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L'Immortale è al cinema: ce ne parlano gli sceneggiatori

Scopriamo com'è nata l'idea di riportare in vita Ciro Di Marzio, grande antagonista della serie tv Gomorra, in un film tutto per lui.

L'Immortale è al cinema: ce ne parlano gli sceneggiatori

Per tutti gli appassionati di Gomorra: La serie e della bravura di Marco D'Amore, che torna a interpretare Ciro Di Marzio nel film L'Immortale, dirigendo il film a lui dedicato, di cui vi abbiamo già ampiamente parlato, l'attesa è finalmente terminata. Dal 5 dicembre in sala in 450 copie potremo scoprire cosa è veramente successo quella fatidica notte in cui il corpo apparentemente senza vita dello spietato killer è affondato nelle acque del Golfo di Napoli e come si è formata l'educazione criminale del giovane Di Marzio negli anni Ottanta del dopo terremoto. Gli autori del film sono in buona parte gli stessi della serie: Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli con Marco D'Amore, Francesco Ghiaccio e Giulia Forgione. Loro ci hanno raccontato in conferenza stampa qualche curiosità sul film, ma soprattutto ci hanno ricordato che la base su cui si appoggia il successo di una serie o di un lungometraggio è la narrazione, e che la qualità e il senso della scrittura sono fondamentali al pari della regia, delle interpretazioni e di tutto quello che contribuisce a crearli. Leonardo Fasoli, veterano della serie, ha rivelato che anche la apparentemente bizzarra resurrezione di Ciro ha in realtà un precedente storico nell'ambiente:

Siamo partiti dal personaggio e da alcune storie reali, ad esempio c'era un famoso boss, O’ Malommo (Antonio Spavone, ndr), uno dei primi grandi boss della camorra napoletana, a cui spararono in faccia con un fucile a canne mozze e rimase vivo, per cui siamo partiti da queste suggestioni accadute in questo mondo e dal rimanere vivo malgrado le circostanze avverse. E nel caso del personaggio di Marco, Ciro di Marzio, era adatto perché per lui era sempre stata una sorte di condanna la vita, e dunque l'immortalità, in una serie in cui continuamente i protagonisti muoiono, ci sembrava una caratteristica importante proprio per via del personaggio.

Maddalena Ravagli ci dimostra che la scrittura della serie e, in questo caso, del film, è tutt'altro che casuale e improvvisata, ma è frutto di una profonda riflessione:

L'altra sera stavo rileggendo un passo di Virginia Woolf e mi ha fatto venire in mente quello che c'è stato alla base della strutturazione narrativa del film, che si compone di una linea presente - cosa succede a Ciro in realtà, come se fosse un ideale proseguimento della terza stagione, quando suo malgrado si accorge di non essere morto - e una linea che racconta la sua condanna a non morire, che nasce col fatto di sopravvivere al terremoto di Napoli. Virginia Woolf diceva che le emozioni appartengono solo al passato e non al presente, perché l’emozione ha bisogno di un certo tempo di espansione per raggiungere la coscienza, come se dovesse penetrare i vari strati che ci sono dentro di noi prima che riuscissimo a capire il peso reale di quell'emozione, cosa quell'emozione ha portato a quel personaggio. Secondo me questa riflessione di Virginia Woolf racconta perfettamente il viaggio che Ciro bambino fa e quello che è il rapporto tra questo e la presa di coscienza che ne fa Ciro adulto, come se fosse arrivato a una specie di terza vita. Dopo aver fatto un grandissimo cammino dove apparentemente Ciro pensa di non avere più niente da scoprire di se stesso, in realtà ecco che quello che è stato l'episodio fondante, che non è solo il terremoto ma il rapporto con questo padre disfunzionale, raggiunge una piena elaborazione. Il tentativo era riuscire a incastrare queste due cose in una maniera forte e armoniosa, e speriamo di esserci riusciti.

Di emozioni hanno parlato Francesco Ghiaccio e Giulia Forgione:

Io ricordo perfettamente l'emozione che ho provato quando abbiamo sentito di aver chiuso la storia, mi sono sentito un po' quel bambino di tanti anni fa che, seduto al tavolo di cucina insieme agli zii e ai genitori, guardava i grandi film che sono rimasti nell'animo del cinema italiano e di tutti noi spettatori. Io ho provato qualcosa di simile e mi auguro che questo film possa trasmettere questa grande voglia di assistere alle grandi storie, perché era un po' nell'aria e finalmente adesso è diventata materia viva, un'emozione che deve adesso e poi restare negli anni a venire, come  gli esordi dei grandi registi e dei grandi attori.
Per me è stato molto interessante poter lavorare a questo progetto con tutti loro e sicuramente era anche una sfida rispetto alla serie che normalmente non ha flashback e affrontare tutta la parte della storia precedente. Quindi è stato fortissimo anche potersi aprire e avere la possibilità e il privilegio di raccontare questa emozione che tutta la parte del passato, dialogando costantemente col presente, riesce a portare. Effettivamente c'era questo momento emotivo anche mentre giravamo nel vedere queste scene, quel passato con quei bambini, era emozionante sia in fase di riprese che di scrittura e spero che questa emozione arrivi a chiunque guardi il film.

Se siete tra quegli spettatori che al cinema chiedete anche di scuotervi e farvi riflettere, oltre che intrattenervi e divertirvi, siamo sicuri che andrete a vedere L'Immortale, e proviate mafari quello che gli autori del film e della serie vi augurano.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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