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Il delitto Mattarella: La verità di Aurelio Grimaldi

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Anni di ricerca e documentazione hanno portato il regista Aurelio Grimaldi a trovare, ne Il delitto Mattarella, la sua soluzione a uno degli omicidi senza colpevole della storia politica italiana.

Il delitto Mattarella: La verità di Aurelio Grimaldi

Era figlio d’arte, Piersanti Mattarella. Il padre Bernando era stato un politico della Democrazia Cristiana, più volte ministro, per cui non è sorpendente che la formazione del suo secondogenito l’abbia portato a studiare in una scuola religiosa a Roma, dedicandosi poi alla formazione nell’Azione cattolica, porta d’ingresso per la DC, avvicinandosi presto alla corrente politica del riformatore Aldo Moro. Il destino tragico ha voluto che proprio un anno e mezzo dopo l’uccisione del suo leader di riferimento, Mattarella fu a sua volta ucciso, mettendo un freno alla sua opera di riforma interna alla DC locale e al suo impegno come Presidente della Regione Sicilia per porre fine alla corruzione e ai rapporti incestuosi fra politica e malaffare, con lo zampino della malavita organizzata.

La mattina del 6 gennaio 1980 usciva di casa con la sua Fiat 132 insieme alla moglie, ai due figli e alla suocera per andare a messa, come ogni giorno festivo senza i suoi agenti della scorta, visto che Mattarella li voleva a casa con i propri cari. Un sicario a viso scoperto si avvicinò e sparò a freddo molti colpi di pistola, concedendosi anche una terribile pausa, uno scambio di sguardi con la moglie, e ulteriori colpi contro il politico, dopo aver fatto un passo ancora in avanti verso la macchina.

Una sequenza, fra le tante, che Aurelio Grimaldi ha ricostruito con attenzione certosina ne Il delitto Mattarella, con l’animo appassionato alla storia d’Italia e alle sue storture, ma anche con l’applicazione del maestro elementare, prima professione per questo autore siciliano che ha da sempre molto a cuore la sua indipendenza. Nato a Modica, si fece conoscere per la sceneggiatura di Mery per sempre, poi diretto da Marco Risi nel 1988. Quattro anni dopo la sua prima regia, La discesa di Aclà a Floristella, presentato in concorso a Venezia. Poi l’anno successivo La ribelle, con Penelope Cruz, va a Locarno, mentre Le buttane, tratto da un suo romanzo, partecipa al Festival di Cannes 1994. Amiratore di Pasolini, gli ha dedicato tre film: Nerolio, Un mondo d’amore e Rosa Funzeca.

Anni di preparazione, si diceva, per farsi un'idea sui mandanti e sull’esecutore del delitto Mattarella, ormai dimenticato da molti e dall’opinione pubblica, l’evento che portò il fratello minore Sergio, professore universitario di diritto, a entrare in politica (anche) per portare avanti gli ideali del fratello, fino all’elezione come 12° Presidente della Repubblica nel febbraio 2015. Grimaldi ritiene Piersanti Mattarella “una figura centrale della nostra storia” caduto ignobilmente nell’oblio. I giovani di oggi non sanno chi sia, al massimo intuiscono un legame col Presidente. Nessuna fiction o film è stato mai realizzato sulla sua morte, per cui il regista ha voluto mettersi al lavoro in prima persona a ricostruire, a partire dai fatti processuali, i retroscena del periodo e della sua uccisione.

Non mancano i nomi e i cognomi, ne Il delitto Mattarella. Da Pio La Torre, il leader comunista con cui voleva riproporre il compromesso storico di Aldo Moro, a Michele Sindona, da Rosario Spatola a Giovanni Falcone, da Giulio Andreotti a Salvo Lima, Vito Ciancimino e Rosario Nicoletti. I primi colpevoli additati furono i brigatisti, ma presto parve evidente come fosse un caso particolare, la comunione d’intenti di organizzazioni e centri di potere molto diversi uno dall’altro, come sostiene Grimaldi nel film, che identifica l’esecutore nell’eversore di destra Fioravanti, mostrandocelo per una volta senza farne il nome, ricordando come la moglie di Mattarella lo riconobbe subito e in ogni situazione processuale, senza essere creduta, o quantomeno considerata.

Nel film viene mostrato come Mattarella sia sempre più isolato dal sistema di potere democristiano locale, fatto di appalti truccati e in combutta con la mafia, ma anche nazionale, con i viaggi in Sicilia di Giulio Andreotti per esigenze di coordinamento della sua corrente, molto popolare nell’isola, ma anche a conoscenza di molti segreti e della stessa sorte di Mattarella. A proposito di fatti di sangue, viene mostrato un atro assassinio brutale, proprio quello di Pio La Torre, stimato e coinvolto dal presidente siciliano.

La tesi di Grimaldi è chiara eppure composita, come le tante fazioni e organizzazioni interessate a non portare avanti le riforme. Un accordo malato fra capi politici locali, mafiosi, estremisti di destra alleati con la Banda della Magliana, spie di Gladio, l’organizzazione paramilitare anticomunista portata avanti dalla CIA in ItaliaUna storia troppo presto dimenticata e rimasta senza soluzione né colpevole, che Il delitto Mattarella, grazie al lavoro di Grimaldi, trasforma in cinema fattuale, in una storia di denuncia alla Francesco Rosi che porta avanti l’impegno civile e lo sdegno di chi ha visto cadere nell’oblio l’ennesimo assassinio di un uomo perbene.

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