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Io prima di te: ce ne parla in anteprima esclusiva Sam Claflin

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La nostra intervista al protagonista maschile che affianca Emilia Clarke nel film tratto dal romanzo di Jojo Moyes in uscita il 1 settembre 2016.


Tra un episodio di Pirati dei Caraibi e un altro di Hunger Games Sam Claflin, attore inglese non ancora trentenne (li compirà il 27 giugno prossimo), continua a sorprendere i propri fan scegliendo film più piccoli e personaggi decisamente più complessi. Due anni fa ad esempio è stato il turno del viziato e ambiguo Alistair Ryle di Posh, diretto da Lone Schefrig. Oggi invece tocca a Will Traynor di Io prima di te, giovane e ricco banchiere finito sulla sedia a rotelle per un incidente e la cui vita è cambiata radicalmente in un attimo.
Il film, tratto dal best-seller di JoJo Moyes (anche sceneggiatrice) gli ha messo a disposizione un ruolo decisamente sfaccettato, complesso da interpretare non soltanto per le limitazioni fisiche quanto soprattutto nella psicologia. Ecco la nostra chiacchierata con Sam.

Rispetto ai ruoli di Pirati dei Caraibi o Hunger Games Will Traynor sembra una sfida decisamente più grossa, no?
Senz'altro, soprattutto a livello emotivo. Non si sa davvero da dove cominciare quando si deve dar vita a un personaggio costretto su una sedia a rotelle. A livello fisico ad esempio rimanere immobile ogni giorno per così tante ore è stato estenuante. Quando ho letto il libro ero ingenuamente convinto che sarebbe stato molto più facile di quanto poi si è rivelato. C'è voluta molta preparazione fisica, anche se può sembrare strano, perché dopo anni di paralisi il corpo di Will non doveva essere più tonico come una volta, quindi ho dovuto perdere molta della mia massa per adeguarmi al personaggio e risultare credibile. Non che ne avessi comunque molta fin dall'inizio... Eppure come dicevo lo sforzo è stato soprattutto mentale: dover entrare nella mente di un ragazzo impossibilitato all'improvviso a muoversi mi ha condotto dentro molti dei miei luoghi oscuri, recitare la parte di Will ha sbloccato in me delle sensazioni che non avevo mai provato in precedenza. Durante la lavorazione sono diventato molto ricettivo riguardo ciò che mi succedeva intorno.

Che tipo di aiuto ha ricevuto per la definizione della vita di tutti i giorni di Will?
Abbiamo collaborato con persone disabili come consulenti, in particolar modo per capire lo sforzo fisico giornaliero e la routine a cui devono andare incontro per poter vivere in maniera decente. Ci siamo documentati nel migliore dei modi per rispettare chi ha avuto meno fortuna. Ho imparato che le cose semplici che diamo per scontate, quelle a cui nemmeno pensiamo, sono in realtà molto importanti e possono essere molto difficili da raggiungere. Per esempio ho pranzato spesso con il nostro consulente, e a colui che lo imboccava doveva dire cosa voleva ogni volta. E' qualcosa che noi facciamo quasi istintivamente, e per lui invece si tratta di una scelta costante. Ricordo che dopo una giornata di riprese particolarmente faticosa mi sono accasciato sul divano a giocare col mio cane, ma ero davvero stanco e mi sono fiondato a letto. Sono scoppiato in lacrime pensando a quanto fosse stato facile e veloce per me farlo e quanto invece è complicato e richiede una routine lunghissima per chi non può muoversi. Mi ha colpito moltissimo, me lo porterò dietro anche se non devo affrontarlo ogni giorno per fortuna.

Nonostante l'incontro con Lou/Emilia Clarke apra nuovamente la vita di Will alla felicità, lui continua a vole mettere fine alle sue sofferenze. E’ d’accordo con la sua scelta?
Sì, la condivido. Prima di tutto perché ho dovuto vedere il dramma dalla sua prospettiva. Dovevo capire perché ha deciso così, altrimenti per me sarebbe stato come mentire, recitare. So che sono un attore ed è il mio lavoro, ma la prima cosa che mi hanno detto alla scuola parte drammatica è che non devi mai giudicare il tuo personaggio, devi essere d'accordo con ogni cosa che fa e pensa. Credo pienamente che abbia preso la decisione migliore per lui e per le persone intorno a lui. Ai suoi occhi non è un atto egoista, libera i suoi cari dal dolore, non vuole che soffrono più. Lui non vuole più soffrire. Questo è il percorso di Will, non il mio né di nessun altro. Capisco che la gente possa non essere d'accordo con la sua decisione, ma credo anche che alle persone dovrebbe essere concesso di scegliere il loro destino. Nessuno mi dice come vivere la mia vita, quindi perché dovrei dire ad altri cosa fare della loro. La gente prende decisioni difficili ogni giorno, nessuno può capire fino in fondo cosa può passare un ragazzo come Will a meno che non viva una situazione del genere. Eventi come venire investiti e rimanere paralizzati dal collo in giù cambia chiunque, anche i migliori, e c'è chi lo affronta in maniera positiva e chi lo fa in maniera negativa. Penso sia sbagliato impedire alle persone se scegliere di continuare o meno a vivere quel tipo di vita.

Quale scena l’ha impegnata maggiormente a livello emotivo?
La mia scena preferita è stata la finale, perché è quella che mi ha devastato maggiormente. E’ arrivata alla fine di un percorso emozionale e professionale davvero unico.

Cosa può dirci della collaborazione con la coprotagonista del film Emilia Clarke?
Secondo me non potevano fare una scelta migliore per il ruolo di Lou, fin da quando abbiamo iniziato a provare insieme, prima che ci scritturassero entrambi, l’alchimia era incredibile ed Emilia si era calata totalmente nel personaggio. Anche perché lei nella vita reale è fresca, ottimista e gentile come Lou, per lei non è stato difficile capirne la vita interiore.

E per lei invece è stato difficile capire Will?
All’inizio moltissimo, sono una persona che vive moltissimo la sua fisicità, adopera il corpo come veicolo per conoscere il mondo. Dover fare l’esatto opposto nel film mi ha richiesto uno sforzo enorme.
Vorremmo chiudere chiedendole cosa metterebbe nella bucket list (elenco di cose da fare prima di morire).
Una bucket list è una cosa troppo definitiva per me, non riesco a pensarci. So che la vita che sto vivendo adesso è qualcosa che non avrei mai immaginato di poter vivere: il solo poter venire così spesso a New York ad esempio è pazzesco per me, e tutto pagato per giunta (sorride)! Esplorare il mondo è il massimo che posso chiedere. E’ importante apprezzare la vita, non mi stresso per avere più di quello che ho e cerco di godermi il presente.

Io prima di te uscirà nei cinema italiani il 1 settembre prossimo

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