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Il Silenzio degli innocenti: tutto sul capolavoro di Jonathan Demme 30 anni dopo

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Usciva in America il giorno di San Valentino del 1991 Il Silenzio degli innocenti di Jonathan Demme, che l'anno successivo avrebbe vinto i 5 maggiori Oscar. Vi raccontiamo tutto quello che c'è da sapere.

Il Silenzio degli innocenti: tutto sul capolavoro di Jonathan Demme 30 anni dopo

Il Silenzio degli innocenti ufficialmente festeggia i 30 anni dalla sua prima uscita, ma in realtà ha un anno in più: era infatti pronto per la distribuzione, come attesta la data sui titoli di coda, già nel 1990, ma in tempi in cui le strategie di marketing erano molto diverse da quelle odierne, la gloriosa e oggi defunta Orion (almeno come entità autonoma, visto che è stata assorbita dalla MGM), aveva già concentrato le sue attenzioni per l'Oscar su Balla coi lupi, debutto dietro la macchina da presa di Kevin Costner, che nel 1991 portò a casa 7 statuette, tra cui miglior film e miglior regista. La gloria e il trionfo del primo horror in assoluto e uno dei tre film con La vita è meravigliosa e a Qualcuno volò sul nudo del cuculo a vincere i 5 maggiori Oscar (il cosiddetto Big Five) – film, regia, sceneggiatura, attore e attrice protagonista – venne dunque rimandata all'anno successivo e per l'uscita de Il Silenzio degli innocenti fu scelta la data di San Valentino, il 14 febbraio 1991. L'anteprima europea fu il concorso del Festival di Berlino, quell'anno vinto da La casa del sorriso del nostro Marco Ferreri, e chi scrive ricorda benissimo che dai nostri critici giunsero giudizi a dir poco tiepidi (purtroppo in rete è reperibile solo la sarcastica recensione di Irene Bignardi). In contemporanea o quasi il film venne presentato in anteprima stampa all'Anica, prima dell'uscita italiana del 12 aprile, e i giudizi cauti o negativi dei quotidiani vennero ribaltati dall'entusiasmo della maggior parte dei presenti per quello che resta, a distanza di tre decenni, un capolavoro del genere e la prova migliore di due bravissimi attori e di un ottimo regista che non avrebbero mai più raggiunto tali vette.

Tecnicamente Il silenzio degli innocenti, anche se assai più famoso del capostipite, è un sequel. Racconta infatti gli eventi avvenuti dopo "Il delitto della terza luna", secondo romanzo di Thomas Harris dopo "Black Sunday" e primo della serie, pubblicato col titolo originale di "Red Dragon" nel 1981 e portato al cinema da Michael Mann con Manhunter nel 1986, bellissimo film che non ha però successo commerciale e non riesce a creare una mitologia come il successivo. Del resto Hannibal Lecter, colui che diventerà la star della serie e spingerà Harris a dargli dei seguiti sempre meno ispirati, qua compare poco e solo in connessione con l’indagine di Will Graham sul serial killer detto la Fatina dei Denti (Dente di Fata nel doppiaggio italiano). In Manhunter è l’attore scozzese Brian Cox a interpretare lo psichiatra cannibale, qui ribattezzato - non si è mai saputo perché - Hannibal Lecktor. Interessante notare che la prima apparizione del personaggio in carcere è di schiena, mentre nel film di Demme, su suggerimento di Hopkins, a prefigurare le capacità quasi soprannaturali di questa incarnazione terrena del male e il perverso rapporto da mentore che lo psichiatra assumerà con Clarice Starling, Lecter accoglie la ragazza dritto in piedi e rivolto verso di lei, al centro della cella. Una delle tante, tantissime felici intuizioni, visive e sonore - come hanno raccontato di recente parlando tra di loro via zoom, grazie a Variety, proprio Anthony Hopkins e Jodie Foster - che fanno di questo film un capolavoro senza tempo.

Il regista del Silenzio degli innocenti: Jonathan Demme

Jonathan Demme arriva alla regia de Il silenzio degli innocenti dopo che il progetto era stato considerato brevemente da David Lynch, che per altro aveva diretto Anthony Hopkins in un'altra grande performance da medico, stavolta compassionevole e umano, in Elephant Man. Purtroppo Demme ci ha lasciato prematuramente nel 2017 e non potrà festeggiare con noi l'anniversario del suo film più celebre. Il regista all'epoca ha 46 anni: si è formato alla factory del re del B-movie d'autore, Roger Corman, per cui ha diretto i suoi primi film, i più noti del quali sono gli exploitation Femmine in gabbia e Crazy Mama. Sa dunque affrontare argomenti scabrosi con ironia e con la giusta dose di violenza, anche se nella parte iniziale della sua carriera si dedica soprattutto alla musica e alla commedia, dove ha all'attivo grandi successi come Qualcosa di travolgente e Una vedova allegra... ma non troppo. Per Il Silenzio degli Innocenti, aiutato dai suoi straordinari attori e collaboratori (tra cui il musicista Howard Shore, che ha conosciuto al Saturday Night Live), indovina immediatamente il tono e lo stile, dall'inizio in cui Clarice Starling si produce in un estenuante allenamento a Quantico (la vera location del film), che ci mostra tutta la sua determinazione e la sua voglia di farcela, donna graziosa e piccolina, in apparenza inoffensiva, in un mondo di uomini giganteschi e un po' macho. Si comprende subito che qualcosa di nascosto anche a lei stessa la divora e la spinge ad un lavoro atroce e pericoloso: dal suo modo di guardare e parlare a Jack Crawford ma anche dalla capacità di farsi dare ascolto e dall'abitudine a cavarsela da sola.

Demme le sta addosso con la sua macchina da presa che si trasforma in una lente d'ingrandimento quando i due avversari, due visioni del mondo opposte e inconciliabili, si trovano l'uno di fronte all'altra: in realtà Clarice e il dottor Lecter hanno solo quattro scene insieme, ma nei loro primissimi piani e nei loro dialoghi sta tutta la profondità di un confronto primordiale, che ci invita ad entrare nella loro mente, e soprattutto in quella del geniale psicopatico, così come John Douglas, il celebre profiler all'epoca ancora in attività, consulente del film e ispirazione per il personaggio di Jack Crawford, ha imparato a fare dal suo mentore Robert Ressler. Demme scava nell'anima dei personaggi e ci mostra per la prima volta al cinema con un realismo tutt'ora impressionante (la scena dell'estrazione della pupa dalla gola della vittima resta insuperata) gli effetti della violenza. Il film, grazie anche alla scrittura di Ted Tally, migliora – specialmente nel finale beffardo – la storia raccontata del libro e fa spettacolo senza mai banalizzare l'argomento. È vero che Demme ha avuto tutti gli ingredienti migliori a disposizione, ma ha anche saputo sceglierli e cucinarli da grande chef. Il dottor Lecter sarebbe orgoglioso di lui.

I protagonisti: Anthony Hopkins

Anthony Hopkins giunge al ruolo protagonista nel Silenzio degli Innocenti  a 53 anni, quando ne ha già una trentina di carriera a teatro, al cinema e in televisione: da Shakespeare a Tolstoj sul palcoscenico, con titoli come Audrey Rose, Magic, Elephant Man, Il Bounty e 84 Charing Cross Road al cinema, dove non ha ancora trovato il ruolo capace di aprirgli una carriera da star nel panorama internazionale. Il Silenzio degli Innocenti è la dimostrazione piena del suo talento, fino ad allora trattenuto in ruoli da caratterista o comunque senza la possibilità di esprimerne tutta la forza e la potenza. Come Hannibal Lecter, a cui presta un po' di un suo docente in accademia e un pizzico di un amico che metteva la gente a disagio perché non batteva mai le ciglia se non di proposito, come un rettile, Hopkins padroneggia la scena e domina il film anche in assenza: su quasi due ore di durata compare infatti solo per 24 minuti e 52 secondi. Conosce il personaggio, lo fa suo, gli dà un fascino, una ferocia e un'imprevedibilità spiazzanti, ce lo rende perfino simpatico (suscitando per questo anche critiche e accuse di immoralità sia pure in un'era fortunatamente non ancora politically-correct). La gestualità, gli sguardi, la voce (in Italia l'ottimo doppiaggio fu di Dario Penne) dipingono il Male allo stato puro: Hannibal è una tigre pronta a balzarti addosso, nessuno è mai al sicuro con lui, ma è anche un profondo conoscitore della psiche umana, essendo psichiatra, ed è quindi un manipolatore all'ennesima potenza. La perfezione della sua performance trova in Demme un direttore d'orchestra ideale: non a caso nei suoi ritorni al personaggio la gigioneria prevarrà spesso, purtroppo, sull'interpretazione e il Lecter invecchiato e feroce non ci farà mai più altrettanta paura.

I protagonisti: Jodie Foster

Scelta dopo la rinuncia di Michelle Pfeiffer, che trovava immorale il finale con Lecter impunito pronto a mangiarsi un vecchio amico per cena alle Bahamas, Jodie Foster deve convincere Demme, che sulla carta non la trova adatta. Ma già dal primo incontro, fin da quando se la vede venire incontro decisa e col suo modo particolare di camminare, il regista vede in lei qualcosa del carattere forte di Clarice e capisce di avere di fronte l'attrice giusta. Al Silenzio degli innocenti Jodie Foster arriva nemmeno trentenne, ma già forte di una lunga carriera: recita fin da bambina, è un volto popolare della tv ed ha all'attivo la serie Paper Moon e, al cinema, Alice non abita più qui e soprattutto Taxi Driver di Martin Scorsese. Ha già vinto anche un Oscar, per Sotto accusa, due anni prima, tanto che Hopkins confessa oggi di esserne stato un po' intimidito. Ma si rivela una partner ideale, perfetta nel dare corpo e motivazioni alla Clarice orfana e abbandonata che vuole solo sentire il silenzio degli agnelli e rendere giustizia alle vittime innocenti. Anche se la premessa del film, a cui l'FBI collabora attivamente prestandogli uffici e consulenza, è, come sottolinea Douglas, assurda (nessun superiore affiderebbe mai a una novellina un incarico del genere) tutto il resto è credibile proprio grazie a lei, donna bambina che cerca di superare la sua fragilità imponendosi in un mondo di incalliti maschilisti, con la parziale eccezione del suo mentore Jack Crawford, che comunque si serve di lei.

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I protagonisti: Ted Levine

Jame Gumb, ovvero Buffalo Bill, lo scuoiatore di ragazze, è Ted Levine, perfetto nel personaggio del serial killer ispirato a modelli reali: Ed Gein, che si faceva i paralumi in pelle umana, più volte citato dal cinema horror, Ted Bundy, che fingeva di essere infortunato per catturare le sue vittime, Gary Heidnik, che teneva le sue prede in un pozzo in cantina, e Edmund Kemper, il gigantesco matricida e killer di liceali che avete visto in Mindhunter. L'attore ottiene la parte dopo un provino eccellente, che oggi definisce perfino migliore della sua performance nel film. Si vede che ha “fatto i compiti”, documentandosi sul suo soggetto, soprattutto dal modo in cui tratta la sua futura vittima, riferendosi a lei col pronome impersonale e una totale indifferenza alla sua realtà di essere umano, riducendola a oggetto strumentale per i propri fini. Uno dei momenti indimenticabili del film è la scena in cui truccato si guarda allo specchio e si dice che si scoperebbe da solo, prima di lanciarsi nudo in una ipnotica danza che, coreografata dapprima su Her Strut di Bob Seger, venne cambiata quando Demme scelse di utilizzare invece Goodbye Horses di Q Lazzarus. Inizialmente a disagio con la scena, l'attore racconta che riuscì a superare l'imbarazzo bevendo un paio di tequila. Qualunque sia stato il suo metodo, ha funzionato perfettamente. Dopo Il silenzio degli innocenti, Levine ha continuato a lavorare moltissimo, anche se prevalentemente in serie tv.

Gli amici attori che compaiono nel film

Il ruolo forse più debole tra quelli nel film ci è sempre parso quello di Scott Glenn, che interpreta Jack Crawford, personaggio esplicitamente modellato su John Douglas. Non perché non sia bravo, ma perché al posto suo potrebbe esserci qualunque altro attore. Forse non emana il carisma che il personaggio avrebbe dovuto avere, o forse Jodie Foster è così brava che finisce per metterlo in ombra. C'è un motivo particolare per cui l'attore è nel film: lui e Demme si conoscono da vent'anni e hanno iniziato insieme la carriera: nel 1971 Glenn è stato il protagonista del biker movie scritto e prodotto dal regista, Gli angeli pestano duro. Nel cast ci sono anche gli altri amici di Demme, a cominciare dal suo mentore Roger Corman che vediamo al telefono nel ruolo del capo dell'FBI. Charles Napier, che è Boyle, l'agente massacrato da Lecter e appeso alla cella a mo' di angelo, proviene anche lui dalla factory cormaniana e Demme se lo porta sempre dietro come attore feticcio, in modo analogo a quello che Joe Dante ha fatto con Dick Miller e David Lynch con Jack Nance. Diretto da lui Napier ha interpretato Handle With Care nel 1977 e i successivi Il segno degli Hannah, Tempo di swing, Qualcosa di travolgente e Una vedova allegra... ma non troppo. Nel ruolo del capo della SWAT c'è poi Chris Isaak, che aveva debuttato come attore con Demme con una particina in Una vedova allegra... ma non troppo. E poi, essendo il film girato a Pittsburgh, c'è un bel cammeo del papà degli zombi, il nostro amato George A. Romero, che accompagna con altri due uomini della security l'odioso dottor Chilton - il bravissimo Anthony Heald, che riprenderà il ruolo anche in Red Dragon, secondo e più fedele adattamento del primo libro – quando Clarice cerca di farsi dire da Lecter chi è Buffalo Bill, prima della sua fuga. Riconoscere Romero è facile: ha la barba, è il più alto di tutti e ha in mano un voluminoso walkie talkie. La scelta di circondarsi da persone che ama e stima è indicativa dell'umanità di Jonathan Demme, un regista che non si è mai lasciato fagocitare da Hollywood e ha sempre mantenuto una sua indipendenza.

Il Silenzio degli innocenti: immagini e oggetti cult

Tralasciamo i quasi sempre peggiori sequel, letterari, televisivi (con la parziale eccezione di Hannibal) e cinematografici, gli spinoff, le parodie (Il silenzio dei prosciutti, anyone?), le serie tv e i prequel a cui Il silenzio degli innocenti ha dato origine, una progenia oscura e motivata dalla ricerca del profitto, che ha finito per annacquare l'ispirazione originale al punto che Thomas Harris si è fatto tentare perfino da una origin story che ha di fatto sminuito - come lo sfruttamento estremo che ne è stato fatto - la potenza di Hannibal Lecter, spiegando il trauma all'origine della sua trasformazione. Al momento in cui scriviamo sta per arrivare anche la serie Clarice con Rebecca Breeds. Per noi Clarice Starling sarà sempre e solo Jody Foster e mai attrice fu più sbagliata per il ruolo di Julianne Moore. Al Silenzio degli Innocenti, come fu per il filone demoniaco involontariamente scatenato da L'Esorcista, è toccato in sorte di aprire la porta a una serial killer mania che ha invaso gli anni Novanta con veri e propri copycat in molti casi ridicoli e quasi sempre superficiali. Se Demme ha saputo scavare in profondità, gli altri sono rimasti in superficie, come spesso accade a chi cerca di riproporre pedissequamente una formula. Ma - oltre alla sua perfezione formale e di contenuto - Il Silenzio degli Innocenti giustamente si ricorda anche per le immagini e gli oggetti iconici, le battute, quel particolare rumore che Lecter fa con la bocca, inventato da Hopkins al momento e che sembra desse sui nervi allo stesso Demme, quel quid pro quo (scambiato, giuro, da qualche critico dell'epoca per un qui pro quo) con cui il cannibale chiede a Clarice una rivelazione su di sé in cambio di un'informazione e per i mille piccoli dettagli che rivedendo il film si apprezzano ancora di più. Gli oggetti più iconici in assoluto sono sicuramente le maschere/museruole che impediscono ad Hannibal di mordere, quella che gli schiaccia il naso e soprattutto quella di cuoio con gli spunzoni di metallo mentre sta sulla barella verticale, che rendono il suo gelido sguardo azzurro ancora più terrificante (ancora più tale grazia alla splendida fotografia di Tak Fujimoto). In chiusura di questa celebrazione, dunque non potevamo che lasciarvi con l'apertura della serata degli Oscar 1992 quando il presentatore, l'ineguagliabile Billy Crystal, entrò in scena così, coinvolgendo anche Anthony Hopkins in un momento rimasto nella storia degli Academy Awards!

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