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Jud Süß - Film ohne Gewissen, recensione del film

Tratto da una storia vera, il nuovo film di Oskar Roehler in concorso a Berlino ricostruisce la vicenda personale di un attore scelto da Goebbels per essere il protagonista di un film simbolo della propaganda nazista.

Jud Süß - Film ohne Gewissen, recensione del film

Jud Süß - Film ohne Gewissen, recensione del film


Tratto da una storia vera, il nuovo film di Oskar Roehler in concorso a Berlino ricostruisce la vicenda personale di un attore scelto da Goebbels per essere il protagonista di un film simbolo della propaganda nazista.

Alla fine del 1939, Joseph Goebbels ordina e coordina la realizzazione di Suss L'ebreo, film nelle sue intenzioni destinato a essere simbolo della grandezza dell’industria cinematografica tedesca e, di conseguenza, veicolo di portata internazionale della propaganda anti-semita del regime nazista. Come protagonista impone l’attore Ferdinand Marian, il quale - nonostante sia amico di un altro noto attore ebreo deportato in Polonia e sia sposato con una donna che ha nelle vene un quarto di sangue giudeo - dopo alcuni tentativi di smarcarsi accetta la parte per evitare le pressioni e le ritorsioni di Goebbels da un lato, cedendo al suo egoismo e all’ansia di carriera dall’altro. Ma le conseguenze delle sue decisioni saranno tragiche.

Questa è Storia. E questa è anche la storia che viene raccontata da Oskar Roehler nel suo film, ennesima produzione tedesca che cerca di fare i conti con il passato raccontando degli anni del nazismo e dei suoi protagonisti.

È evidente come il tentativo di Roehler sia stato quello di adottare uno stile cinematografico che, pur citando qui e lì la scuola espressionista e desaturando al massimo lo spettro cromatico, scimmiotti polemicamente quello del cinema tedesco di quegli anni e lavori su chiavi caricaturali per mettere in luce il lato grottesco del regime esattamente come il film di cui racconta cercava di dipingere il popolo ebraico. Ma la propaganda non si combatte con la propaganda, né lo stereotipo con lo stereotipo. E il cinema, quello vero, non si fa in questo modo.

Il film di Roehler non solo quindi non ha la minima efficacia da un punto di vista politico-idoeologico, o persino stroriografico, ma risulta un'opera grottesca, dalla grana grossissima (quella del peggior cinema tedesco di una volta), incapace di adottare un senso della misura o un equilibrio formale e contenutistico necessari per portare lo spettatore alla partecipazione o all'empatia. Né nei confronti dello "sfortunato" protagonista o di sua moglie né, in senso più ampio, riguardo le macchinazioni e le crudeltà di Goebbels e di tutto il sistema nazista.

Non aiuta la scelta di affidare il ruolo di Marian a Tobias Moretti, inadeguato e goffo nel tentativo di ritrarre un uomo debole, vanesio e inetto, mentre persino due attori solidi e navigati come Moritz Bleibtreu e Martina Gedeck appaiono spersi e si abbandonano ai manierismi teatrali più marcati e inefficaci.

Il film voluto da Goebbels si è fortunatamente perso nei meandri del passato. Con un pizzico di cattiveria, c’è da augurarsi che anche questo Jud Süß - Film ohne Gewissen abbia la stessa sorte.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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