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L'effetto speciale in stop-motion

Prima della computer grafica c'era un solo metodo d'animazione per muovere creature in un film dal vero. Ecco una breve panoramica su un'arte dimenticata


Prima che la computer grafica ricreasse personaggi e ambienti in modo fotorealistico, prima cioè degli anni '90, c'era un solo metodo d'animazione per muovere creature sovrannaturali o meccaniche in un film dal vero, di solito affiancato ai pupazzi: la buona vecchia stop-motion, in parole molto povere l'animazione di modellini, mossi a mano fotogramma per fotogramma.

Uno dei primi esempi più famosi della tecnica applicata a questa esigenza artistica è l'immortale e seminale King Kong del 1933, film col quale l'animatore Willis O' Brien perfezionò la sua tecnica proposta in Il mondo perduto di otto anni prima. La scalata dell'Empire State Building non sarebbe stata la stessa senza Willis.



Un altro imprescindibile nome di questo affascinante artigianato è ovviamente Ray Harryhausen, allievo proprio di O'Brien (è il caso di parlare di bottega!). Dopo gli esordi nel campo dei cortometraggi puramente animati, divenne tra gli anni Cinquanta e Sessanta una risorsa fondamentale per questi effetti visivi. Vi proponiamo due eccellenti esempi, sostenuti da una migliorata tecnica anche nella ripresa dal vero e nel fotomontaggio. Il primo è da Il 7° viaggio di Sinbad e il secondo, davvero iconico, è la lotta con gli scheletri vivi in Gli argonauti, secondo qualcuno il suo capolavoro.




Fino agli anni Ottanta la stop-motion è usata in film di massimo rilievo commerciale. Se non ricordate l'incipit bellico di L'Impero colpisce ancora, è questa una buona occasione per rinfrescarvi la memoria e già che ci siete fare caso al lavoro in merito dell'Industrial Light & Magic. La bottega della Lucasfilm ricevette per quest'impresa un Oscar speciale.



Gli anni '80 sono comunque pervasi di sequenze cult dove il passo uno genera un movimento robotico imbattibile per senso di straniamento e minaccia. Lo sanno bene James Cameron e Paul Verhoeven, che spostano così Terminator e il temibile drone ED-209 in Robocop. Nel primo caso la struttura è costruita da Stan Winston, nel secondo l'animazione è a cura di Phil Tippett, la cui voce si sente nel video che vi proponiamo.




Con l'avvento di Jurassic Park, la stop-motion fotomontata sulle riprese dal vero cade in disuso, soppiantata dalla più versatile (ma forse meno concreta) CGI. Sopravvive in produzioni particolarmente autoriali e personali: il regista di Nightmare Before Christmas, Henry Selick, si permette di piazzarla accanto a Brendan Fraser nel demenziale Monkeybone, ma soprattutto estende l'animo poetico di Wes Anderson in alcuni curiosi momenti di Le avventure acquatiche di Steve Zissou.


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