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Kaboom, il nuovo film di Gregg Araki

Preannunciata da Smiley Face (presentato proprio a Cannes nel 2007), ecco che Kaboom conferma la svolta "leggera" post Mysterious Skin di uno dei numi tutelari del New Queer Cinema, Gregg Araki.

Kaboom, il nuovo film di Gregg Araki

Kaboom, il nuovo film di Gregg Araki


Preannunciata da Smiley Face (presentato proprio a Cannes nel 2007), ecco che Kaboom conferma la svolta “leggera” post Mysterious Skin di uno dei numi tutelari del New Queer Cinema, Gregg Araki.
Anche se, rispetto al film interpretato da una stonatissima Anna Faris, qui il regista americano torna a lavorare – meno “scandalosamente” che in passato – con alcuni dei registri tematici e visivi che lo hanno reso celebre.

Coloratissimo, ultrapop, fumettistico, irriverente Kaboom è infatti infarcito di protagonisti giovani e bellissimi, di sesso libero e disinibito senza distinzioni di genere: ma a fare da cornice alla loro "esibizione" è una storia che prende le mosse da premesse pseudo lynchiane e alla Donnie Darko per diventare vicenda esoterico-stregonesca con vaghi accenni spionistici e tanto divertimento.
Araki sceglie di maturare come uomo e come regista mettendo da parte la militanza dura e arrabbiata e di abbracciare un cinema che rimanga personale pur concedendo e concedendosi il piacere di un divertimento dai toni solari e quasi disimpegnato.

Ma solo quasi, perché nonostante Kaboom possa apparire come un giochino, non è del tutto esatto che le ambizioni contenutistiche siano a livello zero, o che le posizioni sulla politica della sessualità siano riposte in soffitta con tanto di canfora.
Perché il ritorno a personaggi e situazioni riconducibili a quelli del suo cinema degli esordi non è un giocare di rimessa ma fa pensare e intuire che Araki abbia "semplicemente" cambiato registro e tonalità di declinazione di un universo ideale e ideologico che non è (fortunatamente) rimasto immutato ma si è evoluto con il passare del tempo.

E allora le acrobazie, gli spiazzamenti, i rimescolamenti narrativi e sessuali del film non appaiono solo come la voglia di realizzare un pastiche anarchico e liberatorio da un punto di vista puramente cinematografico: si tratta, anche, di un invito al superamento di regole codificate per quanto riguarda la vita e i comportamenti, sessuali e non. E il suggerimento di un punto di ripartenza successivo all'autodistruzione di un mondo (letteralmente) settario e cospirativo. Kaboom: ovvero, un big bang esistenziale nel nome della gioia.


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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