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In carrozza! Un viaggio in treno con 22 fermate lungo la storia del cinema

In occasione dell'uscita di Snowpiercer, abbiamo scelto di raccontarvi altri 22 film d'ambientazione ferroviaria.

In carrozza! Un viaggio in treno con 22 fermate lungo la storia del cinema

Sarebbe un discorso qui troppo lungo e complesso da sviluppare, ma ci sono pochi dubbi che la storia del treno e della ferrovia è strettamente intrecciata con quella sociale, economica e culturale degli Stati Uniti d’America: esistono anche fior fiore di pubblicazioni accademiche al riguardo. E questo vale anche per molte realtà europee.
Non stupisce allora che un’arte e un’industria nata in Europa ma cresciuta in America come il cinema si sia da sempre legata a doppio filo con i binari e le locomotive e i vagoni che vi viaggiavano sopra: se tra i primissimi “film” della storia c’è il celebre L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei fratelli Lumiere, è vero altrettanto che non è forse un caso se l’invenzione del montaggio parallelo e alternato, fatta risalire a Intolerance di D.W. Griffith, sia subito messa in relazione con le immagini di un treno in corsa.

In occasione dell’uscita di Snowpiercer, l’avvincente film di Bong Joon-Ho tutto ambientato a bordo di un omonimo convoglio ferroviario in perenne movimento attorno al nostro pianeta, piombato in una nuova glaciazione, abbiamo deciso di ripercorrere la lunga storia del rapporto tra il cinema e i treni.
È stato molto difficile selezionare i film che, dalle origini della settima arte fino ad oggi, hanno visto locomotive, vagoni e ferrovie avere un ruolo di primissimo piano o essere addirittura scenario unico dell’azione. Per evitare di avere un elenco sterminato, ho quindi optato quasi esclusivamente per quest’ultima tipologia, e non troverete quindi in questa lista film che contengono scene famose e imprescindibili, ma occasionali, ambientate all’interno di qualche vagone.
Quindi, niente Dalla Russia con amore, Prima dell'alba, Un biglietto in due, Intrigo internazionale, A qualcuno piace caldo. Non ci sarà nemmeno il treno capace di viaggiare nel tempo di Ritorno al futuro 3, né quello che, partendo dal binario 9 ¾, porta Harry Potter e i suoi amici da Londra ad Hogwarts, né quello che brilla per la sua (quasi sempre) costante assenza di Stand By Me.

Ma ora, come si diceva una volta, in carrozza: il nostro viaggio in treno sta per avere inizio.

 

 

The General

La prima fermata del nostro viaggio non poteva non essere quella di uno dei film più memorabili del grande Buster Keaton, che prende il suo titolo originale proprio dalla locomotiva che il ferroviere Johnnie Gray ama quasi più della sua fidanzata. Una commedia esilarante con scene d’azione ferroviarie ancora oggi, a quasi un secolo di distanza dal 1926 in cui furono realizzate, capaci di lasciare a bocca aperta. Molti anni dopo, nel 1965, Keaton interpretò da attore un altro divertente film “ferroviario”, il mediometraggio Il ferroviere.

 

 

The Flying Scotsman

Il “Flying Scotsman” è il nome del treno espresso che, dal 1862, unisce quotidianamente Londra ed Edimburgo: tale denominazione viene da quella della locomotiva LNER Classe A3 4472 che prestò servizio su quella linea tra il 1923 e il 1963. Il film del 1929 di Castleton Knight vede protagonista un macchinista di quella linea che è impegnato a sventare un tentativo di sabotaggio e di salvare sé stesso, il treno e sua figlia, tra i passeggeri.

 

 

Shanghai Express

Il quarto dei sette film girati assieme dal regista Josef von Sternberg e dalla grande Marlene Dietrich, girato nel 1932, è un melò nel quale l’azione si svolge a bordo del treno del titolo, che unisce Pechino a Shanghai. Vi si intrecciano le vicende di numerosi personaggi, tra i quali quello della Dietrich, Shanghai Lili, una prostituta d’alto bordo che incontra nel corso del viaggio un capitano inglese di cui un tempo era stata innamorata. Con due trascurabili sequel: Night Plane from Chungking nel 1943 e L'espresso di Pechino nel 1951.

 

 

La signora scompare

Non c’è stato forse regista nella storia del cinema capace di sfruttare tanto bene le ambientazioni ferroviarie come Alfred Hitckcock. Abbiamo già citato Intrigo internazionale con le indimenticabili scene in treno tra Cary Grant e Eve Marie-Saint, e poi c’è ovviamente L’altro uomo (Strangers on a Train). Ma già nel 1938, ancora in Inghilterra, Hitch aveva diretto questo giallo intriso d’umorismo, ambientato a bordo di un treno che viaggia dai Balcani verso Londra sul quale, come da titolo, una simpatica vecchietta scompare senza lasciar traccia. Un Hitchcock niente affatto minore.

 

 

L’angelo del male

Meanwhile, in France… un gigante del cinema transalpino come Jean Renoir ambientava in grandissima parte a bordo di un treno il suo personale adattamento del romanzo di Emile Zola “La bestia umana”, affidando a Jean Gabin il ruolo del macchinista alcolizzato Jacques Lantier, a suo agio solo a bordo della locomotiva sulla quale percorre ogni giorno la linea Parigi - Le Havre, che si fa coinvincere dall’amante Séverine a tentare di ucciderne il marito, un capostazione di le Havre.

 

 

Night Train to Munich

Nel 1940 è Carol Reed, il sottovalutato regista britannico de Il terzo uomo, a dirigere Rex Harrison e Margaret Lockwood in questo thriller di spionaggio tratto da un romanzo di Gordon Wellesley. A bordo di un treno notturno che viaggia da Praga a Monaco, come il titolo lascia intuire, Harrison è un agente segreto britannico cerca di liberare uno scienziato cecoslovacco e sua figlia, fatti prigionieri dalla Gestapo.

 

 

Le jene di Chicago

Nel 1952 Richard Fleischer dirige questo noir low budget nel quale un detective della polizia (Charles McGraw) è incaricato di scortare la vedova di un gangster che deve testimoniare in un importante processo, a bordo di un treno che li porta da Chicago a Los Angeles. Un treno a bordo del quale, ovviamente, ne succederanno di tutti i colori. Nel 1990 il film è stato rifatto da Peter Hyams con Gene Hackman nei panni del protagonista: il remake è uscito in Italia con il titolo Rischio totale.

 

 

Il treno

La storia delle opere d’arte sottratte dai nazisti in fuga da Parigi è stata raccontata al cinema ben prima che da George Clooney in Monuments Men. John Frankenheimer nel 1964 fa interpretare a Burt Lancaster il ruolo di un partigiano che, facendo finta di essere un collaborazionista, deve riuscire a sottrarre ai tedeschi il treno carico di quadri e statue rubate alla Francia su cui viaggia come macchinista. E il titolo del film dice tutto su quale sia l’ambientazione privilegiata di questa storia.

 

 

Il colonnello Von Ryan

Un anno dopo, nel 1965, è Mark Robson a mescolare nuovamente sul grande schermo la storia della II Guerra Mondiale con treni e ferrovie. L’arte, stavolta, non c’entra: nel film Frank Sinatra è un colonnello dell’aviazione americana precipitato in Italia e fatto prigioniero; dopo esser passato per un quasi collaborazionista per il suo atteggiamento servile nei confronti di tedeschi e italiani, organizza una fuga sua e degli altri prigionieri grazie a un treno che li porta dall’Italia alla Svizzera. Nel cast del film anche Adolfo Celi e Raffaella Carrà.

 

 

Assassinio sull'Orient Express

Assieme alla Transiberiana, di cui parleremo più avanti, l’Orient Express è forse il treno più famoso di tutti i tempi, sinonimo del lusso applicato alle ferrovie. In servizio tra Parigi Gare de l’Est e Costantinopoli dal 1883 fino al 1977, con due interruzioni causate dalle due guerre mondiali, è teatro di un film famosissimo tratto da un romanzo giallo famosissimo. Nel 1974 Sidney Lumet adatta “Assassinio sull’Orient Express” di Agatha Christie, affidando ad Albert Finney la parte di Hercule Poirot e affiancandolo con un cast all star. Purtroppo, pare che ci sia all’orizzonte l’immancabile remake.

 

 

Wagon-lits con omicidi

Nel 1976 Gene Wilder è il protagonista di un film che declina in chiave di commedia una trama che sarebbe potuta tranquillamente essere hitchcockiana. Diretto da Arthur Hiller, il film parla infatti delle avventurose peripezie di un uomo in viaggio da Los Angeles a Chicago che, dopo l’avventura di una notte con una bella segretaria, si ritrova suo malgrado al centro di macchinazioni omicide. Nel cast, anche Richard Pryor. Il titolo originale del film, Silver Streak, è ispirato al nomignolo di un convoglio il cui nome ufficiale era "Pioneer Zephyr".

 

 

Cassandra Crossing

Nello stesso anno, è George Pan Cosmatos a firmare un altro celebre titolo “ferroviario”, a partire da un romanzo di Robert Katz. Il Cassandra Crossing del titolo è un ponte fatiscente che deve attraversare un treno, originariamente in viaggio tra Ginevra e Stoccolma e poi dirottato verso la Polonia, sul quale un terrorista in fuga ha contagiato i mille e passa passeggeri con il virus letale che lui stesso aveva contratto. Protagonisti della vicenda sono Richard Harris e Sofia Loren, assieme a Martin Sheen, Ava Gardner e ancora Burt Lancaster.

 

 

1855 - La prima grande rapina al treno

Di assalti ai treni, è piena la storia del cinema western. Anche perché la ferrovia è uno dei tratti caratteristici del genere, che spesso vi ruota attorno per un motivo o per l’altro. Ma di rapina al treno ce n’è stata una, famosissima, avvenuta il 15 maggio del 1855 lungo la South Eastern Railway, dove 91 kg d’oro che stavano viaggiando da Londra a Parigi furono sottratti da una banda di rapinatori. Gli eventi sono stati raccontati, romanzati, da Michael Crichton in un libro poi divenuto nel 1978 il celebre film con Sean Connery, Donald Sutherland e Lesley-Anne Down

 

 

Terror Train

Certo, c’erano stati prima Horror Express (diretto da Eugenio Martín nel 1972, con Christopher Lee, Peter Cushing e Terry Savalas, ambientato ancora una volta sulla Transiberiana) e nel 1975 L’ultimo treno della notte (crudissimo rape and revenge di Aldo Lado ambientato prima sul treno Monaco-Verona e poi su quello Innsbruck-Verona). Ma l’horror ferroviario più noto di tutti è lo slasher di Roger Spottiswoode con Jamie Lee Curtis, nel quale il solito maniaco fa fuori uno dopo l’altro un gruppo di studenti che hanno organizzato una festa in costume tra i vagoni di un treno.

 

 

A 30 secondi dalla fine

Siamo oramai entrati nei muscolari anni Ottanta, quelli del cinema d’azione spesso e volentieri nato sotto l’egida della Cannon Films di Menahem Golan e Yoram Globus. Furono proprio loro, nel 1985 a finanziare questo film di Andrei Koncalovskij, presentato in concorso al Festival di Cannes del 1986. Co-sceneggiato da Edward Bunker (che ha anche una piccola parte), il film vede Jon Voight nei panni di Manny, un evaso in fuga che, con un giovane complice, trova un passaggio per la libertà su un potente treno, senza però sapere che il convoglio è senza conduttore. Nel cast anche Eric Roberts, Rebecca De Mornay e - per la prima volta sullo schermo - Danny Trejo.

 

 

Getta la mamma dal treno

E, per l’ennesima volta, si torna ad Alfred Hitchcock. Perché è proprio dal citato Strangers on a train che uno scrittore e insegnante in crisi e un aspirante giallista timido e immaturo decidono di elaborare un piano per eliminare la ex moglie del primo e la madre oppressiva del secondo: quest’ultima, proprio durante un viaggio in treno. Nel film del 1987 i due sono interpretati rispettivamente da Billy Crystal e Danny De Vito, che alla sua prima prova da regista cinematografico firma una divertente commedia con venature nere. Indimenticabile Anne Ramsey nel ruolo dell’ingombrante madre che ovviamente non morirà nel piano dei due maldestri aspiranti assassini.

 

 

Polar Express

Saltiamo il decennio dei Novanta, stranamente avaro in quanto a cinema ferroviario, e facciamo un salto in avanti fino al 2004, l’anno in cui Robert Zemeckis dirige il suo primo film in performance capture portando al cinema l’omonimo libro illustrato per ragazzi di Chris Van Allsburg. Storia di un bambino scettico che sale a bordo di un treno magico che lo conduce nel paese di Babbo Natale (il Polar Express del titolo), con Tom Hanks che interpreta quattro ruoli, tra i quali quello di un controllore, il film ha “catturato” digitalmente una locomotiva Pere Marquette 2-8-4- Berkshire, che è quella in testa al fiabesco convoglio.

 

 

Snakes on a Train

La Asylum. Se non sapete che cosa sia, dovreste informarvi. E di corsa. Nel 2006, quando stava per debuttare nelle sale Snakes on a Plane la diabolica società di produzione californiana specializzata in mockbusters a bassissimo costo bruciò l’uscita del film con Samuel L. Jackson facendo apparire in home video 3 giorni prima il suo Snakes on a Train. Nel titolo c’è tutto, la trama è superflua: basti sapere che il film termina con il treno che viene ingoiato dalla bocca di un serpente gigante solo perché, mentre cercavano di trovare partner per il film, i produttori avevano usato quell’immagine sulla locandina e trovarono personaggi disposti ad investire solo che quella scena fosse stata davvero nel film.

 

 

Il treno per il Darjeeling

Con il film diretto da Wes Anderson nel 2007 torniamo a parlare di cinema serio, e di film di grande valore (con tutto l’apprezzamento possibile per le produzioni dell’Asylum). Alla sua opera quinta, il regista fa salire i fratelli Whitman (Owen Wilson, Adrien Brody e Jason Schwartzman su un treno speciale, il Darjeeling Limited, per un viaggio attraverso l’India che possa rinsaldare il loro legame familiare. L’accoppiata tra lo sguardo registico di Anderson e la natura ferroviaria della storia regala scene indimenticabili, come la carrellata dei vagoni sulle note di “Play with Fire” dei Rolling Stones. Il "Darjeeling Limited" nella realtà non esiste, ma esiste un treno turistico che attraversa quella zona dell’India amministrato dalla compagnia ferroviaria Darjeeling Himalayan Railway.

 

 


Transsiberian

Transsiberiana, dicevamo. La linea ferroviaria più famosa del mondo, quella che unisce Mosca e Vladivostock, attraversando la sterminata Russia per 9288,2 chilometri, presentata alla Grande Esposizione Universale di Parigi del 1900 e inaugurata nel 1903. Per effettuare il viaggio completo, che dura in media una settimana, si attraversano 7 fusi orari e si effettuano quasi 1000 fermate. Ed è quel viaggio che Woody Harrelson ed Emily Mortimer, coppia in crisi, decidono di intraprendere per dare nuova linfa al loro rapporto, stringendo amicizia con altri due passeggeri, Eduardo Noriega e Kate Mara, che finiranno col metterli nei guai. Tutto questo in un gran bel thriller del più sottovalutato degli Anderson: Brad.

 

 

Unstoppable

Un enorme e potente treno merci fuori controllo. Il suo carico di sostanze chimiche altamente tossiche. Una curva pericolosa e una cittadina in pericolo. Un ingegnere veterano e un giovane macchinista che fanno squadra per fermare il convoglio. È questa la trama dell’ultimo film, riuscito e adrenalinico, del compianto Tony Scott; che, solo l’anno precedente, aveva diretto un altro film di vagoni e rotaie: Pelham 123 - Ostaggi in metropolitana, remake di un thriller quasi omonimo del 1974. Per girare Unstoppable, Scott ha usato veri treni e ha girato lungo le reali ferrovie della Pennsylvania.

 


Source Code

Il Jake Gyllenhall protagonista del film opera seconda di Duncan Jones è a bordo di un treno che il conduttore ce l’ha e non è fuori controllo. Solo che lui non si ricorda come ci sia capitato, su quel treno; solo che c’è una bomba che sta per saltare in aria, e che esplode, e che poi tutto ricomincia da capo. Il treno su cui si trova l’attore in Source Code è un “commuter train”, un treno per pendolari che, come è facile immaginare, alle 7:40 del mattino (l’orario in cui cominciano e ricominciano le vicende del film, lo stesso orario in cui partiva un altro celebre treno cantato da Lucio Battisti) è pieno di passeggeri diretti ai loro posti di lavoro in quel di Chicago.

 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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