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Irma Testa: il sogno, la sconfitta, la rinascita. Arriva Butterfly, film sulla prima pugile italiana alle Olimpiadi

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Un documentario dalla grande forza narrativa di Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman, nei cinema italiani (con lentezza) dal 4 aprile prossimo.

Irma Testa: il sogno, la sconfitta, la rinascita. Arriva Butterfly, film sulla prima pugile italiana alle Olimpiadi

Irma Testa ha 21 anni. E quando ne aveva appena 18 è stata la prima pugile italiana a qualificarsi per le Olimpiadi, disputando quelle di Rio nel 2016.
Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman, però, hanno conosciuto Irma prima ancora che andasse a finire in tv e sui giornali per questo primato, e subito hanno capito che la sua era una storia che valeva la pena raccontare: "L'inizio di un progetto ha sempre una fonte diversa," racconta Kauffman, "questa volta è nato dall'incontro con Irma: non sapevamo esattamente dove sarebbe andata la sua storia, ma sentivamo qualcosa in lei e nel contesto in cui si muoveva che ci attirava. E sapevamo fin dall'inizio che il nostro sarebbe stato comunque un film che seguito Irma anche dopo Rio, qualunque cosa fosse successa alle Olimpiadi."
E infatti Butterfly è un film nel quale la delusione olimpica di Irma (sconfitta ai quarti di finale dalla campionessa mondiale e futura campionessa olimpica dei pesi leggeri Estelle Mossely) ha un ruolo centrale: dal punto di vista della strutta ma anche da quello narrativo.
D'altronde Butterfly è un documentario nel quale la componente narrativa è forte quanto quella di un film di finzione, per quanto possa valere ancora questa distinzione, che ha evidentemente un racconto dialettico con la mitologia cinematografica del pugilato ma che non la insegue: "Non volevamo fare Rocky, non volevamo fare Million Dollar Baby, né tantomento un capolavoro come Toro scatenato," spiega Cassigoli, "abbiamo cercato di evitare più che imitare, ma è stata comunque la storia a darsi a noi, e noi la abbiamo seguita così come ci si proponeva."

La storia di Butterfly, quindi, è la storia di una ragazza che insegue con determinazione (e l'aiuto di un maestro come Lucio Zurlo) un sogno, che compie grandi sacrifici per raggiungerlo, che lo vede infrangesi e per questo entra in crisi. E che sarà in grado di trasformare quella crisi in un nuovo punto di partenza.
"Io mi auguro di vincere più che posso ma so bene che non è sempre facile né possibile," racconta Irma Testa. "La vittoria, per uno sportivo, è il premio per i sacrifici che ha fatto: stare lontano dalla famiglia, rinunciare al cibo, non uscire, trascurare affetti e amori. Ogni volta che questi sacrifici aumentano ti chiedi se ne varrà la pena: un'atleta è sempre in conflitto. La sconfitta è qualcosa che ti segna perché è come aver perso in un istante tutti quei lunghi anni di sacrifici, e ricominciare a fargli dopo una sconfitta richiede molto coraggio. Se nella vita quando vai a sbattere contro un muro, la volta successiva cambi strada, nello sport devi rischiare di andare a sbattere tutte le volte: ma se quel coraggio lo trovi, diventa una parte importante della tua crescita come atleta e come persona."

Dopo la sconfitta olimpica, Irma Testa si ha dovuto affrontare un periodo di dubbi e di crisi, come racconta Butterfly. Che i due registi del film, che all'inizio del lavoro di ripresa aveva trovato "un po' invadenti", le continuassero a star vicino mentre molti altri si allontanavano, ha fatto capire alla pugile "che erano davvero interessati a me, e non alla mia vittoria, e ora sono una parte della mia famiglia."
"È stato duro aprirmi con loro in un momento difficile, mentre affrontavo il mio dolore concentrandomi  nei problemi della mia famiglia, specie per una persona come me che tende a chiudersi, e ancor di più sapendo che poi tutto sarebbe stato visto su un grande schermo da tante altre persone," racconta Irma Testa. "Ma poi ho capito che se una persona è bella, lo è in tutti i suoi aspetti, anche nella difficoltà e ora non ho problemi a mostrare paure e fragilità."

Soprende per equilibrio e maturità, questa ragazza di 21 anni, che però di determinazione ne ha da vendere, e non da oggi: "Quanto ho cominciato a frequentare la palestra di pugilato della mia città, la Boxe Vesuviana, c'erano quattro maestri, e all'inizio nessuno di loro mi considerava," racconta. "Ma il maestro Lucio Zurlo ha visto in me qualcosa, quando si è accorto che io continuavo a presentarmi lì nonostante nessuno mi considerasse, e piano piano ha cominciato ad allenarmi. Se oggi il mio rapporto con lui è simile a quello tra Hilary Swank e Clint Eastwood in Million Dollar Baby? Sì, è simile, ma è il rapporto che si viene a creare tra qualsiasi allenatore con qualsiasi atleta. Il mio maestro è stata la persona che mi ha fatto capire la strada che dovevo percorrere. Tutti nella vita dovremmo avere un maestro Zurlo che ci salva dal perderci: anche se a me piace pensare che mi sarei salvata lo stesso anche senza lo sport."

Butterfly finisce quindi con un nuovo inizio, con Irma che riprende la sua strada, quella del pugilato, con vicino la sua famiglia, il suo maestro e le altre persone importanti della sua vita. E la sua strada continua anche fuori dal film, in direzione di Tokyo e delle Olimpiadi del 2020: "Ho appena vinto un campionato europeo under 22, la preparazione sta andando molto bene, e vorrei continuare così fino alle qualificazioni olimpiche. Ma non voglio suscitare speranze in nessuno, so solo io quello che voglio e a cosa punto. Penso di aver trovato la strada giusta, mi sento un'atleta matura, e se dovrà arrivare qualcosa di importante, arriverà."

Intanto sarà Butterfly ad arrivare nei cinema italiani dal 4 aprile: un'uscita mirata, in poche copie, che vuole far espandere il film con il passaparola e con una serie di incontri con gli autori nelle sale. Così da raccogliere anche lui, come Irma, i successi che merita per talento e determinazione.

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