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L'abbecedario di Cannes 2010 - un bilancio semiserio del Festival

Il Festival di Cannes 2010 dalla A alla Z. Commenti conclusivi - in 26 punti - del nostro inviato sulla Croisette.

L'abbecedario di Cannes 2010 - un bilancio semiserio del Festival

L'abbecedario di Cannes 2010 - un bilancio semiserio del Festival


A come Amalric – come lo sciatore che scende per primo o il pilota che esce per primo dai box per le qualifiche, il suo film ha avuto l’handycap di inaugurare il concorso. Ma sul lungo periodo ha retto bene, ed è risultato una delle cose più vedibili del concorso. E poi lui è bravissimo.

B come Broadbent – l’attore inglese primus inter pares di un cast, quello del film di Mike Leigh, che conferma la classe indiscutibile degli attori inglesi.

C come caffè – gentilmente fornito gratis dal Festival agli accreditati e consumato in abbondanza. Ma non sempre era sufficiente (vedi Z)

D come Del Toro – il Benicio giurato con il quale ci siamo incrociati (e quasi scontrati) per due volte nei corridoi del Palais. Lui era sempre sornione.

E come Elisa di Rivombrosa – la nota fiction tv è saltata in mente a noi (e non solo a noi) a pochi minuti dall’inizio di La Princesse de Montpensier. In più di un momento siamo stati convinti che da dietro una tenda o una porta sarebbe apparsa la Marchesa Lucrezia Adelaide Priscilla Van Necker.

F come Frears – l’inglese ci ha regalato un film magari piccolo ma divertente, divertito e pieno di ritmo. Con buona pace di chi ha ritenuto Tamara Drewe una robetta.

G come Godard – il grande assente del Festival di quest’anno. Per questo, più presente di chi c’era. Il suo film l’abbiamo perso: speriamo ci diano presto l’opportunità di recuperarlo.

H come Horaire des Projections – spesso e volentieri il calendario delle proiezioni è stato discutibile. E perché non ufficializzare la proiezione aggiuntiva alle 9 del film delle 8 e 30?

I come italiani – tanti, come al solito. Ricercati come bestie rare nei giorni di Draquila, si sono inorgogliti grazie a Frammartino, che ha vinto il premio come Miglior Film Europeo della Quinzaine.

J come Jovovich – la bellissima Milla era qui. L’abbiamo incontrata. Gli abbiamo quasi intascato un accendino senza volerlo. Poche ore dopo la collega di Repubblica Maria Pia Fusco ce ne ha regalato uno. Grazie.

K come Kaboomil film di Araki rimane una delle cose più gradevoli viste a Cannes. Vincitore della Queer Palm

L come Lodge Kerrigan – una delle più grandi delusioni del Festival. Un ottimo regista che questa volta ha presentato un film intellettualistico e inconcludente, le cui cose migliori erano le clip di repertorio di Pennebaker e dei Jefferson Airplane.

M come morte – nella stragrande maggioranza dei film in concorso, ma non solo, la morte ha un ruolo di primo piano. I protagonisti o sono destinati a morire, o sono alle prese con l’elaborazione di un lutto, o vedono gente crepare intorno a sé. Allegria.

N come ne poussez pas – grido ricorrente in fila al momento dell’apertura dei cancelli. Conoscendone l’inutilità, noi si aspettava sempre di entrare finita la ressa.

O come Orange – il wi-fi della società di telecomunicazioni francese, offerto gratis alla stampa nel Palais, è una salvezza. A quando un wi-fi degno di questo nome anche a Venezia?

P come Pablo Trapero – grazie a Carancho, l’argentino si conferma regista solido e interessante.

Q come Quinzaine des Realisateurs – ci dicono sia stata deludente, rispetto agli anni passati. È crisi per tutti?

R come rivelazioni – sostanzialmente, in questo Festival, assenti.

S come struscio – macchinoni esagerati, signore e signorine agghindate e tiratissime, miliardari con pancetta e non fanno su e giù per la Croisette al grido silente di “Look at me”. Ma l’eleganza e lo stile, quelli veri, latitano sempre più.

T come terrorismo – curiosamente trattato da ben tre film francesi: Hors la loi, Des Hommes et des dieux e il Carlos di Assayas, che ha conquistato più di un collega e che speriamo di vedere presto in sala o a qualche festival.

U come ubiquità – dono sognato da molti dei presenti a Cannes nei giorni del Festival.

V come vin blanc – perché a volte l’aperitivo è sopravvivenza.

W come Weerasethakul - può benissimo non piacere. A noi non convince, ad esempio. Ma in un festival dove le idee e/o il coraggio non si trovavano nemmeno a cercarle col lanternino, “l’ineffabile Apichatpong” (per dirla con un nostro collega) ha dimostrato di possedere entrambe. Non è poco.

X come xenomorfo – avremmo tanto desiderato vedere in qualsiasi sezione un film con un creatura di qualche tipo. Ci siamo dovuti accontentare degli Ewoks troppo cresciuti di Weerathesakul.

Y come Yeah Yeah Yeahs – uno dei tanti gruppi indie presenti nella bella colonna sonora del film di Gregg Araki (vedi K)

Z come zzz – onomatopea fumettistica che avrebbe dovuto comparire al fianco delle teste reclinate di molti giornalisti nel corso delle proiezioni mattutine e non. Inclusa, un paio di volte, la nostra.


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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