Is this the real life? Is this just fantasy? Il nostro commento ai Golden Globes 2019

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Is this the real life? Is this just fantasy? Il nostro commento ai Golden Globes 2019

Is this the real life? Is this just fantasy?

Diventando anno dopo anno sempre più improbabili, i Golden Globes (come tanti altri premi più e meno importanti) riescono tutto sommato a sorprendere. Sorprese, quelle decise dall'Associazione della stampa estera hollywoodiana di cui non si sa bene se rallegrarsi o accasciarsi in un angolo del divano in preda allo sconforto.

Pochissimi, prima di questa notte, avrebbero mai osato immaginare di vedere premiato come miglior film drammatico (sì, avete letto bene) Bohemian Rhapsody, e il suo protagonista, Rami Malek, come miglior attore nella stessa categoria.
Certo, è pur vero che la concorrenza non era agguerritissima, ma c'era pur sempre BlacKkKlansman, a contendersi il Globo, e c'era il superfavorito A Star is Born, rimasto quasi a bocca asciutta (si è portato a casa solo il premio - di consolazione - per la canzone); così come, sul fronte degli interpreti, c'erano il protagonista del film di Spike Lee, John David Washington (che è pure Hollywood royalty), e il Willem Dafoe versione Van Gogh per Julian Schnabel.

Un poco più prevedibile, e prevista, la vittoria di Green Book nell'altra categoria di film, quella commedia o musicale, dove peraltro la concorrenza era ancora più agguerrita: c'era il Vice che si è dovuto accontentare dello scontato premio a Christian Bale, e c'era La favorita di Lanthimos, che pure ha portato a casa solo il premio andato a Olivia Colman, che se non glielo davano sarebbe stato grave.
E con e per Green Book, ecco i premi a Mahershala Ali e Regina King, perché dopo la storia degli Oscar so white or so black dello scorso anno, non è che alla HFPA avrebbero potuto fare diversamente. Anche il premio per la sceneggiatura ha vinto, il film di Peter Farrelly, scippandola lestamente al Cuarón di ROMA, che però ha vinto lì dove tutti sapevano avrebbe vinto, nel film straniero e nella regia.

La sorpresa quella vera, però, è stata quella di Spider-Man: Un nuovo universo: cinecomic sì, ma sui generis; d'animazione mainstream sì, ma anche un po' sperimentale e di ricerca; che ha battuto Pixar, Disney, anime giapponesi e la stop motion di Wes Anderson portando a casa il Globe come miglior film animato.

Cosa ci dice tutto questo, allora? Ci dice che le élite hollywoodiane si stanno facendo sempre più furbe nell'equilibrare i palmarès tra prevedibilità e invenzione del momento, e che lo slittamento verso il pop (in attesa dell'Oscar apposito) e della political awarness si fa sempre più evidente.
E che, forse, gli Academy Awards di quest'anno, di cui ancora non conosciamo nemmeno le nomination, potrebbero essere più incerti di quanto si pensava fino a questo momento.  

Nothing really matters, anyone can see
Nothing really matters
Nothing really matters to me.



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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