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Il Festival di Venezia esclude un’edizione in digitale

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Proseguono come al solito i preparativi per la prossima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, a rischio per il coronavirus.

Il Festival di Venezia esclude un’edizione in digitale

In quel di Venezia i preparativi per la prossima edizione del Festival sono in corso, al solito, come se fosse un anno come gli altri. Non che il direttore Alberto Barbera non si renda perfettamente conto di come ci siano molti punti di domanda per lo svolgimento regolare di questa edizione. Nei giorni scorsi Cannes ha ormai deciso di effettuare un mercato per via digitale, mentre il Festival vero e proprio è per ora rinviato, con molto ottimismo, a fine giugno, prima metà di luglio, ma con molte probabilità di essere cancellato o addirittura spostato ulteriormente in avanti, andando però così a ridosso delle date dei festival di fine estate come Toronto e la stessa Venezia. In Canada, dove si dovrebbe partire il 10 settembre, si lavora sia a un’edizione sul posto che a una in digitale. Ma Venezia?

Il Festival di Venezia non può essere sostituita da un evento online”, secondo quanto dichiarato da un portavoce a Variety. “C’è ovviamente la possibilità di usare la tecnologia per alcune iniziative, ma al momento è troppo presto per decidere”. Parole che arrivano dopo che Barbera aveva rilasciato alcune dichiarazioni all’ANSA, subito dopo la decisione di Toronto di valutare la prospettiva solo digitale. 

Toronto è un tipo differente di festival, non comparabile con Cannes o Venezia”, ha detto il direttore artistico all’ANSA, “noi stiamo lavorando esattamente come negli anni scorsi. Mancano ancora due mesi e davanti ci sono tre scenari possibili: quello più pessimistico con la pandemia ancora attiva che ci costringe a prendere un bell'anno sabbatico e mettere questa edizione 2020 tra parentesi. C'è poi lo scenario più ottimista, la pandemia si arresta e tutto torna come prima e, infine, quello intermedio che prevede dei vincoli che ora non possiamo prevedere e con i quali ci dovremo confrontare. Insomma entrambe sono variabili non da poco che richiederanno decisioni condivise, ma di fronte a dati certi. E questo prima di fine maggio". 

E affrontando la questione della normale programmazione nelle sale cinematografiche, ha aggiunto, ”Non è detto che per le sale vada così male se si torna però a una cosiddetta normalità e si supera la diffidenza e la paura della gente sempre più abituata a vedere film in streaming. Ma potrebbe anche tornare la voglia della gente di condividere gli eventi in prima persona nonostante l'accelerazione del mercato sempre più diviso tra distribuzione in sala e streaming. La storia ci insegna che dopo periodi tragici, cataclismi mondiali, si sviluppano molte inaspettate energie". 

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