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L’uomo della pioggia: il film che ha strappato Matt Damon ai fast food

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L'adattamento del romanzo di Grisham diretto da Francis Ford Coppola ha offerto all'attore il suo primo ruolo da protagonista, aprendogli le porte del successo.

L’uomo della pioggia: il film che ha strappato Matt Damon ai fast food

Dopo Il padrino - Parte III e Dracula di Bram Stoker, e dopo la pausa "ludica" della commedia Jack, Francis Ford Coppola dirige il legal-thriller L'uomo della pioggia, adattamento dell'omonimo romanzo di John Grisham uscito nel 1995. Siamo nel 1997 e il film, costato 40 milioni di dollari, ne guadagna poco più di 45 negli Stati Uniti. Le critiche sono positive, ma il regista e la produzione dicono di non avere molto da festeggiare. La loro pietra di paragone è un altro thriller da un libro di Grisham, Il Socio, che ha raggiunto un incasso che supera di 6 volte il costo del film. C'è da dire, però, che all'epoca dei fatti Matt Damon non aveva né la fama né il carisma di Tom Cruise, e nemmeno l'esperienza, visto che il protagonista della saga di Mission: Impossible aveva già all'attivo Top Gun e Nato il quattro luglio, mentre il futuro Jason Bourne aveva solo 27 anni e 8 film alle spalle. L'uomo della pioggia offrì all'attore il suo primo ruolo da protagonista, imponendolo all'attenzione generale. Coppola pensò bene di affiancargli tre mostri sacri e una bella ragazza diciassettenne, vale a dire John Voight, Danny De Vito, Mickey Rourke e Claire Danes. Il regista si mantenne fedelissimo all'opera di partenza, mandando letteralmente in brodo di giuggiole John Grisham, il che, se ci pensiamo, non è poco.

L'uomo della pioggia: da Grisham a Coppola

L'avventura de L'uomo della pioggia è cominciata in un aeroporto. Temendo di annoiarsi durante un volo, Francis Ford Coppola decise di comprarsi un libro, non un mattone, ma qualcosa di leggero, movimentato e teso. Fu così che scelse, fra tanti best seller, "L'uomo della pioggia" di John Grisham. Il romanzo lo appassionò talmente tanto, che lo lesse tutto d'un fiato e, una volta sceso, decise che quello sarebbe stato il suo prossimo film. Il regista aveva molto amato i personaggi della storia e la loro finezza psicologica, e aveva apprezzato il fatto che il cattivo non fosse un serial killer. In più - ma questo lo abbiamo scoperto in seguito - il buon Francis aveva speso una grande quantità di denaro, investendo nella sua vigna nella Napa Valley, e aveva quindi bisogno di verdoni, e allora perché non puntare sul sicuro successo della trasposizione di un romanzo del più celebre e quotato autore di gialli giudiziari del tempo? Fu lo stesso Coppola a scrivere la sceneggiatura del film e si ritagliò anche il ruolo di produttore esecutivo. John Grisham fu consultato in merito ad alcuni snodi narrativi e, quando vide il film, disse, tutto contento: "E’ il miglior adattamento di un mio libro che un regista abbia mai fatto. Adoro questo film, è fatto benissimo". Coppola aveva rispettato quasi alla lettera il romanzo di partenza, aggiungendo poche cose: un inseguimento in ambulanza e alcune inquadrature di piccoli di squalo che nuotavano in un acquario. Il regista volle sviluppare l'umorismo contenuto nell'opera di partenza -  e ci riuscì grazie all'interpretazione di Danny De Vito - senza però dimenticare di denunciare l'avidità delle compagnie di assicurazione.
"L'uomo della pioggia" è il sesto romanzo di John Grisham, che all'epoca aveva già scritto "Il momento di uccidere", "Il socio", "Il rapporto Pelican", "Il cliente", "L'appello", diventati tutti dei film, due dei quali con Gene Hackman. Mentre girava, Francis Ford Coppola parlava spesso di John Grisham. Era solito dire: "Ah, quel Grisham… ha proprio tutto: è affascinante ha talento, è bello, è ricco, però… non è italiano!".

Matt Damon al suo primo ruolo importante

Quando Matt Damon venne scelto come interprete principale de L'uomo della pioggia, aveva recitato solo in Mystic Pizza, Scuola d'onore, Geronimo e Il coraggio della verità, se non si contano un paio di camei in altri film. Per quest'ultimo, diretto da Ed Zwick e con protagonista Denzel Washington, l'attore si era davvero speso, perdendo parecchi chili in modo da rendere credibile il personaggio che doveva interpretare, che era un eroinomane. Quando arrivò sul set, Damon era ancora magrolino, e impiegò diverse settimane a tornare in forma e a riacquistare energie. Avvertiva un grande timore reverenziale nei confronti dei suoi compagni di lavoro, in particolare John Voight, che non osava guardare negli occhi. Era felicissimo, poi, di dividere delle scene con Mickey Rourke, che era stato uno dei suoi idoli adolescenziali. Quando i due si incontrarono, il primo giorno di riprese, Rourke lo prese per un braccio e gli lesse per intero il "Riot Act". Tempo dopo, mentre giravano in una zona pericolosa di Memphis, tenuti d'occhio dalla polizia locale, Mickey gli disse: "Francis Ford Coppola ti ha voluto per questo film, è una cosa importante, è come se avesse annunciato a Hollywood che hai un futuro. Quindi non fare quello che ho fatto io. Non rovinare tutto".
L'uomo della pioggia fu girato in Napa Valley, nella tenuta vinicola di Coppola, posto meraviglioso che Damon guardava con estatica meraviglia. "Che luogo magnifico" - avrebbe commentato più tardi - "soprattutto per me che fino al giorno prima mangiavo da Burger King". Il regista fu molto comprensivo con il giovane Matt, che nel frattempo aveva chiesto consigli a un altro Matt: Matthew McConaughey. L'attore texano aveva recitato ne Il momento di uccidere, e con il suo accento del sud gli disse: "Stai tranquillo, tutto andrà bene".

Per Matt Damon la cosa più bella delle riprese è stata lavorare con Teresa Wright, il cui ultimo film è proprio L'uomo della pioggia. L'attrice fu gentile e premurosa con Damon, e per il suo compleanno andò a comprargli dei fiori. Last but not least, l'attore ha avuto modo di incontrare John Grisham, che ha voluto essere presente alla prima lettura del copione.
Matt Damon ha girato contemporaneamente L'uomo della pioggia e Will Hunting - Genio ribelle. Inizialmente non doveva essere lui il protagonista del secondo, ma quando Harvey Weinstein ha visto che Coppola lo aveva reso interprete principale de L'uomo della pioggia, si è detto: "Lo faccio anche io".

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