Ken il Guerriero - cronistoria del personaggio di culto di una generazione

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Ken il Guerriero - cronistoria del personaggio di culto di una generazione

Ken il Guerriero - cronistoria del personaggio di culto di una generazione

“Mai, mai, scorderai... l'attimo... la terra che tremò.”

Se sulla rete c'è chi, al sentire questo incipit di una famosa sigla televisiva, è pronto a giurare di essere cresciuto “a pane e Kenshiro”, l'uscita nelle sale di Ken Il Guerriero – La leggenda di Hokuto è un evento per il quale molti Italiani trentenni o giù di lui saranno disposti a rinunciare a spiagge e tuffi. La fortuna del personaggio di Kenshiro, “Ken il Guerriero”, si deve alle numerose repliche sulle nostrane tv locali delle due serie animate televisive che la Toei Animation produsse dal 1984 al 1987 e da noi giunte diversi anni dopo. Ma Kenshiro era nato prima.

Nell'aprile del 1983 l'editore Nobuhiko Horie chiese al mangaka (“autore di manga”) Tetsuo Hara di creare un fumetto di cui fosse protagonista un esperto di arti marziali in grado di annientare gli avversari colpendo i loro “punti di pressione” e portandoli alla letterale sanguinolenta esplosione. Hara realizzò due storie di ambientazione contemporanea, ben diverse dalle atmosfere successive. L'idea però piacque agli acquirenti della rivista Weekly Shōnen Jump e, quando l'editore si trovò pronto alla serializzazione, Hara coinvolse lo sceneggiatore Sho Fumimura, altrimenti noto come “Buronson”.

Da sempre appassionato dei film della saga di Mad Max, fan di Bruce Lee e Sergio Leone (il suo soprannome ammicca a Charles Bronson), Fumimura rivide il progetto e con Hara spostò l'azione in un futuro post-atomico. In questo contesto si presuppone che esistano due scuole di arti marziali, la Divina Scuola di Hokuto e quella di Nanto. Kenshiro, il successore della prima, viene sconfitto da Shin della scuola di Nanto per amore di Julia. Dato per morto, comincia a vagare in cerca della sua perduta amata.

Questa è, a grandissime linee (non ce ne vogliano i fan), la premessa di una trama molto più articolata, ricchissima di personaggi e sottoposta a diverse varianti nelle numerose incarnazioni del franchise, tra tv, cinema e “OAV” (“Original Anime Video”, prodotti d'animazione pensati specificamente per l'home video). Le due serie di anime televisivi, composte la prima da 109 episodi e la seconda da 43, devono il loro successo al materiale variegato offerto dal manga, che unisce spunti provenienti da varie fonti. Nel primo episodio Ken arriva come salvatore di poche parole, incontrando la piccola muta (per poco) Lynn e il furfantello Bart. Impossibile non ripensare ai “cavalieri solitari” alla Clint Eastwood, senza dimenticare che Per un pugno di dollari era pur sempre una rivisitazione de La sfida del samurai di Kurosawa. Ken il Guerriero diventa però allo stesso modo una sintesi della tradizione Toei, tra il sacrificio fisico de L'Uomo Tigre (1969), la distanza carismatica di Capitan Harlock (1978) e la futura struttura narrativa a scontri di Dragon Ball, iniziato nel 1986.

Cocktail visionario di magia, arti marziali, fantascienza, horror, azione e romantica tenerezza, Ken entra nell'immaginario collettivo come un bignami dell'Anime. Nel 1986, per celebrare il successo del personaggio, la Toei ne produsse un lungometraggio cinematografico di quasi due ore, Hokuto No Ken (“Ken il Guerriero”, appunto), diretto da Toyoo Ashida, che poi si sarebbe occupato di alcuni episodi della seconda serie. Rispetto al cartoon seriale e al manga, si presenta come un riassunto dei punti salienti della saga, chiudendosi più o meno in prossimità della fine della prima serie animata, con il primo scontro tra Kenshiro e suo fratello Raoul. Stilisticamente, è sapientemente regolato su uno stile più rarefatto, meno spiegato e più inquietante rispetto al prodotto televisivo, presentando un Ken leggermente meno rassicurante. Migliorando quanto fatto dal cartoon in tv, la perfetta, splatter e disturbante coreografia di alcune sequenze d'azione e combattimento anticipa i risultati più elaborati del più raffinato (ma meno immediato) Akira di Otomo.

Nel 1988 termina la pubblicazione del manga originale (in 245 capitoli), e bisogna aspettare il 1995 per vedere movimento sul fronte Hokuto. La prima occasione la dà un film americano dal vero a detta di molti imbarazzante, Fist of the North Star, diretto da Tony Randel ed interpretato tra gli altri anche da Malcolm McDowell nel ruolo dell'anziano Ryuken. La seconda occasione è più ufficiale e seria: Buronson e Hara realizzano infatti “Shin Hokuto No Ken”, romanzo dedicato alle avventure di Ken successive alla seconda serie tv. E' questo materiale a fornire il punto di partenza tra il 2003 e il 2004 a tre speciali OAV, Ken Il Guerriero – La trilogia, diretti da Takashi Watabe sempre per la Toei. Fa piacere rivedere Ken in un contesto tecnico differente, in cui la computer grafica, usata per alcuni mezzi e per i movimenti di macchina rotatori, regala dinamismo anche alle sequenze che nelle altre versioni animate erano più spartane o affidate ai soliti carrelli su disegni statici.

A parte la sempre pimpante presenza di Ken nel mondo videoludico giapponese, nell'assolutamente consona veste di picchiaduro prodotti per le principali console a partire già dal 1986, è stata la Trilogia l'ultima occasione per vedere un Ken animato, almeno fino ad un corto celebrativo del 2006, tutto in 3D, Hokuto No Ken : Legend Of Heroes, diretto per l'occasione dallo stesso Hara. Si è trattato probabilmente di un'introduzione ad una nuova era per il personaggio, costituito da una serie di manga che narrano le storie dei personaggi secondari più amati, da uno spin-off dedicato allo zio di Ken (“Ken il guerriero – Le origini del mito” di Hara e Buronson, pubblicato a partire dal 2001) e soprattutto da una pentalogia, sempre in animazione, curata questa volta dalla TMS e che debutterà in Italia proprio con il lungometraggio Ken Il Guerriero – La leggenda di Hokuto.



Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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