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La Berlinale si avvia alla chiusura con Robert Pattinson sul red carpet

Quello di Berlino è un festival particolare. La sua data ufficiale di chiusura è domenica, ma la premiazione si terrà sabato sera. E gli ultimi film “nuovi” del programma sono stati presentati oggi.



Quello di Berlino è un festival particolare.
La sua data ufficiale di chiusura è domenica, ma la premiazione si terrà sabato sera. E gli ultimi film “nuovi” del programma sono stati presentati oggi.
Procediamo con ordine.

Il Concorso si è chiuso con Rebelle, produzione canadese diretta da Kim Nguyen che racconta una dura e disperata storia tutta africana.
Ambientato in un non meglio specificato paese dell’Africa sub-sahariana, il film segue la tragica odissea di Komona, una ragazzina di 12 anni rapita dal suo villaggio dai guerriglieri impegnati in una sanguinosa guerra civile. Komona verrà trasformata in un soldato e poi, dopo poco tempo, verrà ritenuta una strega in grado di prevedere le mosse del nemico e aiutare nella vittoria finale. Dopo circa un anno, fuggirà assieme ad un giovane guerrigliero che s'innamora di lei, e con lui sembrerà trovare la serenità: ma il passato tornerà a perseguitarla, fisicamente e fantasmaticamente, in senso metaforico e non.
Quello di Nguyen è l’ennesimo esemplare di film di dichiarato impegno sociale che nel festival tedesco tendono ad abbondare: ma va riconosciuto al regista di non essersi appoggiato con facilità al suo tema (lo strazio della violenza e delle guerre civili in Africa, i bambini-soldato e vi dicendo) ma di aver cercato di strutturare la storia secondo coordinate estetiche e narrative che potessero elevare Rebelle anche dal punto di vista cinematografico.
Lontano dall’estetica pauperista che di solito caratterizza il cinema africano o che l'Africa la racconta, così come dalle sue spettacolarizzazioni hollywoodiane, a Rebelle va il merito di non eccedere mai né nel naturalismo né nelle estetizzazioni, trovando in una storia che per sua natura mescola all’interno realismo e delirio “magico” una chiave registica di qualche interesse. E la forza del racconto ne ha guadagnato.
Di qui però a saper scartare davvero, e trovare realmente uno spunto identitario forte da garantire l’elevazione dallo standard medio del genere, ce ne passa.
Voto: 2 e 1/2

La giornata odierna a Berlino, però, si svolta nel segno di Robert Pattinson.
L’idolo di milioni di ragazzine in tutto il mondo (e di molte delle loro mamme) è sbarcato nella capitale tedesca per presenziare all'anteprima di Bel Ami, film tratto dall’omonimo romanzo di Maupassant e diretto a quattro mani dagli esordienti Declan Donnellan e Nick Ormerod.
Il divo di Twilight veste quindi i panni di George Duroy, ex soldato di povere origini protagonista di una spietata e cinica scalata sociale attuata passando per i letti e i cuori delle influenti mogli degli uomini più potenti della Parigi di fine Ottocento. Donne interpretate da Uma Thurman, Christina Ricci, Kristin Scott-Thomas.
Il tema alla base della storia di Maupassant è tutto sommato ancora di forte attualità (sia nella declinazione al maschile che in quella al femminile), soprattutto perché coinvolge non solo questioni finanziarie o di prestigio ma anche politiche: e allora infastidisce ancora di più che questo Bel Ami sia un film nel quale il cinema latitita e la noia abbonda.
Evidentemente i realizzatori hanno ritenuto che piazzare primi piani del faccione di Pattinson a tutto spiano potesse essere sufficiente: forse lo sarà per attirare al cinema orde di fan adoranti, ma di certo non per risultare soddisfacente per chi cerca qualcosa di più.
Complice anche una sceneggiatura carente, che riduce il suo personaggio a una macchietta nevrotica, a Pattinson non rimane altro che cercare di fare faccette, lanciare sguardi torvi e sofferenti, sfoggiare sorrisetti tra lo schifato e il compiaciuto e esibirsi in tormenti alla James Dean. Peccato che Dean fosse un attore di ben altro calibro, e poteva permetterselo.
In questo quadro, è al di sotto dei suoi standard persino Scott-Thomas, mentre Thurman si limita al pilota automatico e Ricci esibisce qualche seno e qualche fianco per cercare di rincuorare il pubblico maschile eterosessuale. O quello femminile omo-.
Non tutto però è perduto: Bel Ami potrebbe sempre ambire a diventare un cult trash.
Senza voto.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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