Schede di riferimento
News Cinema

Intervista a Jason Reitman regista di Tra le nuvole (Up in the air)

Abbiamo incontrato il 31enne Jason Reitman, il regista di Up in The Air, che ci ha raccontato molto del suo film, dei suoi temi, dell’importanza dei personaggi femminili e degli attori e dei collaboratori che gli sono cari.

Intervista a Jason Reitman regista di Tra le nuvole (Up in the air)

Intervista a Jason Reitman per Tra le nuvole (Up in the Air)

Jason Reitman, figlio d’arte, si è emancipato dall’ombra del padre con un cinema diverso e personale, che è passato dai successi di Thank You for Smoking e Juno ed è ora approdato a questo Up in the Air. Abbigliamento casual, capello fluente e sguardo basso e nervoso (“è solo perché sono timido,” spiegherà), il 31enne regista canadese risponde alle domande che gli vengono poste dai pochi giornalisti che siedono attorno a lui per un’intervista collettiva tormentandosi le mani e parlando con un elevatissimo numero di parole al minuto, tradendo così non solo il nervosismo, ma soprattutto la passione per questo suo nuovo film e per il suo lavoro.

Per rompere il ghiaccio, al regista viene chiesto qualcosa sull’utilizzo costante di J.K. Simmons, presente in tutti i suoi film: “Beh, J.K. è la mia voce fatta persona. In un certo senso è la mia musa,” scherza Reitman, che con un gesto di finto sconforto prosegue, “Woody Allen si fa ispirare da donne bellissime. Io ho lui.”

Parlando di donne, si domanda a Reitman della rappresentazione del mondo femminile incarnata nel film dai personaggi di Alex e Natalie, interpretate rispettivamente da Vera Farmiga e da Anna Kendrick. “Beh, pur avendo solo 31 anni ho capito che non ci sono risposte certe nella vita, e questo riguarda anche le donne,” sostiene il regista. “Sono molto attratto dalle storie al femminile, credo che non se ne siano raccontate abbastanza. Specialmente oggi che siamo di fronte alle prime generazioni post-femministe, che possono contare ma anche fare i conti con le conquiste delle loro madri, donne che per la prima volta si devono confrontare con la necessità di equilibrare il lavoro e la famiglia, senza ancora saper bene come fare. Nel film abbiamo due donne, la prima è matura e forse disillusa, la seconda è giovane e idealista come solo a vent’anni puoi essere. La mia scena preferita del film è proprio quella dove Alex e Melanie parlano tra loro sul cosa cercano in un uomo: mi ricordo che ero a letto con mia moglie, e gli ho chiesto che cosa direbbe alla se stessa ventenne, oggi. Non credo, come sostiene qualcuno, che Alex sia una donna scorretta: è una donna che sa quello che vuole, che ha ben chiaro cosa è possibile e cosa no. In un certo senso è lei, e non Ryan, l’uomo della coppia. È una cosa che ripetevo spesso a George e Vera.”

E il regista non è nemmeno d’accordo nel sostenete che lo sguardo del film sull’amore sia comunque piuttosto pessimista: “Non credo proprio. Le storie d’amore che voglio raccontare non sono quelle tutte rose e fiori e zuccherose di certo cinema. Io voglio raccontare l’amore anche attraverso le sue sofferenze: voglio che la gente sia spinta ad amare proprio perché vede certe cose sullo schermo.”

Up in the Air è tratto da un romanzo dello scrittore Walter Kirn, ma tra libro e film le differenze sono molte e sostanziali: “Il mio adattamento è molto diverso. Nel libro non ci sono molti personaggi che ho inserito nel film (ad esempio non ci sono né Alex né Natalie), non c’è la storia del discorso motivazionale dello zaino fatto da Ryan: si tratta solo della storia di un uomo che sogna e pensa di poter vivere da solo. Ma il mio film è una cosa diversa, l’ho fatto ben presente a Kirn: il libro parla di qualcuno che perde sé stesso, il mio film parla di qualcuno che trova qualcosa di importante.”

Non caso il centro del film, per Reitman, pare essere simboleggiato dalle conferenze nelle quali il personaggio di Clooney espone la sua filosofia di una vita senza legami utilizzando la metafora di uno zaino pesantissimo perché pieno di tutte le cose e delle persone che ci zavorrano dal quale ci si deve liberare. “Non ricordo come mi è venuta in mente questa metafora,” ha raccontato il regista, “cercavo solo di visualizzare l’idea dello svuotare una vita. La mia vita è bellissima e piena di cose e persone, non la cambierei mai, ma a tutti noi capita di immaginare come sarebbe non avere più nulla e nessuno, essere liberi e partire: è una sensazione eccitante. E io volevo esplorare questa idea, nel film.”

I film tre film girati da Reitman finora appaiono molto diversi tra loro, ma una continuità tematica appare comunque evidente, confermata dallo stesso autore: “Una continuità nel lavoro di un regista ci deve essere: altrimenti, se cambia sempre, ti chiedi dove sia la sua identità. Io credo che i miei film parlino delle persone e delle loro relazioni perché per me sono la cosa più importante. Ed in più rispecchiano l’idea di dover essere sempre open minded, di non fermarsi alle apparenze.”

In conclusione, Reitman ha avuto parole di stima ed affetto per i suoi collaboratori di oggi e di ieri: “Aveva ragione Steven Soderbergh, che mi aveva detto che George Clooney è la stella di Hollywood meno stella di Hollywood che si possa mai incontrare. È una persona fantastica, e come attore, sul set, si muove sempre anche con la consapevolezza di un regista e delle sue necessità, ha reso davvero facile il mio lavoro. Quanto a Diablo Cody, per me è come una sorella. Mi spiace non sia qui a Roma con me anche quest’anno, perché insieme ci divertiamo un mondo. Spero di poter lavorare di nuovo con lei preso, e spero si decida ad esordire nella regia. Lo deve fare: è una grande storyteller.”
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming