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Jo March di Piccole Donne e le altre eroine letterarie approdate al cinema

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Il personaggio affidato a Saoirse Ronan da Greta Gerwig non è l’unica donna forte e ribelle che illustri penne del passato hanno prestato al grande schermo.

Jo March di Piccole Donne e le altre eroine letterarie approdate al cinema

Nel nuovissimo Piccole Donne di Greta Gerwig (al cinema dal 9 gennaio), Josephine March ha il volto di Saoirse Ronan, che poi è l'attrice feticcio di Greta Gerwig. Come spiega benissimo la nostra Daniela Catelli nella recensione di Piccole Donne, il personaggio, qui più che mai, è il simbolo della lotta per l'emancipazione femminile e invita a una riflessione sul ruolo della donna nell'industria letteraria e culturale in genere. E’ anche un po’ spinosa questa Jo, ma ci piace la sua idea che una gentil donzella non abbia bisogno del matrimonio per sentirsi completa e realizzata. Quanto alla Ronan, è molto brava, e Oltreoceano la sua interpretazione è stata apprezzata, anche se per qualcuno Florence Pugh (Amy) ruba la scena a ogni altra compagna di set.

Le altre Jo March

Passando alle altre versioni cinematografiche del romanzo di Louise May Alcott, la prima memorabile Josephine March della storia del cinema, o anche la prima Jo del cinema sonoro, ha il volto di un'attrice ai tempi non ancora famosissima ma già magnetica: Katharine Hepburn. George Cukor l'aveva diretta un anno prima, quindi nel 1932, in Febbre di vivere. All'epoca la futura innamorata di Spencer Tracy aveva 25 anni e il cinema non l'aveva mai fatto. Non appena la vide, il regista pensò che fosse "una strana creatura con qualcosa di mai visto", e quando la chiamò per Piccole donne, costruì su di lei il personaggio della più indipendente delle sorelle March, pur restando molto fedele al romanzo e invitandola a versare più di una lacrima nella scena in cui Laurie le dichiara il suo amore. Fu anche grazie alla sua performance piena di energia e di ironia che il film rimase in cartellone per 3 settimane (all'epoca il massimo era una settimana). Quando arrivò al Festival di Venezia, fruttò alla Hepburn il premio per la migliore attrice.
Nel 1949, il personaggio “passò a June Allyson, protagonista del Piccole donne di Mervyn LeRoy. La sua Jo era forse meno graziosa, ma resta ancora oggi la più impetuosa di tutte, una ragazza che vive ogni emozione come una tempesta: l'amore per le sorelle, il dolore per un lutto in famiglia, l'amicizia per Laurie e una passione quasi devastante per la scrittura. Questa Jo, al giorno d'oggi, sarebbe stata una straordinaria regista teatrale e cinematografica, o una femminista dal cuore d'oro. La recitazione della Allison trasudava vitalità, e siccome l'attrice era famosa a Hollywood per la sua capacità di piangere a comando, il regista le regalò più di una scena condita di lacrime.
L'ultima Josephine March prima di quella di Saoirse Ronan è stata impersonata da Winona Ryder nel Piccole donne di Gillian Armstrong. Per la sua interpretazione l'attrice, allora in stato di grazia e forse nel momento più fulgido della sua carriera dopo Dracula di Bram Stoker e L'età dell'innocenza, fu candidata all'Oscar. Secondo il compianto critico Roger Ebert, il suo personaggio era il migliore del film e la Ryder seppe renderlo forte e solare, una specie di tomboy che, proclamandosi il maschio di famiglia, invitava al sorriso ma anche a interrogarsi sul difficile ruolo delle donne nella moderna società.

Elizabeth Bennet in bianco e nero e a colori

Se Josephine March è una ragazza americana (della seconda metà dell'Ottocento), inglese dalla punta dei piedi fino ai capelli è Elizabeth Bennet, il personaggio più noto e probabilmente più amato fra quelli inventati da Jane Austen. Sensibile, razionale, sicura di sì e anche un po’ ribelle, è la seconda delle cinque figlie della famiglia Bennet, protagonista di Orgoglio e pregiudizio, il romanzo preferito di molte donne vere o inventate, come la Kathleen Kelly di Meg Ryan di C'è posta per te. Il secondo dei sei romanzi dell'autrice britannica, che non ebbe un'esistenza felice e morì single, è stato portato diverse volte al cinema e ha anche avuto una riduzione per il piccolo schermo che ha trasformato Colin Firth in una star. Prodotta dalla BBC, vedeva nel ruolo di Elizabeth Bennet Jennifer Ehle, che ebbe una breve relazione con l'attore.
Passando al cinema, di Elizabeth Bennet ne contiamo solamente due: una impersonata da Greer Garson nell’Orgoglio e pregiudizio diretto da Robert Z. Leonard nel 1940, l’altra affidata dal regista Joe Wright a Keira Knightley in un film sempre intitolato Orgoglio e pregiudizio e uscito nel 2005. I fan della Austen e del favoloso e fascinoso Laurence Olivier (Dio l’abbia in gloria!) conoscono e apprezzano soprattutto il primo. Anche la critica accordò al film il suo indiscusso favore, con un 100% di recensioni positive su Rottentomatoes. Sfortunatamente non fu la Greer a ricevere l'unico Oscar vinto dal film (che andò agli scenografi Cedric Gibbons e Paul Groesse), ma siamo certi che l'attrice si consolò con le parole di lode che molti spesero per lei. Un giornalista del New York Times lodò la modestia, l’arguzia, l’adorabile cocciutaggine e il fascino della sua Lizzie. Un altro affermò che l'attrice non era mai stata così brava e che dava vita a un personaggio femminile intelligente senza essere ingombrante, aggraziato ma mai lezioso. Come nella Jo di Piccole donne c'era molto di Louise May Alcott, così nella Elizabeth Bennett del libro e anche di questo primo film ci sono l'indipendenza e l’anticonformismo della Austen, che non credeva poi così ciecamente nell'istituzione matrimoniale. Del film resterà memorabile, a nostro giudizio, la scena della prima proposta di matrimonio di Mr. Darcy, in cui l'attrice tradisce un profondo disprezzo per il suo corteggiatore.
La versione di Joe Wright di Orgoglio e pregiudizio è molto più sensuale è appassionata, e più fedele al libro di partenza, in cui Elizabeth aveva 20 anni e Darcy 28. Quando si trasformò in Mr. Darcy, Olivier aveva passato i 40 e la Greer i 30. Keira Knightley e Matthew MacFadyen erano ben più giovani e ciò ha permesso al regista di rendere più fresca la loro passione e più forte l'attrazione reciproca, che anche per Elizabeth si fa strada abbastanza presto. Nelle mani della Knightley, il personaggio della secondogenita di casa Bennett è umano, spontaneo e palpitante, e l'intensità del sentimento che prova è direttamente proporzionale alla sua concretezza e al suo rapporto con la terra, con la campagna. Il film, non a caso, si svolge anche all’aperto, e non solo nei salotti e nei saloni da ballo.

Anna Karenina si fa in quattro

Sempre Keira Knightley ha dato corpo e cocente passione a un'altra eroina letteraria che non appartiene all'universo anglosassone ma viene dalla Russia: Anna Karenina. Lo sappiamo: vi state domandando perché mai Anna Karenina, che si butta sotto un treno in corsa, sia da considerarsi eroica. Eroica è, secondo noi, la sua scelta di cedere senza esitazione all'amore vero, quello che strappa il cuore dal petto. Annoiata dal marito, che è una brava persona ma non spicca per verve, Anna non si accomoda in una relazione clandestina che mantiene segreta. No, la donna sfida le convenzioni e l’aristocrazia imbellettata e retrograda di cui fa parte gridando al mondo il suo amore per Vronskij e allontanandosi dal nucleo familiare. Poi, più avanti, devastata, si suicida, compiendo un gesto estremo ma in qualche modo "rivoluzionario". Freme e trema la signora Karenina di Keira in Anna Karenina, e oscura quasi completamente il personaggio di Kitty. Tuttavia, resta prigioniera del bel giocattolo che Wright le ha sapientemente costruito intorno, partendo da una sceneggiatura di Tom Stoppard. Il giocattolo è un teatro, da cui si esce, certo, ma forse troppo poco.
Senza nulla togliere all'attrice inglese, la miglior Anna Karenina della storia del cinema resta Greta Garbo. La bellissima svedese interpretò il personaggio sia in un film muto del 1927, nel quale Vronskij aveva il volto di John Gilbert, che nel parlato Anna Karenina di Clarence Brown, che nel 1935 si aggiudicò il Premio Mussolini per il miglior film straniero al Festival di Venezia. In entrambi Greta era sublime. Le donne tormentate, del resto, erano la sua specialità e nel primo film i suoi occhi espressivi testimoniavano l'iniziale smarrimento di fronte all'attacco sferrato dall'illecito pretendente e poi l'abbandono al sentimento. Nel secondo film le parole la aiutavano a esprimere a meraviglia sia l’insofferenza verso il consorte che una disperazione non cieca ma dignitosa. Senza dimenticare che Anna Karenina è stata interpretata anche da Sophie Marceau (mentre Vronskij era Sean Bean: ci pensate? Il Boromir del Signore degli Anelli!), non possiamo far passare sotto silenzio il film di Julien Duvivier intitolato Anna Karenina nel quale il personaggio era impersonato da Vivien Leigh. Su Youtube c'è un video intitolato Anna Karenina: Vivian Leigh vs Greta Garbo che già la dice lunga. Aggiungeremo, nonostante il nostro folle amore per la Rossella O'Hara di Via col vento, che la Anna Karenina di Vivien era piagnucolosa e rompiscatole e che tormentava l'amante con le sue insicurezze e la sua gelosia rendendosi davvero insopportabile.

Le tre Jane Eyre

E Jane Eyre è un'eroina? Certo che sì! La poverina, che nasce nel 1847 dalla fantasia della scrittrice inglese Charlotte Brontë, perde i genitori, viene maltrattata dalla zia, finisce in una scuola che è una prigione e assiste impotente alla morte di un'adorabile amichetta. Ma la ragazza ha fegato e diventa un’insegnante, e quindi ben venga che il ruvido e misterioso Mr. Rochester si accorga di lei e se innamori. Ma ci importa poco di Rochester in questa sede, nonostante le fulgide interpretazioni di Orson Welles, Michael Fassbender e William Hurt. E’ Jane il nostro faro in quella nebbia che sempre accompagna le sue avventure sul grande schermo, che sono tempesta e assalto, ribellione e sottomissione, rassegnazione e speranza. Di signorine Eyre passate dalla letteratura al cinema ce ne sono davvero tante. Ben 8 appartengono all'epoca del muto, e se la prima Jane parlante è stata interpretata da Virginia Bruce in Jane Eyre - l'angelo dell’amore, indimenticabile resta quella di Joan Fontaine. Il film di cui era protagonista (al fianco di Orson Welles) si intitolava La porta proibita ed era il diario di una rinascita, di una fuga dall’inferno per approdare a un paradiso travestito da un altro inferno. Dividere la scena con un attore che aveva la forza di un uragano e che pretese delle scene aggiuntive non doveva essere semplice, ma l'attrice gli tenne testa, affidandosi a una recitazione quieta, naturalistica e, come direbbero oggi, "lavorando di sottrazione".
Nel 1995 anche Franco Zeffirelli diresse il suo Jane Eyre e volle che a interpretare l'istitutrice povera e sola fosse una giovane Charlotte Gainsbourg. Con i capelli raccolti e l'aria seriosa, l'attrice non aveva la bellezza della Fontaine, e proprio per questo riuscì a rendere più vero un personaggio di cui la Brontë non aveva mai evidenziato l’avvenenza fisica. Austera, dolce in apparenza e intelligente, questa Jane Eyre è forse la nostra preferita. Mentre le dichiara il suo amore, Rochester la definisce "una dolce e strana creatura ultraterrena", ma lei è d'accordo solo in parte, e preferisce parlare di sé nei seguenti termini: "Sono un essere umano libero e indipendente con una sua volontà". Nel 2001, Mia Wasikowska dirà, in un Jane Eyre targato Cary Joji Fukunaga: "Sono un essere libero con una volontà indipendente che ora esercito lasciandovi". In entrambi i casi parliamo della famosa scena della dichiarazione d'amore, ed è fuori discussione che in 15 anni Jane Eyre sia diventata più passionale ("Credete che solo perché sono povera, oscura, semplice e piccola io non abbia né anima né cuore?") e possa giustamente rivendicare il suo diritto ad amare e a sognare.

Giulietta Capuleti

Abbiamo parlato di Franco Zeffirelli. L'ultima eroina della nostra carrellata è protagonista di un altro suo film. E’ una figura iconica, tragica, resa famosa da un balcone che si trova a Verona. Giovane innamorata morta suicida, Giulietta Capuleti è forse il personaggio shakespeariano più rinomato. La pièce di cui è protagonista con Romeo Montecchi è Romeo e Giulietta ed è stata rappresentata innumerevoli volte nei secoli dei secoli. Wikipedia ci informa che esistono oltre quaranta versioni televisive e cinematografiche dell'opera, di cui la prima del 1900. Tralasciando variazioni sul tema come West Side Story e il cartone animato Gnomeo e Giulietta, partiamo dalla Giulietta del maestro italiano scomparso il 15 giugno di quest'anno. In un film fedelissimo all'originale (Romeo e Giuliettama arricchito da una messa in scena sfarzosa senza essere barocca e dalle musiche di Nino Rota, il ruolo della protagonista femminile fu affidato a Olivia Hussey, inizialmente scartata perché troppo cicciottella e poi nuovamente arruolata in virtù di un'infallibile dieta. All'epoca l'attrice inglese era apparsa in due film ma sembrava perfetta per la parte, anche perché molto vicina all'età di Giulietta. La sua fu un’interpretazione spontanea e appassionata, notevole soprattutto nella sequenza del ballo e dell’amore a prima vista per Romeo. Non ebbe problemi a girare una scena di nudo, che tuttavia le fu proibito di vedere, essendo una sedicenne.
Se il film di Zeffirelli è rinascimentale dal primo all'ultimo minuto, Romeo + Giulietta di Baz Luhrmann è una straordinaria follia visiva, onirica, una tragedia pop nella quale Verona diventa un sobborgo immaginario di Los Angeles chiamato Verona Beach e al posto dei pugnali ci sono le pistole. E se Romeo è un Leonardo DiCaprio pre Titanic ma già idolo delle ragazzine, Claire Danes, con la sua aria dolce e romantica e il suo stupore verso tutte le cose belle che la vita può offrire, è lo sguardo luminoso del film, che attraverso un acquario si posa su un altro sguardo. La Giulietta della futura protagonista di Homeland è anche innocenza perduta e angelo caduto, che perde le ali del suo costume da reginetta votandosi a un amore adulto e che parla con naturalezza la lingua shakespeariana.

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  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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