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Interstellar: la fantascienza di Christopher Nolan spiegata all'università di Tor Vergata

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In occasione dell'uscita del Blu-ray, un incontro tra scienza e nutrizione

Interstellar: la fantascienza di Christopher Nolan spiegata all'università di Tor Vergata

L'uscita del Blu-ray di Interstellar è stata l'occasione per un incontro che la Warner Bros. ha organizzato all'università di Tor Vergata, al quale hanno partecipato personalità del mondo della scienza e della nutrizione.
La visione dei primi minuti dei monumentali contenuti extra presenti nel secondo disco dell'edizione, narrati da Matthew McConaughey, permettono già di comprendere quanto l'esperto di gravità Kip Thorne abbia contribuito attivamente alla costruzione del copione di Christopher e Jonathan Nolan, al di là di una classica semplice consulenza di rito.

Amedeo Balbi, docente di astrofisica proprio a Tor Vergata, ha illustrato brevemente quanto ci possa essere di plausibile nel film. Più di quanto si pensi. Sappiamo da vent'anni che nella nostra galassia esistono pianeti orbitanti intorno ad altre stelle che non siano il sole: in un grafico che Balbi ci ha mostrato notiamo almeno 30 pianeti che potrebbero avere una distanza dalle loro stelle compatibile con una condizione simile a quella della Terra. Il problema sarebbe... arrivarci! Non è la prima volta che Kip Thorne ha fatto da consulente per fiction fantascientifica: lo scrittore Carl Sagan, autore di Contact, chiese a lui infatti se un buco nero potesse essere plausibile come porta di passaggio. Ipotesi da scartare: per l'effetto della spaghettificazione, di qualsiasi incauto che vi si avvicinasse non rimarrebbe nulla. E' una teoria non concretizzata, ma si rifà a ciò che sappiamo di fenomeni simili, come Cygnus X-1, a partire dai primi anni Novanta confermato come un buco nero, nella costellazione del Cigno; un buco nero per Thorne è una condizione estrema di curvatura dello spazio, tendente all'infinito.



Teoricamente più fattibile lo spostamento tramite wormhole, un tunnel nella curvatura dello spaziotempo, effettivamente usato nel film dalla spedizione in partenza, per raggiungere i pianeti candidati a dare potenziale ospitalità all'umanità. Balbi apprezza molto come la rappresentazione visiva dei fenomeni nel film sia stata a volte persino più fedele di quella presente su alcuni manuali: un esempio è l'effetto di lente gravitazionale deformante presente in un'inquadratura, un fenomeno realmente osservato. Un altro esempio è il cosiddetto disco di accrescimento del buco nero, vicino a uno dei pianeti visitati nella storia: la sceneggiatura è riuscita persino a giustificare la presenza di luce non distruttiva, allestendo quello che tecnicamente si definisce "disco di accrescimento anemico", cioè foriero di una quantità di raggi X non devastante, com'è più frequente.
E' infine corretta l'idea che un'ora su quel pianeta vicino al buco nero valga sette anni lontani  da esso: per la teoria della relatività generale, infatti, il trascorrere del tempo dipende dalla distanza del soggetto da una fonte gravitazionale, e dalla forza di quest'ultima (colossale nel caso di un buco nero).

Tutt'altro argomento ha trattato Lorenzo Bellù della FAO, le cui ricerche si concentrano, come ci spiega, su due fenomeni relativi all'evoluzione del nostro pianeta tra i prossimi 50 e 100 anni: la crescita della popolazione e il cambiamento del potere di acquisto. Argomenti strettamente legati a quella che è la premessa che nel film spinge alla ricerca di altri pianeti: una Terra morente. Secondo le ricerche, per il 2050 il tasso di natalità sul pianeta potrebbero aumentare di molto, in un contesto di parallelo aumento del reddito medio procapite di due-tre volte rispetto all'attuale. Cosa comporterà? Bisognerebbe espandere le rese dell'agricoltura, ma è un'ipotesi improponibile, sapendo che già l'espansione in corso è al suo limite e non più sostenibile. La cosa è anche complicata dai tassi di anidride carbonica nell'atmosfera: dal 1960 al 2010 la sua concetrazione si è accresciuta  vertiginosamente. L'aria che respiriamo, e tutto ciò che ad essa è legato, è già cambiata: in un certo senso "da cinquant'anni stiamo già viaggiando da un pianeta all'altro". Nel 2100 la temperatura del pianeta potrebbe salire di ben 5°!



A questo punto le domande a cui bisogna rispondere è: come ci svilupperemo? Cosa mangeremo? Il punto non è produrre di più, quello che c'è già basterebbe, ma ripensare il modo di usare le risorse che già abbiamo, magari cominciando dalla redistribuzione e dal correlato problema degli 800 milioni di persone al momento sottonutrite. Non esisterà più in futuro la distinzione tra paesi in via di sviluppo e non: dobbiamo tutti rimetterci in via di sviluppo adesso, magari appellandoci alla forza ultima celebrata in Interstellar. E' l'empatia per il resto dell'umanità che deve muoverci.

Enrico Flamini, capo ricercatore dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), si esprime sulle possibilità di esplorazione del cosmo: è concepibile, ma su una prospettiva centennale. Per trovare la vita, la stabilità è un requisito fondamentale: con il nostro sole, stella di tipo G, siamo stati fortunati, grazie alla sua vita costante termica molto elevata.
Tanta l'attività dell'ASI su questo fronte, per analisi preziose. Il progetto del satellite LARES per esempio, in orbita intorno alla Terra dal 2012, registra e analizza il trascinamento dello spaziotempo. Nel 2016 JUNO raggiungerà l'orbita di Giove: la missione è della NASA, ma vi è contenuta tecnologia italiana. Altre missioni hanno lo scopo di studiare gli asteroidi e satelliti del sistema solare, come Cerere e Titano, i cui mari sono per esempio caratterizzati da metano ed etano (una condizione non del tutto aliena a forme di vita). La missione Rosetta ha cominciato da poco a inviare messaggi sulla struttura della cometa sulla quale è atterrata.
Ma che scopo potrebbero avere i viaggi e le missioni spaziali, anche meno estreme di quelle raccontate nel film? Per esempio catturare un asteroide e metterlo in orbita intorno alla Luna consentirebbe di ricavarne minerali ormai rari sulla Terra, ma indispensabili alla nostra vita. E' teoricamente possibile anche immaginare soluzioni che prevedano stazionamenti perenni in orbita: qualcuno ha persino immaginato di ricavare stazioni all'interno di asteroidi, naturalmente adatti a rimanere nello spazio.



La fantasia della fiction, per quanto estrema per sua natura, è sempre da sprone per la ricerca, che per ora si scontra soprattutto con un punto chiave: la necessità di propulsione chimica per questi viaggi. In altre parole, per le distanze del cosmo, un'enorme quantità di carburante è necessaria, ma comunque insufficiente e limitante. Un primo sostanziale passo avanti sarà perciò mettere a punto sistemi a energia elettrica o nucleare. Per ora la velocità della luce è una chimera, ma è imporante ricordare un concetto: potrebbe essere necessario, per chi intraprendesse simili viaggi, abbracciare del tutto lo spirito dei pionieri e mettere in conto di non tornare mai più sulla Terra.

Da tre prospettive diverse, gli ospiti del dibattito sono riusciti a dimostrare come l'atmosfera, le tematiche e la cura di Interstellar lo rendano un film sincero e meticoloso.




  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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