Il cocktail delle nomination Oscar 2017: metà politica, metà cinema (rigorosamente mainstream)

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Il cocktail delle nomination Oscar 2017: metà politica, metà cinema (rigorosamente mainstream)

Saranno stati i due anni di polemica con l'hashtag #OscarsSoWhite, sarà stata la reazione di Hollywood e del mondo della cultura all'elezione e alle prime mosse da presidente di Donald J. Trump, ma le nomination di questi Oscar 2017 sono, effettivamente, tutti nel segno della diversità.
E non c'entrano solo le 8 candidature di Moonlight, il film di un regista nero che racconta la storia di un ragazzino nero che scopre la sua omosessualità, che ha mamma tossica, l'amico spacciatore e che finisce a vendere droga anche lui.
C'entrano, anche le 6 candidature di Lion (tra cui quella al suo protagonista indiano, Dev Patel), le 4 di Barriere (anche se a Washington, nominato come attore, non è arrivata la candidatura per la regia, andanata invece a Jenkins), le 3 del Diritto di contare; e perfino quella, singola, andata alla Ruth Negga di Loving come migliore attrice protagonista.

Su quattro documentari che corrono all'Oscar 2017, poi, quattro sono diretti da neri: 13th, Life Animated, O.J.: Made in America, I Am Not Your Negro.
Il quinto, lo sappiamo bene, è il nostro Fuocoammare: che comunque, a ben vedere, qualcosa su diversità e accoglienza l'ha da dire eccome.

Quanto c'entra, insomma, la politica in queste nomination?
Tanto, inutile nascondersi dietro un dito. C'entra anche nell'ennesima nomination a Meryl Streep, che pare davvero uno sberleffo a quel Trump che, all'indomani del discorso dell'attrice ai Golden Globe, nel quale lo fustigava senza mai nominarlo, l'ha definita "sopravvalutata". Un oltraggio che a Hollywood non ti fanno mica passare liscio.
In quota discorso cinema (rigoramente mainstream, sia chiaro), invece, i bottini di film che, piacciano più o meno, hanno meno a che fare con i discorsi legati a diritti e diversità: La La Land (dove, nelle sue 14 nomination, finisce la sua forza e dove comincia la debolezza del cinema contemporaneo?) Arrival, Manchester by the Sea, ma anche Jackie, con La battaglia di Hacksaw Ridge a fare da tramite (si parla pur sempre d'obiezione di coscienza) e forse pure Hell or High Water. Puro cinema è il Michael Shannon nominato per Animali notturni: altro che Aaron Taylor-Johnson.

Per il resto, non c'è molto da dire: grandi sorprese l'Academy non le ha regalate, se non forse, in negativo, l'assenza di Elle come miglior film straniero (ma c'à la divina Huppert)o quella di Annette Bening come miglior attrice per il 20th Century Girl candidato per la sola sceneggiatura ( perché diversità sì, ma troppe donne no, dai); magari, in parte, sorprende anche l'aver snobbato quasi completamente - come l'HFPA - sia Sully di Eastwood che Silence di Scorsese.

Poi possiamo stare qui a discutere per ore su come e quanto gli Oscar siano un vero e affidabile riflesso del cinema che anima il mondo e lo percorre e lo emoziona, quanto siano paludati e prevedibili e quando ignorino le realtà più vitali. Ma è un'attività un po' inutile, un po' come l'avere moti d'indignazione quando il Papa dice cose da Papa e non da attivista in strada col cartello: è l'Academy, mica il nostro circolo di riferimento.



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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