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Il Traditore: è il pubblico italiano a premiare il film di Bellocchio con Favino

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Uscito il 23 maggio, il film che vede l'attore nei panni di Tommaso Buscetta non è entrato nel Palmarès di Cannes ma si è ampiamente rifatto al botteghino.

Il Traditore: è il pubblico italiano a premiare il film di Bellocchio con Favino

Diciamocelo: anche se a Cannes il premio per la migliore interpretazione maschile l'ha vinto Antonio Banderas, straordinario protagonista di Dolor y Gloria, in cui è un eccellente alter-ego dello stesso Pedro Almodovar, noi italiani tifavamo tutti per Pierfrancesco Favino. Nei panni del super-pentito di Mafia Tommaso Buscetta, l'attore ci ha regalato (come scrive Federico Gironi nella recensione de Il Traditore), la sua migliore interpretazione, una di quelle da buon vecchio attore del metodo. Anche se non si possono rivelare i segreti interni alla giuria di un festival, né tantomeno si può parlare di discussioni e opposte fazioni, sappiamo che Alice Rohrwacher si è battuta almeno un po’ per il film di Marco Bellocchio, purtroppo inutilmente. E tuttavia Il Traditore si è piazzato orgogliosamente al secondo posto nel boxoffice italiano del weekend, registrando un incasso totale di 1.445.000 Euro. Un ottimo risultato, dunque, e un "premio" che forse vale più di un riconoscimento festivaliero.

Per Bellocchio non sappiamo se sia esattamente così, per Favino invece sì, e sembra che da qualche giorno la gente lo fermi per la strada per complimentarsi con lui e chiedergli di Buscetta e perfino di Falcone. E poi, se il bell'Antonio ha impiegato 40 anni prima di essere giudicato il miglior attore del Festival di Cannes, Favino ha buone chance di riuscirci anche lui, speriamo il più presto possibile. Per l'attore, Tommaso Buscetta resta a tutt'oggi un enigma, un uomo a cui si sente vicino per romanticismo e amore per la famiglia (come lui stesso ha dichiarato durante la conferenza stampa a Cannes), ma che considera un grande simulatore, un mago della comunicazione. Marco Bellocchio lo ha reso una figura shakespeariana, sposando in questo l'opinione che dell’uomo che parlò per 45 giorni facendo scattare 366 mandati di cattura aveva Enzo Biagi, che nel libro "Il boss è solo" parò di lui in questi termini:

"Ha cura di sé. Quando lo accompagnano in un negozio per comperare un abito che gli permetta di presentarsi con decoro nell'aula giudiziaria, sceglie un blazer. Non ha mai sopportato gli amici che sfoggiavano vetture potenti o esibivano orologi costosi: Butta quel Rolex – diceva - lo hanno tutti i commessi viaggiatori".
"Lo hanno chiamato anche Robin Hood: ed è sicuro che ha una sua idea sincera, e magari anche crudele o generosa, della giustizia".
"Non odia nessuno, perché considera il rancore un sentimento sprecato che toglie anche lucidità. Ha il senso dell'ironia, non teme il futuro, e gli hanno insegnato che chi gioca da solo non perde mai".

Bellocchio ritiene Tommaso Buscetta un traditore che tradisce perché è stato tradito a sua volta, e da chi se non da Cosa Nostra, in particolare dai corleonesi? La sfida del film, ha dichiarato il regista, era "rendere il personaggio duplice, forse triplice, senza altarini né condanne", facendo un film affascinate come lui. Affascinante, per l'autore de I pugni in tasca, era anche il mondo in cui Buscetta si muoveva, la Sicilia, raccontata per immagini nei suoi colori caravaggeschi. Immergersi in quella terra e nella sua storia ha reso Il Traditore "un’opera personalissima e al contempo molto oggettiva" e soprattutto "più avventurosa di qualsiasi altra".



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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