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L'Immortale al cinema continua la sua marcia trionfale e riaffiora il tema del rischio di emulazione

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In occasione dell'uscita del film si è riaperta, puntuale, una polemica vecchia come il cinema. Ecco cosa hanno risposto in merito produttori e autori.

L'Immortale al cinema continua la sua marcia trionfale e riaffiora il tema del rischio di emulazione

Come già accaduto in tv con Gomorra, in occasione del grande successo de L'Immortale, il film adesso al cinema che fa da ponte tra due stagioni della serie, qualcuno risolleva puntualmente un dibattito vecchio come il cinema: quello del rischio di emulazione dei personaggi negativi che sono al centro del racconto e che diventano tragici ed epici nello sviluppo della storia, proprio in virtù della loro dannazione umana. Successe col Padrino, succede con l'horror (negli anni Cinquanta se la presero addirittura coi fumetti), ed è successo con la violenza nei film di Tarantino (quella nei film di Scorsese, assai più realistica e impressionante, è stata invece immune dalla polemica)

.A una domanda in merito durante la presentazione di L'Immortale, ecco cosa hanno risposto i produttori. Riccardo Tozzi:

Compito di un film, come di un libro, è essere bello, se ci riesce, e questo non può essere una colpa. La questione dell'emulazione è una vecchia polemica che ha iniziato Andreotti nel '47/48 quando se la prendeva col neorealismo. Il tempo ha fatto un po' giustizia e oggi del neorealismo abbiamo un'opinione e di Andreotti un'altra. È stato un grande uomo politico ma quella non è stata la sua uscita più felice. Noi non pensiamo a questo, pensiamo che in genere sono gli artefatti che si ispirano alla realtà, tutto quello che rappresentiamo c'era nella realtà. E allora o ci censuriamo e non possiamo parlare della realtà perché la temiamo, o ci andiamo dentro perché la smascheriamo. Domina nel film come nella serie il senso della morte, non c’è niente di esaltante, nessuno vorrebbe fare quella vita, è tutt'altro che esemplare. Credo che sia un po' la magia del film e anche quella di Gomorra, fare l'epica senza fare apologia. Credo che questa sia la cifra di Gomorra e credo sia la cifra giusta delle attività artistiche quando si misurano con realtà molto dure, cioè riuscire a essere potenti senza essere complici. Sento profondamente che noi ci riusciamo. La dimensione epica è quella che forse importiamo dalla serie e penso che una flebo di epica al cinema faccia bene.

Nicola Maccanico:

Il concetto dell'emulazione, che risale al primo dopoguerra, credo che oggi vada un po' attualizzato. Credo che al di là di quello che ha detto bene Riccardo rispetto a Gomorra, al senso del male, è evidente che abbiamo a che fare con dei dannati, magari anche fichi ma dannati, quindi l'idea dell'emulazione in una logica di premio forse decade. Ma in termini assoluti credo sia molto importante riflettere sul ruolo del cinema oggi, anche rispetto al concetto emulativo. Oggi il cinema è un luogo che implica riflessione, oggi il cinema per la sua modalità di racconto implica un pensiero. Credo che oggi il tema dell'emulazione sia contemporaneo ma per tanti altri mezzi di comunicazione che inevitabilmente possono comportare questo pericolo senza il pensiero che c'è dietro. Dove c’è la polarizzazione – e oggi abbiamo tanti strumenti che portano a polarizzare le nostre opinioni - lì c’è un rischio di emulazione inconsapevole. Il cinema implica pensiero ed è un territorio in cui la becera emulazione non trova più cittadinanza.

La sceneggiatrice Maddalena Ravagli, parlando del personaggio di Stella, ribadisce la negatività di un mondo che è impossibile prendere a modello:

Il personaggio di Stella è vittima di un mondo esploso. Il racconto di quel mondo di miserabili non è un racconto oleografico da musical, ma prende spunto da com'era la realtà immediatamente dopo il terremoto, ed è una realtà piena di quelli che in Brasile si chiamano meninos de rua, cioè bambini abbandonati in mezzo a una strada. Stella in qualche modo, anche se non è più una bambina ma è comunque una giovanissima donna, è vittima di questo mondo, nel senso che è un mondo dove l’infanzia non esiste e l’unica sicurezza che c’è e a cui ci si può aggrappare è strutturata secondo dei codici patriarcali che però a loro volta tengono in piedi delle figure maschili estremamente fragili, come la figura di Bruno e quindi la sua chiave di lettura è quella di una giovane ragazza che ha dei sogni ma che alla fine si condanna da sola perché non si ritiene degna di portare avanti quei sogni. Forse anche perché è sicuramente oppressa dal coperchio di questo sistema valoriale, di cui però sono vittima tutti, in primo luogo i personaggi maschili. Penso che in questo senso L'Immortale lo racconti bene. Lo stesso personaggio di Bruno è un personaggio soffocato da questi codici.

L'Immortale è al cinema dal 5 dicembre.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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