole in Il mondo secondo Garp, dal romanzo di John Irving, con Robin Williams (di cui interpretava la madre) e John Lithgow. È il suo primo ruolo cinematografico e la prima nomination, nel 1983, come miglior attrice non protagonista, ma a sconfiggerla è Jessica Lange che vince per Tootsie. L'anno successivo si distingue nel corale Il grande freddo di Lawrence Kasdan e ottiene la seconda nomination. Ma stavolta a spuntarla è la catatterista Linda Hunt, per Un anno vissuto pericolosamente di Peter Weir, al suo secondo ruolo cinematografico, che resterà anche quello di maggior rilievo.

La terza nomination in tre anni, sempre come non protagonista, la ottiene nel 1985 per Il migliore, con Robert Redford e Robert Duvall, ma sulla sua strada trova la grande veterana del teatro inglese Peggy Ashcroft, che vince la statuetta per Passaggio in India. Sempre in cerca di nuove sfide e nuovi personaggi, Glenn Close lavora stabilmente per tutti gli anni Ottanta e a fine decennio arrivano la quarta e quinta nomination, stavolta come miglior attrice protagonista: nel 1988 per il ruolo della stalker psicopatica di Michael Douglas nel thriller Attrazione fatale viene battuta dalla cantante e attrice Cher per Stregata dalla luna. Nel 1989 è straordinaria nella parte della marchesa Isabelle de Merteuil in Le relazioni pericolose di Stephen Frears e tutti la danno come favorita. Ma, a sopresa, è Jodie Foster per il thriller sullo stupro Sotto accusa a vincere il suo primo Oscar.

Poi, premi, lodi e acclamazioni, molto lavoro televisivo e teatrale, un personaggio iconico come Crudelia De Mon nel live action La carica dei 102, ma niente più candidature fino al 2012, per il film Albert Nobbs, in cui interpreta il ruolo maschile di un maggiordomo. Ma anche stavolta, niente da fare: è la plurinominata e già vittoriosa Meryl Streep con The Iron Lady a toglierle questa soddisfazione (con quella per lei è la terza vittoria). Quest'anno, per The Wife, il traguardo sembrava a portata di mano, ma a vincere è stata Olivia Colman, bravissima attrice inglese, fino a ieri famosa più per i molti ruoli televisivi che per quelli cinematografici (pochissimi), che è stata preferita per il suo ritratto della capricciosa, infelice e grottesca regina Anna nel film di Yorgos Lanthimos La Favorita. Glenn Close non ha battuto ciglio e ha incassato l'ennesima sconfitta con classe ed eleganza, come al solito. Peccato, perché l'Oscar era così vicino... so Close, eppure, per la settima volta, si è volatilizzato, e un'attrice così eclettica, mattatrice sia al cinema che a teatro, se lo meritava tutto.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Lascia un Commento
Lascia un Commento