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Il mondo del doppiaggio tra AI e news fuorvianti: l'Associazione Doppiatori ci spiega come stanno le cose realmente

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Per uscire dal vortice di inaccuratezza delle recenti notizie, lasciamo che siano proprio loro, gli attori e doppiatori italiani, a illuminarci la strada.

Il mondo del doppiaggio tra AI e news fuorvianti: l'Associazione Doppiatori ci spiega come stanno le cose realmente

"Sin dal primo tratto forgiato da una mano sulla parete di una caverna, la prima nota musicale, il primo documento scritto, gli esseri umani hanno sentito la necessità di esprimere la propria intelligenza artistica. L’atto creativo fa parte della natura umana e porta con sé immaginazione e visione del futuro anche grazie alla voce umana. L’uso indiscriminato e non regolamentato dell’Intelligenza Artificiale (AI) rischia di far sparire un patrimonio di fantasia e meraviglia, che nessuna macchina può generare". Queste sono le prime parole della versione italiana di un documento redatto dall'UVA, United Voice Artist, il gruppo che ha preso forma recentemente riunendo le associazioni di attori/doppiatori dei seguenti territori: Italia, Francia, Germania, Austria, Spagna, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Svizzera, Belgio, Turchia, America Latina, Canada e Stati Uniti.

Questo significativo sforzo di tante associazioni, tanto distanti geograficamente quanto unite negli intenti, nasce per tirare la giacca all'Unione Europea affinché smetta di ignorare l'elefante nella stanza. L'Intelligenza Artificiale sta anticipando il futuro con velocità sostenuta. Le implicazioni di questo avanzamento tecnologico sono trasversali, ma è nel campo artistico sembra essere inziata un'erosione di diritti e dignità, tra arte visiva, letteraria fino a quella vocale. Le associazioni di categoria ANAD (Attori/Doppiatori) e ADAP (Attori/Doppiatori Pubblicitari) lottano per tutelare i Professionisti della Voce, una missione che ultimamente è cresciuta di intensità su diversi fronti.

Le tre settimane di sciopero a cavallo tra febbraio e marzo scorsi, sono state una forte e severa protesta per le condizioni contrattuali, arrugginite e obsolete, fuori tempo e fuori luogo rispetto al nuovo scenario del mondo dell'entertainment. L'intero settore è in stato di agitazione anche per mancanza di tutela nella cessione dei diritti della voce di un artista, con il rischio che il suo personale timbro venga clonato e riprodotto artificialmente. È solo di pochi giorni fa la notizia della voice actor di Dublino Ramie Michelle Clarke che ha denunciato proprio il furto della sua voce da parte di un software che ne ha replicato suono e intonazioni, per vendere speakeraggi personalizzati a pochi dollari.

Anche per le poco precise e fuorvianti informazioni che sono state pubblicate su alcune testate nazionali, facciamo chiarezza su questa situazione andando all'unica fonte autorevole, l'Associazione Nazionale Attori e Doppiatori. A rispondere sono Daniele Giuliani (Presidente ANAD, direttore del doppiaggio, voce di Kit Harrington), Georgia Lepore (Vice Presidente ANAD, attrice e direttrice del doppiaggio, voce di Cameron Diaz), Laura Romano (attrice e doppiatrice, voce di Viola Davis e Mariska Hargitay) e David Chevalier (doppiatore, voce di Tom Hiddleston).

Da quanto tempo è reale il pericolo dell'Intelligenza Artificiale per il doppiaggio?

Georgia Lepore: Siamo stati tra i primi a capire che poteva essere un reale pericolo quando un paio di anni fa due colleghe, una di Roma e una di Milano, che avevano prestato la voce per due prodotti di due clienti decisamente importanti, hanno ritrovato la loro voce, evidentemente "rubata" e campionata su dispositivi elettronici, prodotti di altri clienti e addirittura un sito porno. È stato il primo grande campanello d'allarme, capire con quale facilità la voce di chiunque, non solo quella dei professionisti del doppiaggio, può essere rubata e usata a sua insaputa.

David Chevalier: Concretamente è reale da qualche anno, da quando qualcuno ha pensato di applicare la tecnologia del machine learning anche al doppiaggio. Visti alcuni vuoti normativi ancora da definire e la confusione generale causata dall’ignoranza di molti in materia di diritto d'autore, quella del doppiaggio è una situazione che si è andata ad aggiungere a quelle degli autori di opere dell’ingegno di ogni settore, come illustratori, scrittori, musicisti, ecc. L'informazione riguardo alla disponibilità di una tecnologia viaggia sicuramente più veloce rispetto all'informazione sulle norme che ne regolano l'utilizzo. La gente vuole tutto, subito e gratis, nessuno ha voglia leggere le istruzioni per l'uso. Soprattutto se di fronte a una violazione non succede niente. Io stesso sono stato vittima di furto della voce da parte di un sito americano utilizzato. La mia voce, presa da questo sito senza alcuna richiesta o autorizzazione da parte mia, è stata utilizzata da alcuni TikToker per fare dei video meme nei quali mi fanno dire quello che vogliono a mia insaputa.

Quali sono gli elementi di questa vicenda che stampa e testate online trattano con superficialità producendo di fatto informazioni errate?

Georgia Lepore: Non chiedono a noi. Invece di fare titoli sensazionali che acchiappano like ma poi dicono inesattezze dando voce a persone che millantano di fare questo mestiere, basterebbe chiedere a noi, professionisti del doppiaggio, come stanno realmente le cose. Lavoriamo tutti i giorni in sala, alcuni di noi da quando erano bambini. Stiamo lavorando al rinnovo del nostro CCNL, stiamo collaborando con 24 associazioni di attori/doppiatori nel mondo per affrontare il comune grande problema dell’IA con i governi dei rispettivi paesi e con il Parlamento Europeo; insomma siamo sul campo, ogni giorno. Nessuno meglio di noi può sapere qual è la situazione attuale, non abbiamo bisogno di presunti portavoce.

Daniele Giuliani: Il problema della diffusione e degli articoli della stampa è che per loro è un gioco. Un divertimento. Un reel di IG da guardare mentre stanno in bagno. Qui si parla di un decorso sociale preoccupante. Una deviazione.

Nell'arco di pochi anni, le voci sintetiche sono arrivate ad essere quasi indistinguibili da quelle umane, a un orecchio disattento. Mancano naturalezza, spontaneità e calore. Pensate che un giorno saranno colmate anche quelle artificialmente?

Laura Romano: Non credo. Per quanto aderenti non potranno mai ricreare le emozioni. L'errore, la sporcatura, il respiro, una rottura della voce sono solo alcuni degli elementi insostituibili. Come per gli strumenti musicali: il suono del polpastrello che scivola sulla corda della chitarra è nel corpo dell'interpretazione, l'aria che passa attraverso la nostra trachea accompagna le nostre parole, le rende vive. Una macchina non sarà mai perfetta quanto un essere umano, non sarà mai unica.

Georgia Lepore: Personalmentre non credo che una macchina, per quanto sofisticata potrà mai arrivare ad avere la creatività, il sentimento, l’ispirazione, l’anima di un essere umano. Per quanto simile sarà sempre e soltanto la "copia" di un sentimento, che in quanto artefatto non susciterà mai l’empatia.

Daniele Giuliani: La tecnologia va veloce come il vento. Forse di più. Al momento non c’è algoritmo in grado di replicare le emozioni di Massimiliano Manfredi o Alessia Amendola o nessun altro collega. Di certo noi dobbiamo lavorare sulla nostra unicità. Se questo lavoro tenderà a una recitazione omologata, allora faremo un favore alle Intelligenze Artificiali. Ognuno di noi è diverso. Ognuno di noi deve avere il coraggio di non rendersi simile agli altri. Di non copiare. Di esprimere le proprio uniche qualità. Qualunque esse siano.

David Chevalier: Più precipita la qualità del doppiaggio (e sta precipitando perché ci viene imposta una produttività maggiore di 10 volte rispetto a 25 anni fa), meno sarà possibile restituire l'unicità di un emozione frutto di un lavoro artigianale di qualità che ha reso per decenni questo settore un’eccellenza italiana.

Facciamo chiarezza: cosa è stato scritto su giornali e siti web nei giorni scorsi che non corrisponde al vero?

Laura Romano: A proposito di qualcuno che si spaccia per professionista e dice che ANAD ha indetto lo sciopero? ANAD è un'associazione di categoria,non un sindacato, sono le organizzazioni sindacali che indicono uno sciopero, ma questo i giornalisti dovrebbero saperlo o per lo meno informarsi da fonti ufficiali come l'ANAD stessa, per esempio, invece di dare spazio a chi cerca solo visibilità.

Georgia Lepore: È stato scritto che la trattativa per il rinnovo del CCNL con Anica è ferma. Falso. Da quando abbiamo sospeso lo sciopero il 15 marzo la trattativa non si è mai fermata. È stato scritto che è stata l’ANAD a indire lo sciopero. Falso. Lo sciopero possono indirlo solo i Sindacati. ANAD e l’intera categoria dei colleghi, compresi i non iscritti all’associazione, hanno aderito allo sciopero. Si sente dire poi che uno dei motivi dello sciopero è l’impiego dei talent nelle lavorazioni Disney. Falso. Abbiamo scioperato perché il nostro contratto era fermo a 15 anni fa e per portare l’attenzione sulla necessità urgente di modificare le cessioni diritti (che firmiamo quando prestiamo la nostra voce a un prodotto) per tutelarci dal pericolo del machine-learning (il processo che “nutre" l’IA).

Cosa deve accadere affinché un attore/doppiatore abbia garantita la tutela della propria voce, che altri non è se non il proprio patrimonio artistico?

Daniele Giuliani: Sicuramente deve esserci un percorso virtuoso delle istituzioni politiche. Un percorso che porti a una normativa chiara, lineare e che favorisca il lavoro umano. L'arte è il patrimonio che lasciamo alle future generazioni. Facciamo in modo che a lasciarglielo non siano algoritmi vari. E il pubblico anche gioca un ruolo fondamentale. Se il target di riferimento dei prodotti artistici virerà su una linea "fake", allora si ritroverà nel giro di pochi anni a vedere un concerto dove sul palco ci sarà un computer non più Damiano dei Maneskin o Vasco Rossi.

Georgia Lepore: Ci vuole una regolamentazione seria dell’uso dell’IA. Ci vuole un aggiornamento delle cessioni diritti. Ci vuole la possibilità che la nostra voce, che è di fatto un dato biometrico come da GDPR, venga certificata come tale.

Avete ripreso a lavorare ma è ancora in corso lo stato di agitazione...

David Chevalier: Lo sciopero è certamente servito a stimolare un atteggiamento più serio e collaborativo nella controparte. Le trattative sono tuttora in corso ma lo stato di agitazione permane perché le prospettive, per quanto buone, non si sono ancora tradotte in accordi firmati.

Daniele Giuliani: Lo stato di agitazione è in corso perché la strada che porterà al rinnovo è ricca di insidie e di tempi morti. Non vogliamo passare un altro anno ad aspettare. Pretendiamo dalla nostra controparte presenza assidua al tavolo e una calendarizzazione di incontri volta a firmare questo contratto nel più breve tempo possibile. Da questo punto di vista lo stato di agitazione è una manovra chiara, che ha lo scopo di ricordare a tutti che se dovessimo vedere contrattazioni al rilento, ci fermeremo nuovamente.

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