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Joan Crawford: non solo glamour nella vita di una delle massime star hollywoodiane

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Esattamente 40 anni fa ci lasciava la carismatica attrice, che non vogliamo dimenticare.

Joan Crawford: non solo glamour nella vita di una delle massime star hollywoodiane

In un periodo di ricorrenze cinematografiche come questo non potevamo passare sotto silenzio il quarantesimo anniversario della morte di una diva di cui proprio quest'anno si è tornati a parlare, grazie alla serie di Ryan Murphy Feud – Betty and Joan. Parliamo dell'incomparabile Joan Crawford, che il 10 maggio 1977 a New York, devastata dal cancro al fegato, lasciava per sempre questa valle di lacrime dove era stata, fin dagli anni Trenta, una delle regine di Hollywood. Lucille Fay LeSuer – questo il suo vero nome – aveva alle spalle un passato drammatico, alla pari di quello di Marilyn Monroe. Dopo il divorzio della madre del padre aveva avuto numerosi patrigni e aveva conosciuto la povertà, lavorando fin da giovanissima in umili mansioni. Proprio questo le aveva dato quella spinta e quell'ambizione assoluta necessarie per emergere nel competitivo e ancor giovane mondo del cinema, quando i potenti proprietari degli Studios trattavano le attrici come loro esclusive proprietà. E da quelle umili origini era nata anche la capacità di reinventarsi, la voglia di migliorarsi e crearsi un'immagine da raffinata dama che raggiunse l'apice coi suoi primi due matrimoni (su 4): quello col rampollo di Douglas Fairbanks e Mary Pickford, Douglas Fairbanks Jr., e col newyorkese Franchot Tone.

La sua carriera era iniziata come ballerina e durante una tournée teatrale era stata notata e aveva iniziato la sua carriera cinematografica nel muto con una serie di particine, fino al successo di Le nostre sorelle di danza (Our Dancing Daughters), del 1928. Aveva poi compiuto senza problemi la transizione al sonoro, vincendo il suo primo e unico Oscar per Il romanzo di Mildred (Mildred Pierce) del 1945, anche se venne candidata anche per Anime in delirio (Possessed) e So che mi ucciderai (Sudden Fear). Tra i suoi ruoli cult anche quello di Vienna in Johnny Guitar di Nicholas Ray.

Piccola (un metro e 60 di altezza, come l'accerrima rivale di sempre Bette Davis) ma di una bellezza esplosiva, con le celebri sopracciglia, lo sguardo intenso e le spalle quadrate accentuate dalle spalline, come Marlene Dietrich si era fatta togliere i molari posteriori per avere zigomi più alti. Spregiudicata e libera, fin da ragazza ebbe molti amori e con Davis combatté senza esclusione di colpi a suon di velenosi giudizi, offese, dispetti, dichiarazioni alle riviste di gossip e alle celebri e potenti columnist Louella Parsons e Hedda Hopper, in un'epoca in cui le star potevano mostrare senza ipocrisia la loro reciproca antipatia. Lei riteneva la recitazione di Bette Davis tutta manierismi e nessuna sostanza, ma le inividiava il successo (2 Oscar su 11 candidature) e la considerazione della critica, mentre la rivale la ricambiava dicendo che non avrebbe saputo recitare nemmeno se ne fosse andato dalla sua vita ma avrebbe voluto possederne la bellezza.

Una schermaglia continua, durata decenni, fino alla morte di Joan Crawford, avvenuta 9 anni prima di quella di Davis: le due attrici, che avevano in realtà molto in comune, inclusi i problematici rapporti coi figli, si rubarono anche gli amanti, fino a ritrovarsi in un periodo declinante della loro carriera, a inizio anni Sessanta, sul set dello splendido Che fine ha fatto Baby Jane? di Robert Aldrich, di cui Feud con Jessica Lange e Susan Sarandon racconta benissimo le vicende. Anche se fu proprio Crawford a volere la rivale per il film (con suo grande scorno il ruolo della pazza Baby Jane Hudson le valse un'altra candidatura all'Oscar), tra loro non ci fu mai pace.

Una vita, quella di queste straordinarie attrici, larger than life ma anche dolorosa sul piano privato. Joan Crawford ebbe cinque figli adottivi, non potendo averne di propri: due di loro le mossero pesanti accuse e lei li diseredò. Christina per vendetta scrisse il libro "Mammina cara", che Faye Dunaway interpretò al cinema, dove dipingeva la madre come una specie di mostro. Gli amici dell'attrice all'epoca già scomparsa la difesero con indignazione, visto che lei non era più in grado di farlo, ma il libro e il film  - che ebbe un buon successo nel 1981 - rimasero (qui un ottimo articolo in inglese che racconta la storia di tutti e cinque i figli). Di certo c'è che la carriera di questa donna ambiziosa e innamorata del suo lavoro dopo i cinquant'anni declinò sempre più.

In un'epoca in cui i ruoli per le donne della sua età erano anche più scarsi di adesso, si ridusse controvoglia a girare l'America col re dei gimmick horror William Castle per pubblicizzare il suo Cinque corpi senza testa e interpretò il suo ultimo film nel 1970 per la Hammer, Il terrore di Londra di Freddie Francis, dove, nonostante le ridicole premesse, il basso budget e il trattamento non esattamente da star, si impegnò seriamente nel personaggio della scienziata che comunica col troglodita (in originale il film si intitola Trog). All'epoca aveva sessant'anni ed era ancora bella. Poi si rinchiuse nel suo appartamento di New York in compagnia della vodka e dei suoi fantasmi, lontana dal mondo e dagli amici di sempre, dimenticata, come tanti, da quella Hollywood che l'aveva adulata e trattata come se fosse immortale, e che era morta ancor prima di lei, lasciando il posto a un'altra epoca e a un altro cinema privi di glamoir ma forse meno crudeli. Noi vi invitiamo a riscoprire la vita e la carriera di Joan Crawford, una delle ultime vere dive.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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