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L'ultima ruota del carro - sul set del nuovo film di Giovanni Veronesi

Il regista toscano dà a Elio Germano la parte di un "vero" traslocatore: un uomo buono e onesto che guarda quarant'anni della nostra storia.


Giornata di set come spettatori di una versione punk de La locandiera. Ricky Memphis, Virginia Raffaele, Alessandra Mastronardi e Sergio Rubini assistono alla rappresentazione, nelle prime file anche Elena di Cioccio con cresta fucsia, tanto metallo e minigonna scozzese. Suona il cellulare di Rubini e tutti si girano confusi. Dopo un po’ vediamo anche Elio Germano, capelli folti con riga da una parte e vestito grigio, ma non è di scena.
Arrivano anche Antonello Venditti e Carlo Verdone ma sono passati solo a fare un saluto. C’è Giovanni Veronesi dietro la macchina da presa, siamo ad inizio anni ’90 e, al teatro Vascello di Roma, si gira una scena de L’ultima ruota del carro.

Il regista toscano lascia volontariamente la sua zona di comfort (Manuali e comicità pura) per dedicarsi ad un film che, attraverso il suo protagonista, racconta quarant’anni della nostra storia.
Colpito dalla vita normale di Ernesto, un traslocatore romano, Veronesi affida la parte ad Elio Germano e srotola con divertimento, gioia e tristezza, le vicende italiane che hanno fatto da sfondo al suo onesto percorso.
“Ernesto è un soldato semplice, genuino, una mosca bianca già allora - ci dice Veronesi in una pausa dalle riprese. La mia intenzione era tanto quella di attraversare molti anni di fatti, mode e sconvolgimenti del nostro paese, quanto, ancor di più, mostrare semplicemente un uomo che si distingue per l’onestà di fondo. E’ un sopravvissuto che crede nell’amore, nel lavoro, nella quotidianità straordinaria della sua vita matrimoniale”. La moglie di Elio Germano è Alessandra Mastronardi: “Angela è un’osservatrice di tutto, un personaggio puro, quasi cristallino, molto bello da interpretare e da abbracciare nella sua naturalezza”.
Ispirato quindi ad una storia vera, con tutte le aggiunte poetiche del caso, il film grazie ai mille su e giù di Ernesto, scarico e carico mobili in tante case diverse, ci traghetta nelle varie epoche, nei fatti veri che fanno da sfondo e contorno di una vita.
L’Italia in bianco e nero dei 60, la tensione sociale dei 70, il rampantismo anni Ottanta, e poi Mani Pulite, Berlusconi fino ai giorni nostri. Speranze certe e delusioni, scandali e svolte entusiasmanti si alternano, guardate a vista da un uomo perbene.

Veronesi che aveva in progetto di fare un altro film ha detto: “Questa storia mi è arrivata addosso e non era un’occasione da lasciarsi sfuggire. Il vero Ernesto mi ha raccontato che il giorno della morte di Aldo Moro aveva un trasloco proprio in via Caetani...”.
Un set più serio? Un esperimento più maturo? “In realtà questo film è più ambizioso nelle parole che nei fatti. Ma certamente è impegnativo, come lo è la commedia pura alla quale faccio riferimento. Quella in cui la risata è solo una parte perché c’è molto di più. Tutte le sfumature tragiche e leggere che rendono autentica una storia”.
Sarà per questo che Elio Germano ha accettato subito il ruolo, invecchiare e ringiovanire tutti i giorni non è uno scherzo “la parte di Ernesto è stata un'occasione straordinaria - racconta l’attore. Lui è una persona perbene in un mondo permale e sento un certo onere a restituirlo nella sua complessità. Da parte di Giovanni fare questo film, impegnativo sotto molti aspetti, è stato coraggioso. Se vogliamo anche un segnale importante, in un periodo di crisi ha deciso di fare qualcosa che mettesse in gioco le grandi capacità artigianali del nostro cinema, per le quali essere fieri”.
Gli altri testimoni di questo viaggio sono Ricky Memphis, amico stretto di Germano che, al contrario di lui, segue furbescamente la corrente, prima è socialista poi berlusconiano; Virginia Raffaele, star televisiva di grande talento, nel suo primo ruolo non caricaturale interpreta una determinata e arrivista segretaria degli anni Ottanta; Sergio Rubini, un arrampicatore sociale corrottissimo: “sono responsabile di una società di servizi inutile, una delle tante che conosciamo bene. E anche lui conosciamo bene, perché è un imbroglione non più di altri, uno di quegli uomini che si riciclano sempre in qualche modo e cercano di contaminare anche la gente onesta. Faccio un ruolo che rientra ahimè nella normalità italica a cui ci siamo abituati”.

Si ha la netta sensazione che il risultato di questa “grande cavalcata” sia un cambio di direzione molto desiderato da parte del regista che ci conferma sorridendo “anche qui ci saranno il mare e gli ospedali. Mi sono accorto (lo scrive sul diario del set che tiene su twitter) che in effetti li metto in tutti i miei film, un segno di continuità andava trovato”. L'ultima ruota del carro, prodotto da Fandango in collaborazione con la Warner Bros, uscirà nei cinema solo nel novembre 2013. Un’opera ambiziosa, un progetto “divertente e disperante” dove al centro, ma sempre un po’ a rimorchio, troviamo un uomo onesto.

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