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L'odio: 25 anni fa il film con Vincent Cassel aggrediva i cinema

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Diretto da Mathieu Kassovitz che grazie a questo film vinceva il premio alla regia al Festival di Cannes, L'odio compie 25 anni e non perde un grammo della sua forza dirompente.

L'odio: 25 anni fa il film con Vincent Cassel aggrediva i cinema

Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani.
Mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro, il tizio per farsi coraggio si ripete:
"fino a qui, tutto bene... fino a qui, tutto bene... fino a qui, tutto bene".
Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio.

Tempo fa su questo sito fu pubblicato un articolo che celebrava i 20 anni dall'uscita de L'odio, opera seconda di Mathieu Kassovitz. Un altro lustro si è consumato e l'anniversario è diventato oggi 25ennale. Il film non cessa di essere una voce fuori dal coro. Una voce di protesta, una voce di aiuto. La sopravvivenza urbana continuiamo a sperimentarla a più livelli e in tutti i paesi, non soltanto in Francia. Le parole qui sotto sono state scritte cinque anni fa e non c'è ragione di cambiarle.

27 Maggio 1995.
L'edizione n. 48 del Festival di Cannes premia con la Palma d'Oro il film Underground di Emir Kusturica e con il Grand Prix l'opera Lo sguardo di Ulisse di Theo Angelopoulos. Il riconoscimento per la miglior regia, però, ha un peso nettamente maggiore in termini artistici. A conseguirlo è un giovane francese di 27 anni al suo secondo lungometraggio, Mathieu Kassovitz.
Un premio per la regia a 27 anni al Festival di Cannes.
François Truffaut ebbe la stessa ricompensa a quell'età nel 1959 per I 400 colpi.

All'impatto artistico di La haine (questo il titolo originale) fa eco quello sociale quando il film "aggredisce" pochi giorni più tardi le sale francesi, il 31 maggio 1995. Con quest'opera Kassovitz sferra un pugno nello stomaco della Francia nazionalista e fiera di sé, pone domande scomode su come possa formarsi l'odio tra i giovani delle banlieue e la polizia accusando indirettamente la politica di trascurare il fenomeno e di non comprenderne le radici.
Girato a colori, è successivamente in fase di montaggio che Kassovitz associa la potenza estetica del bianco e nero con i contrasti razziali della storia che racconta. Le immagini sono sovraccariche di aria irrespirabile, infiammabile, in cui basta una scintilla per far esplodere il dramma. Le 24 ore di vita di Vinz, Saïd e Hubert sono un viaggio di quotidiana sopravvivenza sociale tra minoranze etniche, borghesia parigina, forze dell'ordine e rivendicazione/ricerca di una scomoda identità.

L'odio ha un grande impatto mediatico, lancia le carriere di Mathieu Kassovitz e di Vincent Cassel (protagonista di un'interpretazione straordinaria) e lascia un segno profondo nella cinematografia francese.
Le 50 immagini della photogallery qui sotto, permettono di ripercorrere il film in ordine cronologico. Scorrendole si può sentire il ticchettio della storia, una bomba ad orologeria pronta alla deflagrazione.

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