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J.J. Abrams a Roma presenta il suo Star Trek

Roma deve proprio piacere, a J.J. Abrams. Non solo ci ha ambientato parte del suo Mission: Impossibile III (“era il posto migliore dove portare la mia famiglia per una vacanza,” ha scherzato), ma ora vi torna con grande entusiasmo come tappa del suo tour mondiale di presentazione anticipata del suo Star Trek.

J.J. Abrams a Roma presenta il suo Star Trek

J.J. Abrams a Roma presenta il suo Star Trek

Roma deve proprio piacere, a J.J. Abrams. Non solo ci ha ambientato parte del suo Mission: Impossibile III (“era il posto migliore dove portare la mia famiglia per una vacanza,” ha scherzato), ma ora vi torna con grande entusiasmo come tappa del suo tour mondiale di presentazione anticipata del suo Star Trek.

Parlantina sciolta e velocissima, look stile nerd-is-the-new-cool, Abrams mette le carte in tavola fin da subito, spiazzando qualcuno: “Non sono mai stato un fan di Star Trek. Non era roba per me, non riuscivo ad empatizzare con i personaggi,” dice. “Ma dopo che ho accettato di produrre e sceneggiare il film, in fase di scrittura mi sono pian piano appassionato a loro e alle loro vicende. Pensare al film in mano ad un altro regista mi rendeva geloso, e ho così deciso di girarlo io. Girarlo per chi, come me, non era fan delle serie originali.”

Dopo quest’introduzione, Abrams ha presentato quattro sequenze del suo film: nella prima incontriamo il giovane James - anzi, Jim come si presenta lui…- Kirk (Chris Pine) in versione “bullo ribelle ma geniale” che prova a rimorchiare Uhura (Zoe Saldana) in un bar, finendo con lo scatenare una rissa con i cadetti dell’Accademia Spaziale. Rissa sedata dal Capitano Pike (Bruce Greenwood), vecchio amico di suo padre che lo sfida ad arruolarsi per seguirne le orme. Nella seconda (ambientata a distanza di tre anni) Kirk riesce ad intrufolarsi sull’Enterprise in partenza per una missione di soccorso grazie all’aiuto dell’amico McCoy (Karl Urban). A bordo Jim sarà fondamentale per far capire a Pike e al giovane Spock (Zachary Quinto) che stanno per cadere in una trappola dei Romulani.

Terza scena, prima sorpresa: il giovane Kirk viene relegato da Spock (con il quale ha un pessimo rapporto) su un remoto pianeta dove però incontra… Spock, nella versione anziana interpretata proprio da Leonard Nimoy. Il paradosso temporale rimane inspiegato, ma i due s’imbattono anche nell’ingegnere Scotty (Simon Pegg), che grazie al vecchio Spock risolve il problema del teletrasporto in movimento. Quarta ed ultima scena: Kirk e Sulu (John Cho)si devono lanciare nel vuoto ed atterrare su una piattaforma di trivellazione romulana per sabotarla, mentre Pike lascia a Spock il comando dell’Enterprise.

Soprattutto in quest’ultima sequenza è evidente il lato più legato all’azione e agli effetti speciali del film di Abrams, che però ha voluto fare chiarezza su di un punto: “oggi stupire con gli effetti speciali in un film di fantascienza è da un lato difficile, dall’altro banale. Non mi preoccupava l’aspetto tecnico, ma per me era molto importante che al centro della narrazione non ci fossero gli effetti ma i personaggi e le loro relazioni.”

Più tardi, nel corso di un più ristretto incontro con la stampa, l’autore di Lost e Fringe ha meglio articolato questo concetto, rispondendo alle domande dei giornalisti con il solito stile frenetico e mentre riempiva di disegni – tra i quali una Statua della Libertà di cloverfieldiana memoria – il foglio che aveva davanti: “Certo, credo che quello che differenzia di più questo mio film dalla serie originale è proprio la quantità d’azione che ci ho messo dentro. Ma è fondamentale per me rendere quest’azione credibile e interessante attraverso i personaggi. Dosare l'azione con la necessità di raccontare psicologie interessanti e credibili. I film che mi piacciono di più, ad esempio Matrix, partono con personaggi normali, comuni, che devono far fronte a situazioni straordinarie. Il pubblico impara con loro, ed empatizza. Nei telefilm di Star Trek non era così: tutto era già stabilito e codificato.”

È per questo che Abrams ha scelto di raccontare la giovinezza dei personaggi della serie originale: “Sono ripartito dall’inizio, e così posso far crescere il pubblico assieme a Kirk, Spock e tutti gli altri.”

Dalle sequenze che sono state mostrate, appare comunque chiaro che dentro il film ci sono molti temi che spesso l'irrefrenabile Abrams propone in tutte le sue creazioni: dal tema del precipitare e del vuoto alle bizzarre costruzioni temporali: “Lo ammetto, sono ossessionato dal volo e dalla caduta: ma a me sembra una cosa così strana che un affare grande come un aereo possa decollare e volare! Forse è perché mi sono sempre piaciuti i film della serie catastrofica degli Airport…,” ride il regista. “Quando al tempo, mi piace costruire le mie storie come un puzzle che il pubblico deve ricostruire, costringendolo ad immaginare come i vari pezzi si possano combinare assieme. Mi spiace se a volte questo vi ha causato dei gran mal di testa!”

Anche la passione di J.J. per l’immaginario e la cultura pop è in qualche modo presente in Star Trek. Rispondendo ad una sollecitazione del sottoscritto ammette sorridendo che la sequenza in cui ci è stato presentato Kirk ricalca molte delle situazioni di cui si era reso protagonista il Maverick di Top Gun. “Ma cito solo quello, giuro!” buttà lì alzando le mani in segno di resa. “Parlando seriamente, tra le mie influenze più grandi devo citare Steven Spielberg. Sembra un cliché ma è così: da piccolo gli scrivevo persino delle lettere, a cui lui non rispondeva mai. Ammiro moltissimo il suo stile visivo la sua capacità di dividere le scene, anche semplici, in un numero elevato e complesso di inquadrature.” Ma per il regista è stato anche molto importante cercare di non replicare quanto potesse dare un’impressione di già visto nelle serie o negli altri film di Star Trek e nella fantascienza in generale.

Non c’è da credere forse molto a questa professione di originalità, il citazionismo è parte integrante dello stile - pur personalissimo e creativo - di Abrams. Quel che chiaramente da queste prime sequenze di Star Trek è infatti che lo spirito e le situazioni delle serie e dei film che lo hanno preceduto è stato rispettato (come si potrebbero aspettare i trekkers), ma che è stato declinato in maniera fresca e inedita grazie allo stile inconfondibile di J.J.: uno stile fatto di ironia, umorismo, in-jokes ma anche capacità di avvincere e creare tensione con poco.

Un risultato non da poco per uno che da bambino non riusciva a capire la passione per il compagno di classe per le avventure dell’Enterprise e che solo pochi giorni fa, in sala di montaggio, si è girato verso un collaboratore e ha esclamato: “Ma quello è il mio nome nei titoli! Ho girato un film di Star Trek! Ancora non riesco a crederci!”



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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