José Carioca, un altro fiero pappagallo sudamericano

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José Carioca, un altro fiero pappagallo sudamericano

Pappagalli e samba: una combinazione che ha portato fortuna ai volatili di Rio e Rio 2 (uscito in questi giorni), fatiche dei Blue Sky Studios dirette da Carlos Saldanha. La radice però di questa suggestione, che sposa il colore della natura alle cromìe contagiose della musica brasiliana, è profonda, partendo dai primi anni Quaranta.



José Carioca. Questo pappagallo antropomorfe brasiliano appare per la prima volta accanto a Paperino in Saludos Amigos, "package film" del 1942. Per chi non conoscesse la definizione, il "package film" è un lungometraggio composto da cortometraggi a tema più o meno unico, un modo che Walt Disney trovò durante la II Guerra Mondiale (e poco dopo) per continuare a creare lunghi per le sale, senza impegnarsi in prodotti a soggetto più impegnativi.
La forte caratterizzazione etnica di José è figlia di una necessità politica: Disney accettò nel 1941 di creare materiale per legare emotivamente Nord e Sud America, onde compattare il fronte delle Americhe contro eventuali simpatie per il nemico d'oltreoceano.
La samba è calore, vita: José si presenta gioioso viveur, dinoccolato, sorridente, con paglietta e giubbetto che suggeriscono eleganza a buon mercato. C'è un'idea funzionale, alla quale il virtuosismo dello studio Disney non può rinunciare: il suo ombrello, utilissimo per ogni tipo di coreografia, un economico bastone parente della canna di Charlot (la stessa sagoma di José ricorda il vagabondo).


Il segmento di Saludos Amigos in cui debutta José è Aquarela do Brasil, diretto da Wilfred Jackson, una delle colonne indiscusse dalla casa, autore di un capolavoro come The Band Concert. Accade spesso nei package film: non c'è una storia, solo musica. Il nuovo amico José spiega a Paperino la samba, mentre i due attraversano paesaggi dipinti sotto di loro dalla mano di un artista. Uno spettacolo che ci si poteva permettere con la qualità dell'animazione dell'epoca. Non sappiamo molto del doppiatore di Carioca, José Oliveira, se non che era, come il suo personaggio, originario di Rio.


Nel 1944 lo studio Disney completa I tre caballeros: a José si unisce il gallo messicano Panchito, ma è comunque il pappagallo che dà vita alle scene più divertenti con Paperino. Con maggiore ambizione, una durata amplificata e una cornice più omogenea, I tre caballeros (supervisionato da Norman Ferguson, papà di Pluto) è un oggetto volante non identificato tra i classici Disney, un viaggio psichedelico da riscoprire. José dà lezioni di seduzione a Paperino, attratto in modo inquietante dalla cantante Aurora Miranda, che recita, canta e balla con i due protagonisti, in una tecnica mista stupefacente per l'epoca. La canzone del titolo è una delle più celebri sequenze dirette dal folle animatore Ward Kimball, una lezione di cinema ancora oggi.


Carioca rispunta in un piccolo segmento di un altro package film, Lo scrigno delle sette perle (Melody Time, 1948), dov'è diretto dall'esperto Clyde Geronimi ed è ancora in compagnia di Paperino, con intromissioni di un folle uccello, l'Aracuán. Il titolo del corto è una verità assoluta: Blame it on the samba, cioè "la colpa è tutta della samba!"


Tra il '42 e il '45 José Carioca, soprannominato "Zè" Carioca (diminutivo di José, appunto), riesce nell'intento di esportare il gusto nordamericano per la caricatura e lo humor in terra brasiliana. Ancora adesso da quelle parti il pappagallo è popolare quanto i personaggi più noti della Banda Disney, da Topolino a Paperino. Ha avuto un piccolo ruolo in una reunion con Panchito e Paperino nella serie House of Mouse (2001-2003), doppiato dall'eclettico Rob Paulsen, ma la sua popolarità rimane massima in Sudamerica. Lì nei fumetti si sono creati intorno a lui comprimari, è stato arbitro di una squadra di calcio ed ha assunto persino un'identità segreta in stile Paperinik, Morcego Verde, "Pipistrello Verde". Poco di questa produzione è arrivato da noi, si è visto qualcosa specialmente nel fu Mega Almanacco.  



José Carioca rimane tuttavia uno dei simboli più vaporosi e contagiosi della Golden Age dell'animazione americana: il confronto dei suoi exploit cinematografici con quelli del connazionale Blu in Rio e Rio 2 ci fa capire quanto l'animazione odierna dia più precedenza a una struttura narrativa definita, da commedia familistica hollywoodiana, a scapito dei voli (pindarici e reali) del puro e fiero "cartone animato". Fa piacere però che per qualcuno il personaggio sia degno in quest'epoca di un bellissimo cosplay.




 



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