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L'Inganno Perfetto: il nostro incontro con Helen Mirren e Ian McKellen

E' da oggi nei cinema italiani il thriller diretto da Bill Condon, con protagonisti due mostri sacri del cinema inglese e mondiale.

L'Inganno Perfetto: il nostro incontro con Helen Mirren e Ian McKellen

Il lungimirante regista Bill Condon ha fatto benissimo a portare insieme sul grande schermo Helen Mirren e Ian McKellen, protagonisti di L'inganno perfetto.
Tra i due, amici di lunga data e colleghi a teatro, l'alchimia è perfetta, e perfetta è anche la trama di questo thriller dove niente è ciò che sembra a prima vista. La pellicola è tratta dal romanzo omonimo di Nicholas Searle e si svolge tra Londra e Berlino, dove l'esperto truffatore Roy Courtnay riesce ad orchestrare un incontro online con la ricca vedova Betty McLeish. Ma quella che doveva essere una della sue tante truffe si rivela più complicata del previsto.

Abbiamo incontrato questa magnifica coppia di attori in occasione della presentazione del film a Londra, e ne è nata una bellissima chiacchiereta su cosa significa essere attori, e perché non li vedremo mai andare in pensione.

Come è stato per voi lavorare insieme per la prima volta in un film?
Ian McKellen: Come al solito, un gran divertimento.
Helen Mirren: Sì, è stato davvero un gran divertimento, sa, lavorare al cinema e lavorare a teatro, cosa che abbiamo fatto, è una relazione completamente diversa.
Sono due cose diverse: è diverso l’impegno, è diversa la recitazione, gli orari. Ian ha lavorato altre volte con Bill, per cui questo per me è stato un vantaggio, perché si conoscevano già molto bene, e hanno questo rapporto molto tranquillo per cui sono arrivata su un set dall’atmosfera totalmente conviviale. Dove tutto era a regola d’arte.
Non posso dire altro che per me è stata un’esperienza meravigliosa.
IMK: Bill crea ogni volta una atmosfera meravigliosa, di cui è sempre consapevole e ne è a capo in ogni momento.
Ne gioisce allo stesso modo come se non ne fosse lui l’artefice, ma in realtà c’è davvero tanta consapevolezza dietro.
Mi ricordo sul set de La Bella e la Bestia, in una giornata particolarmente impegnativa, con moltissime comparse sul set e tanti tecnici ognuno dietro ad una macchina da presa, era assolutamente a suo agio e allo stesso tempo aveva il controllo totale della situazione, in un modo rilassato e consapevole. In più è sempre disponibile. Sempre.
HM: È così. Ian ed io abbiamo lavorato entrambi molto a teatro, e abbiamo questo modo di fare in teatro, che non è un atteggiamento, è proprio una necessità, devi andare avanti. A teatro si va avanti. Non c’è tempo per gli attacchi isterici o per le assurdità. Alle 7.30 si apre il sipario e tu vai in scena.
Ecco, credo che questo atteggiamento ce lo portiamo dietro, Ian ed io. Inoltre era un film a basso budget, e la produzione è stata frenetica. Per cui un motivo in più per essere disciplinati.

Guardarvi sullo schermo insieme fa venire in mente solo una cosa: professionalità totale. Non voglio sembrare solo una fan, ma davvero, siete incredibili. Ingannare gli altri viene meglio con l’età e l’esperienza?
HM: Uhm domanda interessante.
Ingannare… in più siamo anche attori, eh?
Che ne dici Ian?
Io, io ho sempre pensato che nella vita reale gli attori siano dei pessimi bugiardi. Assolutamente incapaci di mentire.
Proprio perché la gente in generale pensa che gli attori recitino sempre. Di conseguenza che mentono sempre. Ma assolutamente non è così.
IMK: La cosa più difficile che un attore possa chiedere a se stesso è Chi sono? Chi sono ora? A chi mi sto presentando? Cosa sto eliminando [dalla mia personalità] per essere accettato?
Ma credo che in generale sia un atteggiamento molto umano, che hanno davvero tutti.
Il mondo è un palcoscenico… Comunque è vero che ci svegliamo la mattina e decidiamo cosa indossare e a seconda del ruolo che ci diamo, ci comportiamo di conseguenza.
Se stasera esci con degli amici, poi, cambi di nuovo costume. Lo facciamo sempre. Lo facciamo tutti.
HM: Io credo che in realtà usiamo la verità come punto di forza.
E questo rientra nella mia teoria che gli attori siano dei mentitori terribili. Perché dobbiamo sempre trovare la verità dentro di noi, dentro un ruolo, dentro un personaggio.

E voi? Avete mai mentito per ottenere qualcosa? Anche solo bugie innocenti? HM: Ma certo, le bugie innocenti sono all’ordine del giorno. Che pranzetto delizioso, quando in realtà era piuttosto mediocre. Che vino fantastico, quando sapeva di tappo. Per non parlare di quando ci si fanno i complimenti dietro le quinte, Che interpretazione eccellente… Mentiamo tutti.
IMK: Sì, anche io mento. Spesso anche per proteggere l’altra persona, no?
HM: I bambini no, i bambini sono tremendi. Perché hai tutte quelle rughe sulla faccia? (ridiamo tutti)

Che cosa vi ha attratto come prima cosa nel progetto di questo film?
HM: È un film con tantissimi colpi di scena. Ed è proprio questa qualità ad avermi attratto molto.
In più c’è anche molta profondità. Non era il solito film soufflé. Queste due qualità insieme, che trovo rare, me l’hanno fatto apprezzare moltissimo.
IMK: Di solito quando Bill mi chiama per un film, la prima cosa che gli chiedo è, Quando cominciamo?
Onestamente all’inizio la trama non mi aveva preso, ma poi è arrivata Helen, e alla fine l’ho fatto per Bill.
Insomma, quando qualcuno ti invita ad una festa tu ci vai a prescindere. Poi, con Bill Condon vai davvero sul sicuro, sai già che i costumi saranno fantastici, il resto del cast pure, la produzione ti coccola per cui, cos’hai da lamentarti? Oddio, a me è capitato, specialmente quando lavori con qualcuno che non conosci, capita di fare qualche telefonata…

Il personaggio di Roy è avido e fa quello che fa anche per puro divertimento. Qual è il vostro rapporto con i soldi e la ricchezza?
IMK: Io mi do da fare con la ricchezza di Helen!
HM: Ian è molto metodico in questo!
IMK: Non ho assolutamente niente in comune con Roy. Non sono abbastanza intelligente per essere così ambiguo.
HM: Ci sono molti Roy là fuori, e molte donne come Betty. Anche donne che si comportano come Roy, anzi, forse la percentuale è più alta in questo caso.
Per tornare ai soldi, non so se posso parlare anche per Ian, ma credo sia lo stesso anche per lui, da artista, da attore, davvero non cominci a farlo per i soldi.
E se cominci per questo, sei perduto.
Perché è assolutamente improbabile fare soldi, l’ottanta per cento degli attori sono senza lavoro.
E da giovane, quando cominci, sai già che ti troverai in un mondo di incertezza economica, di paghe basse, quando ti pagano, di sforzi enormi, per cui, non lo fai per i soldi.
Lo fai perché non puoi farne a meno, è la tua forma d’arte.
E se poi, hai l’incredibile fortuna che è toccata a Ian e me, di avere successo, e di essere pagati cifre mai lontanamente sognate per un film, non siamo molto bravi a gestirli [i soldi]. Là fuori ci sono attori anche molto intelligenti che hanno perso tutto.

Posso chiedervi perché lavorate ancora così tanto? Non voglio essere irrispettosa, ma ci pensate mai a ritirarvi?
IMK: E per fare cosa, scusi?
Io non ho nipoti, non ho una famiglia nel senso di avere quel genere di responsabilità, se non ho un progetto mi annoio a morte. Qualche anno fa mi sono preso sei mesi sabbatici. I mei amici mi hanno costretto a tornare a lavorare. Ero diventato insopportabile.
HM: Il motivo per cui non smettiamo è lo stesso motivo per il quale abbiamo iniziato.
Quando abbiamo accettato il nostro primo lavoro: è quella spinta, quella spinta creativa che non puoi reprimere. Che ti causa anche grande dolore, grande frustrazione. Che ti crea scompensi psicologici ed è sempre lì a sfidarti. E credo sia lo stesso per un musicista, un pittore, o uno scrittore. Non ci si ferma. Non puoi fermare questo motore.

Vi ricordate quando vi siete incontrati la prima volta e le impressioni che avete avuto l’uno dell’altra?
[Si guardano, fanno smorfie, ridono]
IMK: Mi ricordo che non abbiamo mai avuto una storia! Ma mai dire mai.
HM: Non ne abbiamo la più pallida idea.

Sipario



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