Keanu Reeves a sorpresa nel trailer di Cyberpunk 2077 (e sul palco dell'E3)

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Keanu Reeves a sorpresa nel trailer di Cyberpunk 2077 (e sul palco dell'E3)

È stata una sopresa - graditissima - per tutti quando, durante la conferenza dedicata alla Xbox dell'E3 2019 (dove per E3 s'intente l'Electronic Entertainment Expo, la più importante fiera videoludica del mondo), è stato presentato un nuovo trailer di un videogame atteso spasmodicamente, che s'intitola Cyberpunk 2077, e il pubblico presente ha scoperto che nelle immagini - che raccontavano una delle sequenze cinematiche del gioco, uno di quei segmenti narrativi che spesso vengono skippati da chi vuole giocare e basta - è apparso un personaggio con le fattezze inconfondibili di Keanu Reeves. E ancor di più quando sul palco, per annunciare per il 16 aprile del 2020 la data d'uscita del gioco, si è poi materializzato l'attore in carne e ossa.


Reeves, che deve buona parte della sua popolatità a film che col cyberpunk hanno molto a che vedere (la saga di Matrix, certamente, ma prima ancora anche il Johnny Mnemonic che era stato tratto dal racconto omonimo di William Gibson) sta vivendo una seconda giovinezza professionale, grazie al successo dei film in cui interpreta John Wick, e anche una popolarità figlia di atteggiamenti anti-divistici e caratterizzati da un'umanità e una generosità che - per i tempi rapaci e pre-apocalittici che stiamo vivendo - sono quasi sconcertanti.
Basta digitare il nome dell'attore su un qualsiasi motore di ricerca per imbattersi senza troppa difficoltà in una lunga lista di articoli, foto, tweet o post che raccontano di questo o quel gesto altruistico dell'attore americano, uno che regala moto ai membri della troupe di un film e viaggia in metropolitana come tutti noi, che diventa oggetto di scherno della rete perché mangia un panino pensieroso su una panchina, che si fa i selfie sorridente con i frequentatori della palestra romana dove si andava ad allenare durante le riprese di John Wick 2.
Bene o male oramai sappiamo tutti delle sue sfortune familari, dalla figlia nata morta al decesso della sua ex in un incidente, passano per la sorella con la leucemia, così come sappiamo della recente polemica su una presunta intervista -smentita - a un sito malese nella quale l'attore avrebbe detto di essere "il ragazzo solitario", ovvero senza amore nella sua vita, e dei nuovi meme, tutt'altro che sad, nati dal nuovissimo film Netflix Finché forse non vi separi.

Qualche settimana fa Rivista Studio ha pubblicato un bel pezzo sull'attore dal titolo "Keanu Reeves ti voglio bene", e lo scorso numero del New Yorker ne contiene un altro intitolato - senza ironie - "Keanu Reeves is too good for this world". E ve li consiglio caldamente entrambi.
Anche perché mi sento di sottoscrivere appieno entrambi i titoli.
Certo, nell'era dei social senza mezze misure e vie di mezzo, delle esaltazioni o delle gogne mediatiche, c'è il rischio di trasformare Reeves in una sorta di santo laico oltre i suoi reali meriti; ma è anche vero che abbiamo un bisogno quasi disperato di eroi positivi capaci di incarnare tutte quelle cose che mancano altrove e che Reeves invece sembra rappresentare così bene.
E allora, fino a prova contraria, vogliamo credere in Keanu. O, detta in altra maniera, "Cchiú Keanu pe' tutti".



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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