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Keira Knightley - una carriera tra due mondi

“Se vedo un paio di scarpe che mi fanno impazzire e non c’è il numero, le compro ugualmente”. A pronunciare questa frase non è stata Paris Hilton o Reese Witherspoon, ma Keira Knightley, che nella vita è frivola quel tanto che basta e decisamente femminile. Al cinema, però, sembra che questa attrice ami comportarsi anche un po’ da masc...

Keira Knightley - una carriera tra due mondi

Keira Knightley - una carriera tra due mondi

A giudicare dal suo prossimo progetto, la trasposizione cinematografica della pièce shakespeariana Re Lear, in cui sarà l’eroica Cordelia, si può dire con certezza che Keira Knightley ama i film e i personaggi epici, nonché tutte quelle figure femminili, inventate o realmente esistite, che si distinguono per forza, caparbietà, emancipazione, intelligenza. Figure tragiche, che consumano i loro drammi nell’Inghilterra Elisabettiana, contemporanea o di fine 700, oppure a bordo di navi piratesche. Qualunque ruolo interpreti questa giovane attrice, diafana come Eleonora Duse e tanto fascinosa da diventare testimonial del profumo di Chanel Coco Mademoiselle, riesce comunque a mantenere quella solidità, quella professionalità e quella sana aggressività che accomunano diverse attrici inglesi contemporanee.

Lo dimostra il suo primo lavoro importante, Sognando Beckham, in cui fa la parte di una ragazza che pratica uno sport tradizionalmente più maschile che femminile, e cioè il calcio. Il film, interpretato anche da Jonathan Rhys-Meyers, è diretto dalla regista indiana Gurinder Chada e per la Knightley si rivela un ottimo trampolino di lancio. Coraggiosa è anche la Ginevra che l’attrice interpreta nel King Arthur di Antoine Fuqua, “Valkiria scatenata”, come l’ha definita un critico, lontanissima dalla leziosa Signorà Artù che, nella tradizione letteraria e cinematografica, commette adulterio con il prode Lancillotto. È una Keira Knightely selvaggia quella che viene fuori da questo film e che poco ha a che vedere, per esempio, con la dolce Juliet impersonata in Love Actually, unica incursione dell’attrice nel genere commedia sentimentale contemporanea.

Sarà invece una commedia romantica ambientata nel passato a fruttarle la nomination all’Oscar: Orgoglio e pregiudizio di Joe Wright. Il merito è anche del personaggio, Elizabeth Bennett, la creatura femminile più bella inventata da Jane Austen. La Knightley la interpreta a meraviglia, superando la Greer Garson del film del 1940. Joe Wright tornerà a dirigere l’attrice in un film che l’ha portata alla Mostra del Cinema di Venezia. Parliamo di Espiazione, dal celebre romanzo omonimo di Ian McEwan. Keira è Cecilia Tallis, ennesima donna forte, e anche un po’ sprezzante. Sempre sprezzante, nei confronti degli uomini, nonché del pericolo, è il personaggio grazie al quale la Knightley è diventata una star idolatrata dal pubblico più giovane: la Elizabeth Swann de La maledizione della prima luna. Innamorandosi di Orlando Bloom, ma soprattutto rispondendo per le rime al Jack Sparrow di Johnny Depp, Keira Knightley ha portato alla Disney forzieri e forzieri ricolmi di monete sonanti. Nel secondo film della trilogia (Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma), il suo personaggio ha acquistato tridimensionalità. Nel terzo (Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo), è passato ad essere un’icona.

Keira Knightely, che da brava figlia di attori ha cominciato a recitare a 9 anni e che a 16 ha sfoggiato il suo primo topless nell’horror The Hole, ha avuto anche qualche piccola débacle. Nel caso di Seta di François Girard, la responsabilità è stata del film, debolissima trasposizione dell’omonimo romanzo di Alessandro Baricco. Anche Domino di Tony Scott non le ha reso giustizia, ma bisogna dire che il ruolo della cacciatrice di taglie Domino Harvey, arrestata per possesso e spaccio di anfetamine e morta in circostanze misteriose nel 2005, non era certo facile da interpretare. Ancora una donna forte, comunque, anzi, una vera e propria macchina di morte. E veniamo all’ultimo exploit della Knightley, con cui concludiamo questo nostro ritratto. La duchessa, in cui l’attrice impersona Georgiana Spencer, Duchessa del Devonshire, non aggiunge nulla di nuovo alla filmografia di Keira, forse perché il regista Saul Dibb non si distacca abbastanza dal genere film in costume, dando una rappresentazione un po’ fredda di un epoca e di un’umanità complessa. La performance della Knightley è comunque robusta, e in un certo senso questo è sufficiente, perché a volte basta una grande attrice a rendere interessante un film.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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