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Io, Arlecchino: la storia di un supereroe col costume a losanghe nel primo film da regista di Giorgio Pasotti

L'attore racconta un ritorno a casa e una riscoperta di sé dirigendo Roberto Herlitzka e ritagliandosi il ruolo del protagonista.

Io, Arlecchino: la storia di un supereroe col costume a losanghe nel primo film da regista di Giorgio Pasotti

Nel 2015, Giorgio Pasotti, che di mestiere faceva (e ancora fa) l'attore, ha pensato che aveva voglia di narrare una storia non soltanto con il corpo e con la voce ma anche con la macchina da presa. Così, insieme all'amico e collega Matteo Bini, ha scritto e diretto Io, Arlecchino, un piccolo film che forse a molti è sfuggito ma che ha uno sguardo originale e una delicatezza di fondo, e che ci racconta qualcosa del nostro mondo. E’ un'opera in parte autobiografica o comunque personale, perché la maschera della Commedia dell'Arte di cui parla (Arlecchino) è bergamasca proprio come Pasotti, che da giovane ha lasciato la cittadina lombarda per andare in Cina e poi far ritorno in Italia entrando nel mondo del cinema. Per Giorgio cambiare ruolo e cimentarsi nella regia è stato come fare un salto mortale. I suoi attori lo hanno giudicato attento e scrupoloso, ma lui si è sentito come da piccolo durante il primo giorno di scuola: molto emozionato.

Io, Arlecchino è la cronaca di un ritorno a casa e alle proprie origini, quello di un fatuo conduttore tv di nome Paolo che si reca in fretta e furia nel piccolo villaggio di Cornello di Tasso (in provincia di Bergamo) dove suo padre è stato ricoverato. Una volta uscito dall'ospedale, l'uomo decide di dedicare il tempo che gli resta alla sua più grande passione, il teatro. Insieme alla sua compagnia, riprenderà il ruolo di Arlecchino, nel quale eccelle, nonostante le perplessità del figlio.

Non è una caso che Giorgio Pasotti abbia scelto proprio la maschera dal costume a losanghe. Per lui Arlecchino rappresentava (e rappresenta) la libertà di potersi esprimere a proprio piacimento, in maniera anarchica, la facoltà di poter dire, insomma, cose che ad altri vengono precluse. Arlecchino non è mai offensivo, anche se schietto e talvolta pungente, e quasi sempre viene ascoltato. I potenti cercano di tappargli la bocca, ma inutilmente. Per il regista Arlecchino è un supereroe. Il suo potere non è, tuttavia, la forza fisica, ma la parola. Al protagonista della nostra vicenda la maschera di Arlecchino consente la riscoperta di sé: è un po’ l'opposto di quanto succede all'attore, che indossa una maschera e scopre ciò che non è.

Io, Arlecchino contrappone in maniera interessante la tradizione, rappresentata dal teatro, e la forma forse meno nobile di intrattenimento, la tv dei talk show, dove basta "spiattellare" i fatti propri per diventare delle star (leggi la nostra recensione di Io, Arlecchino).

Io, Arlecchino: la nostra intervista ai registi e al cast

Io, Arlecchino è interpretato, oltre che da Giorgio Pasotti, da Roberto Herlitzka, che fa la parte di Giovanni (il padre di Paolo), e da Valeria Bilello, che ha il ruolo di Cristina, che nello spettacolo di Giovanni impersona Colombina, l'innamorata di Arlecchino. Ci sono poi Lunetta Savino, Lavinia Longhi e Gianni Ferreri. Abbiamo intervistato Herlitzka e la Bilello, insieme a Pasotti e a Matteo Bini quando il film è stato presentato alla stampa. Ecco il video.

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