Josh Hartnett, una carriera sulle montagne russe fino al grande ritorno con L'ultima discesa

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Josh Hartnett, una carriera sulle montagne russe fino al grande ritorno con L'ultima discesa

La carriera di Josh Hartnett è nata con la serie televisiva Cracker, nel 1998, quando il genere non era così di moda, e si è rlanciata con un’altra serie, Penny Dreadful. Nato nell’entroterra glaciale di Minneapolis, Minnesota, ma cresciuto in California, una volta diplomato si trasferì a New York per una scuola di recitazione, abbandonata presto per tornare nella Costa ovest, dove si fece un nome con la serie Cracker, cancellata però dopo sedici episodi.

Il primo ruolo al cinema è stato quello del figlio adolescente di Jamie Lee Curtis in Halloween - 20 anni dopo, seguito da un ruolo nel piccolo cult di Robert Rodriguez, The Faculty. Parlando di film diventati di culto, eccolo come primo fidanzatino di Kirsten Dunst ne Il giardino delle vergini suicide. Diventato già un idolo delle teenager, consolida il suo status a Hollywood con due film di guerra, molto diversi fra loro. Il primo è un melodramma pieno di romanticismo diretto da Michael Bay, il kolossal Pearl Harbor, il secondo il teso e spietato Black Hawk Down di Ridley Scott, ispirato all’inattesa sconfitta americana in Somalia nella cosiddetta Battaglia di Mogadiscio, 1993. 

Se pensate che manchi un bel ruolo shakespeariano, rigorosamente modernizzato alla Romeo + Giulietta, per alimentare la sua immagine di affascinante e un po’ dannato - solo sullo schermo, sia ben inteso - eccovi accontentati. Nello stesso anno, infatti, esce O come Otello, versione in chiave school movie del classico del bardo, con tanto di Josh nei panni di Iago, qui diventato Hugo. Un anno, e nel 2002 arriva la commedia romantica 40 giorni e 40 notti, per dare anche un tono sensibile, con un personaggio che decide per un’astinenza sessuale durante il periodo della quaresima, per impressionare a suo modo la partner; sforzo erculeo, considerato che quest’ultima era una splendida Shannyn Sossamon al massimo della sua forma.

Josh Hartnett, a questo punto, siamo quindi nel 2002, era al massimo della fama, doveva evitare le ragazze che lo inseguivano a branchi, era considerato uno degli attori in grande ascesa, la celebrità era raggiunta, oltre allo status di sex symbol, certificato dall’inevitabile classica dei Most Beautiful People. A questo punto, proprio mentre sembrava il cielo fosse il limite, Hartnett è pian piano sparito, rifiutando ruoli in Spiderman, Batan Begins e, addirittura, di indossare i panni del nuovo Superman. “Ero sulle copertine di ogni rivista, non potevo andare da nessuna parte, non mi sentivo a mio agio con me stesso, ero solo”, ha dichiarato alcuni anni fa a Details. “Non mi fidavo di nessuno, per cui tornai in Minnesota e ritrovai i miei vecchi amici, addirittura tornando per un po’ con la mia fidanzata del liceo, senza fare nessun film per un anno e mezzo. Sono ancora alla ricerca della mia maniera di affrontare tutto questo”.

Ragazzo sensibile e onesto, non solo affascinante. Per lui da quel momento arrivarono scelte più selettive, molto cinema indipendente, e i no eccellenti di cui sopra non devono aver fatto piacere a tutti. “Ho decisamente detto di no alle persone sbagliate”, ha aggiunto in un’intervista a Playboy. Ha dovuto lottare per i ruoli a cui era interessato, e di questo non si lamenta, né prova rimpianti. Ha così avuto occasione di recitare in Sin City di Frank Miller e Robert Rodriguez, che lo ricordava con piacere dai tempi di The Faculty, nel divertente Slevin di Paul McGuigan, accanto a Bruce Willis e Morgan Freeman, e di rispondere alla chiamata di Brian De Palma per Black Dahlia.

Restando nel genere, Josh Hartnett è diventato uno specialista di thriller e horror, come 30 giorni di buio, ancora un adattamento da un fumetto. Negli ultimi anni è stata la televisione a riabbracciarlo, a permettergli un nuovo slancio di carriera, con Penny Dreadful, di nuovo all’insegno del brivido, e accanto a un’altra donna da brividi come Eva Green.

Nel 2016 ha concluso il suo impegno televisivo, ed ecco un 2017 pieno di progetti, uno addirittura è un film giapponese, Oh Lucy!, presentato alla scorsa Semaine de la Critique di Cannes, mentre lo vedremo nel nuovo film diretto da James Franco, dal titolo The Long Home, tratto dal romanzo omonimo di William Gay. Ma il ruolo più intensamente voluto, un vero sforzo fisico estenuante, è quello dell’ex giocatore di hockey Eric LeMarque ne L’ultima discesa, in uscita nelle sale dall’8 febbraio distribuito da M2 Pictures.




Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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