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In attesa di Cars 3, abbiamo passato un (altro) weekend alla Pixar

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In occasione della presentazione del terzo capitolo delle avventure di Saetta McQueen siamo stati nuovamente ai Pixar Studios a Emeryville.

In attesa di Cars 3, abbiamo passato un (altro) weekend alla Pixar

Che i Pixar Studios a Emeryville, appena fuori Oakland, non siano un posto come gli altri lo percepisco in maniera sempre più chiara in ogni occasione in cui vi torno. Il fatto è che una volta superati il senso di sorpresa e meraviglia del primo viaggio alla Pixar - nel mio caso parliamo del 2012, quando venni per la presentazione di Brave - rimane comunque potente ma soprattutto invariata la sensazione di visitare un luogo familiare, capace di accoglierti sempre con la sua atmosfera rilassata e creativa.

Sabato
Poche ore dopo essere atterrato a San Francisco lo shuttle mi preleva dall’hotel per portarmi alla proiezione di Cars 3 e Lou, il (magnifico) cortometraggio che accompagna il film come da sempre vuole la tradizione Pixar. Di solito i due edifici principali del complesso vengono allestiti con vere e proprie scenografie utilizzate per pubblicizzare il film di imminente uscita. Nel caso di Cars 3 non è successo, probabilmente perché nel giorno della visita vera e propria si svolge anche l’annuale Motorama, una sorta di fiera voluta espressamente da John Lasseter e Jim Ward in cui tutti i collaboratori della Pixar espongono al pubblico le loro auto d’epoca. La sala di proiezione si trova nell’edificio nominato Brooklyn, dove al secondo piano i creativi sviluppano gli embrioni di idee per possibili film futuri. Quelli che ottengono l’approvazione definitiva passeranno allora al secondo piano dello Steve Jobs Building (prima chiamato Manhattan), dove inizia la produzione vera e propria.


Rispetto all’ultima volta in cui sono venuto Brooklyn mostra due novità: il gigantesco e bellissimo arazzo che rappresenta la Merida di Ribelle - Brave (eroina che avrà sempre un posto speciale nel mio cuore per il solo fatto di avermi portato alla Pixar la prima volta…) e soprattutto una riproduzione gigante di Bing Bong, l’amico immaginario più commovente della storia del cinema contemporaneo, quello che abbiamo amato e per cui abbiamo pianto mentre guardavamo Inside Out.

L’atmosfera nella piccola sala di proiezione è pacata, cordiale come sempre. I pochi giornalisti invitati si sparpagliano per avere tutto lo spazio a disposizione. Come di consuetudine io opto per la terza fila, in modo da non avere nessuno davanti e potermi immergere nelle immagini. Come già accennato Cars 3 è molto divertente, ma la vera gemma della Pixar è senza ombra di dubbio Lou. Da solo il cortometraggio diretto da Dave Mullins merita assolutamente il prezzo del biglietto del cinema.

Dopo la proiezione dei due nuovi lavori tocca a Jim Ward presentarci una breve ma dettagliatissima storia delle corse Nascar, degli “eroi” dei tempi passati che avevano imparato a guidare in maniera così spericolata a l volante delle auto truccate che trasportavano di contrabbando alcool. Parliamo dei tempi del Proibizionismo. Ecco allora che alcuni personaggi di contorno di Cars 3, modellati su storici campioni della Nascar veramente esistiti, si colorano di un carisma diverso, quello di chi ce l’ha fatta a imporsi a dispetto del sesso o del colore della pelle. Il sole è quasi del tutto tramontato quando usciamo dal cinema. Alla Pixar non c’è quasi più nessuno e la luce ovattata della West Coast ricopre il vialetto alberato d’ingresso con ombre e tagli di luce bellissimi da osservare. Nel silenzio quasi assoluto, e la Pixar continua a rivelarsi un posto più magico che mai.

Domenica
La mattina successiva la storia è cambiata radicalmente: molte auto d’epoca sono già state posizionate lungo i viali e sul prato principale, quello che si estende tra Brooklyn e lo Steve Jobs Building. Decine di persone sono impegnate ad allestire Motorama, mentre il nostro gruppo di giornalisti è accompagnato nella hall principale per la ricca colazione di rito. Io come al solito ne approfitto per andare in fretta e furia al negozio al Pixar Store, dove solitamente spendo molto più di quanto potrei permettermi in magliette e gadget. Stavolta il bottino più prezioso che riesco ad accaparrarmi è la t-shirt di Lou, leggermente troppo stretta sulla vita in modo da rappresentare un incentivo a perdere qualche chilo. Più probabilmente qualche etto. Al massimo…

La prima chiacchierata della mattina ce l’ho con Jay Schuster e Jude Brownbill, rispettivamente il responsabile del design dei personaggi di Cars 3 e una delle direttrici dell’animazione. I due artisti mi raccontano soprattutto la creazione dei due nuovi personaggi introdotti in Cars 3, e cioè l’antagonista Jackson Storm e la nuova trainer di Saetta McQueen, Cruz. Il lavoro di design si è focalizzato soprattutto nel rendere le due automobili più aerodinamiche e potenti rispetto al protagonista, in modo da sottolineare l’avanzamento tecnologico di un mondo delle corse che si rinnova e potenzia sempre più. Il tempo che passa è un fattore fondamentale nella storia e nell’estetica di Cars 3, e il design di Storm in particolar modo doveva rappresentarlo al meglio. Per quanto riguarda Cruz si è principalmente tentato di creare una figura che fosse in qualche modo un ponte tra Saetta e Storm: di quest’ultimo doveva avere la forza e il senso di innovazione, del personaggio principale invece la sensibilità e l’empatia.

Subito dopo è arrivato per l’intervista al regista di Cars 3 Brian Fee, che ha voluto puntare l’attenzione soprattutto sull’importanza di trovare un punto di contatto tra lo spettacolo che il film offre e lo sguardo commemorativo alla storia delle corse automobilistiche, che in questo terzo capitolo rappresenta il cuore più profondo dell’intera operazione. La chiacchierata integrale con Fee la leggerete più avanti, quando il film d’animazione uscirà anche in Italia.
Dopo l’ennesima ma sempre piacevole visita guidata al piano superiore dello Steve Jobs Building, come già detto dove i progetti vengono definitivamente sviluppati per diventare film, le ultime ore alla Pixar posso trascorrerle ammirando le auto d’epoca presentate al Motorama, accompagnando la passeggiata con l’ottimo cibo in classico southern style che i vari stand allestiti per il complesso offrono. Tra un panico con il brisket e una coscia di pollo fritto (la maglietta di Lou prima o poi riuscirò a indossarla, lo giuro…) mi perdo girovagando tra Chevrolet e Buick di tempi passati finché Alex, uno dei PR, mi avverte che lo shuttle che mi porterà all’aeroporto è già nel vialetto principale ad aspettarmi.









Ed eccomi dunque di nuovo in viaggio verso new York. Ugualmente sereno ma leggermente più sorridente di quando ho lasciato la Grande Mela, due giorni fa. Perché sono tornato a visitare uno dei pochissimi luoghi al mondo che, proprio come la città in cui ho scelto di vivere, riesce a infondermi una sensazione fondamentale: la passione per il mio lavoro.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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