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Jennifer Aniston spacciatrice in famiglia a Locarno 66

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I Miller sono una famiglia perfetta, con qualche chilo di droga nel camper

Jennifer Aniston spacciatrice in famiglia a Locarno 66

Nelle ore in cui esce nelle sale americane viene presentata nella scenario di Piazza Grande la commedia Come ti spaccio la famiglia con Jennifer Aniston, sexy spogliarellista che viene coinvolta dal vicino spacciatore di piccolo calibro, interpretato dal comico ex Saturday Night Live Jason Sudeikis, nel contrabbando di una cospicua quantità di droga dal Messico al Colorado.

Quale modo migliore che inscenare un tipico viaggio famigliare, con tanto di camper, per non dare troppo nell’occhio?
Basta “assumere” anche un figlio adolescente e ingenuo ai limiti del tonto insieme a una ragazza ribelle, domata per l’esigenza di rappresentare la famiglia media americana. Una premessa promettente che il regista di Dodgeball, Rawson Marshall Thurber, unico presente a Locarno, riesce a rendere un film molto spassoso. Merito di una sceneggiatura più compatta della media hollywoodiana e di un gruppo di attori, anche i caratteristi di contorno, assolutamente in parte.

Se Jennifer Aniston conferma le sue doti di frizzante e auto ironica comicità, il vero mattatore è Jason Sudeikis. Provenienza televisiva, di solito usato al cinema in ruoli da non protagonista, qui incarna perfettamente il lato cinico, ma in fondo profondamente umano, del suo personaggio e in generale di Come spaccio la famiglia. Un “crowd pleaser” che sicuramente divertirà la Piazza e che arriverà nelle sale italiane il 12 settembre.

Nel doppio appuntamento di stasera dopo la commedia americana ecco un altro classico degli ultimi anni: il thriller scandinavo.
Sulla scia del successo di Stieg Larsson, Henning Mankell, Camilla Lackberg e tanti altri ormai la letteratura di genere del grande nord è uno dei maggiori e sorprendenti successi. Automatica la produzione di tanti adattamenti per la televisione e per il cinema. Cosa accaduta anche al romanzo di Jussi Adler-Olsen "La donna in gabbia", edito in Italia da Marsilio, che diede via, nel 2007, alla serie di polizieschi sulla sezione Q guidata da Carl Mørck.

L’adattamento è diretto da Mikkel Nørgaard partendo da una sceneggiatura di Nikolaj Arcel, autore dello script di Uomini che odiano le donne, e come regista candidato all’Oscar nel 2012 per il dramma storico danese A Royal Affair, in uscito italiana il 29 agosto.
La vicenda è quella di un detective della polizia di Copenaghen che in seguito a una sparatoria vede i suoi due partner finire uno morto e l’altro parallizato. Dopo la convalescenza viene emarginato nella nascente sezione Q con il compito di analizzare "cold cases" vecchi di anni. Con l’aiuto di un improbabile assistente di origini siriane, estroverso tanto quanto il detective è burbero e misogino, indagherà sulla sparizione misteriosa di una bella parlamentare avvenuta alcuni anni prima.

Primo di una probabile serie di adattamenti di Adler-Olsen sul grande schermo è quello che ci si può attendere da un film del genere. Fotografia raggelata, personaggi senza speranza, la parte oscura, il male, in azione con una violenza fisica e mentale spregevole. Insomma, tutto prevedibile, ben curato, troppo. Nel complesso finisce per essere poco coinvolgente.

Il concorso internazionale è proseguito oggi con il francese Gare du Nord della veterana Claire Simon. Le stazioni sono dagli albori uno dei luoghi più amati dal cinema. Terra di elezione di grandi emozioni, di vite che si incrociano casualmente, della routine che si interrompe, o semplicemente flusso infinito di persone frettolose. La Simon ha cercato di isolare alcune storie, alcuni volti in movimento nella stazione principale di Parigi. Multietnica, socialmente variegata, sempre in attività. Premessa interessante, ma nel complesso il film convince solo a tratti e si fa trascinare in troppe direzioni diverse, fra accenni di deriva retorico sociale e storie d'amore fra generazioni diverse.

In concorso oggi anche il nuovo film del prolifico coreano Hong Sang-Soo, dal titolo Our Sunhi. Regista misteriosamente sempre molto considerato dai festival più importanti mette in scena la solita storia di un uomo di mezza età, questa volta ben tre, alle prese con una ragazza molto più giovane di loro, in questo caso una studentessa che vuole andare in America.

Curioso il terzo film di questo primo intenso sabato locarnese. Si tratta di un film realizzato interamente con materiali di archivio, dal titolo Pays barbare, il racconto della colonizzazione mussoliniana dell’Etiopia. Gli autori, Angela Ricci Lucchi e Yervant Gianikian, hanno costruito la loro carriera attraverso la rielaborazione, con una potenza narrativa molto interessante, dei materiali di archivio.

foto © Festival del film Locarno

il regista Rawson Marshall Thurber

regista e cast di Gare du Nord


  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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