Il passato è una terra straniera - interviste al regista e al cast

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Il passato è una terra straniera - interviste al regista e al cast

Il passato è una terra straniera - interviste

Una delle scommesse della Fandango di Domenico Procacci per questo Festival di Roma è il nuovo film di Daniele Vicari Il passato è una terra straniera, ispirato all’omonimo romanzo di Gianrico Carofiglio e presentato nella sezione Cinema 2008.A interpretare Giorgio e Michele, i due protagonisti di questa cronaca di una discesa agli Inferi, il regista ha chiamato Elio Germano e Michele Riondino.

“La prima volta che ho incontrato Elio” – ha detto Michele Riondino – “è stato qualche anno fa a Roma, all’Isola Tiberina. Mi stavo già preparando per il film e Daniele mi aveva detto: voglio che tu ed Elio diventiate amici. Ero un po’ imbarazzato …”. “Ci siamo trovati molto bene” – ha continuato Elio Germano. “In comune abbiamo un grande amore per il nostro mestiere. Anche la nostra formazione è simile”. “Per me è molto importante avere un collega a cui potermi aggrappare” – ha detto Riondino – perché ti dà la possibilità essere in bilico. Quando sono in bilico, ma ho comunque un altro attore a cui appoggiarmi, allora mi sporgo di più, mi metto in gioco.”

Ne Il passato è una terra straniera, Michele Riondino è Francesco, un ragazzo di bassa estrazione sociale che si è arricchito barando al gioco d’azzardo. Interpretandolo, l’attore non ha puntato sul fascino del “lato oscuro”, sull’irresistibile appeal del crimine che rende seducenti, per esempio, i personaggi di alcuni thriller americani. “Francesco non deve essere bello, deve poter attrarre le persone solo per ingannarle. La sua prima preoccupazione è il potere, il denaro”. Elio Germano, che dà vita a un bravo studente universitario inghiottito dal gorgo del peccato, non difende il suo personaggio. “Francesco e Giorgio si confondono l’uno nell’altro, a un certo punto è difficile distinguerli. Ognuno prende i difetti peggiori dell’altro e non si può escludere che siano semplicemente due aspetti della stessa persona”.

Daniele Vicari considera Il passato una terra straniera l’ideale continuazione del suo cammino di regista cinematografico. “Nei miei film ci sono elementi che tornano: l’amicizia virile , la pericolosità e i conflitti che possono scaturirne, la duplicità degli esseri umani: tutte cose che mi affascinano e che ho trovato nel romanzo di Gianrico Carofiglio”. Carofiglio ha contribuito alla sceneggiatura del film, anche se la storia è cambiata molto rispetto al romanzo. Parlando della collaborazione con lo scrittore, Vicari ha detto: “E’ stato un affidarsi reciproco, ma la visione del mondo rappresentata è la mia”.
Il passato è una terra straniera è ambientato a Bari, una città che al cinema, soprattutto nelle commedie, è soprattutto un ricettacolo di malavitosi, spesso e volentieri raccontati in maniera caricaturale. Quest’abitudine non piace al regista: “Il pauperismo del cinema italiano nei confronti del sud è un po’ un limite, un peso. Ogni volta che si ambienta un film al Sud, si mette in luce la povertà. Invece, anche al sud c’è gente ricchissima”. Secondo il regista, a Bari povertà e ricchezza convivono, e lo si vede camminando per Via Dante, strada commerciale piena di prestigiosi negozi. Man mano che la si percorre, le case diventano sempre più misere, fino ad arrivare al tribunale, dove comincia la zona più povera della città. Sono luoghi che i due personaggi principali del film attraversano, passando da gigantesche case alto-borgesi a fumose bettole.
Fra i personaggi secondari de Il passato è una terra straniera, c’è una cameriera di nome Antonia che ha il volto di Valentina Lodovini, che ricordiamo al Festival di Roma, lo scorso anno, nel cast de La giusta distanza di Carlo Mazzacurati. L’attrice è convinta che, come Giorgio, tutti abbiano un lato oscuro. “Non è solo il male, la violenza. Semplicemente, ognuno di noi è attratto da ciò che non conosce. Io mi auguro che tutti cedano al proprio lato oscuro. C’è chi non si lascia andare, e non sempre è un bene”. Di Daniele Vicari, la Lodovini ha amato l’importanza che dà ad ogni ruolo, anche il meno significativo, e la sua raffinatezza e sensibilità. “Daniele è un regista che ti plasma” – ha concluso. “Non so come faccia, ma ci riesce, e l’attore dà il massimo”.


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